PRIMO WELFARE /
Cosa c'è nel numero 5/2017 di Welfare Oggi
Ecco alcuni degli spunti più interessanti del bimestrale edito da Maggioli
28 novembre 2017

Prossimità, legge 112/2016, servizio sociale, servizi di comunità, aggressività, comunicazione sociale e welfare culturale. Sono tanti i temi affrontati nel numero 05/2017 di Welfare Oggi, bimestrale edito da Maggioli Editore indirizzato a proporre stimoli e riflessioni a quanti a vario titolo operano nel variegato mondo del sociale.


La prossimità e il welfare

Tema principale del fascicolo, uscito a pochi mesi di distanza dalla Seconda Biennale della Prossimità (15-16-17-18 giugno), è proprio la prossimità. In un focus curato da Gianfranco Marocchi con contributi di Sergio Pasquinelli, Laura Bongiovanni, Andrea Canevaro, oltre che di Marocchi. Nel 2015, in occasione della Prima Biennale della Prossimità, Welfare Oggi dedicò un primo focus su questo argomento; due anni dopo la rivista ha deciso di tornare sul tema per approfondire le diverse iniziative sviluppatesi sui territori e analizzare il complesso rapporto tra prossimità, servizi di welfare, amministrazioni pubbliche e sharing economy. Se da un lato le iniziative e le sperimentazioni vanno diffondendosi, dall’altro è opportuno approfondire cosa si intende con prossimità, la correlazione con il welfare collaborativo e le difficoltà a cui possono andare incontro i cittadini innovatori. Marocchi in un primo articolo si sofferma sul rapporto tra prossimità e welfare e in un secondo sulla dicotomia comunità/regolazione, Pasquinelli analizza diverse esperienze dal territorio, mentre Bongiovanni riporta i dati di una indagine promossa dal Comitato Scientifico della Biennale.


Politiche: tra disabilità, servizio sociale e Codice del Terzo Settore

La sezione dedicata alle politiche inizia con l’analisi della legge 112/2016 di Giovanni Merlo (direttore di Ledha e collaboratore di EmpowerNet Fish). L’autore rileva le diverse criticità della norma, in particolar modo riguardo all’uso dei fondi, alla valutazione dei possibili utenti e all’assenza di indicazioni sulle strutture cosiddette “segreganti”, ed esprime proposte per valorizzarla al meglio.

Segue la presentazione di una ricerca di Teresa Bertotti sul dilemma etico degli assistenti sociali stretti tra la propria coscienza professionale e l’accettazione della standardizzazione degli interventi imposta dalla riduzione della spesa pubblica: di fronte alla trasformazione neoliberale e manageriale del welfare – suggerisce l’autrice - è necessario che l’assistente sociale diventi “fautore o co-costruttore” di politiche.

Chiude la sezione un approfondimento di Andrea Bassi sul Codice del Terzo Settore. L’autore, partendo dall’approccio della sociologia relazionale donatiana, analizza i diversi aspetti del nuovo testo normativo, e, in particolare, individua una svolta nella logica promozionale che l’ordinamento introduce nei confronti delle libere iniziative della società civile.


Esperienze: comunità, servizio sociale, alcol, psichiatria

La sezione si apre con un lungo approfondimento sulla gestione dei servizi alla persona in Val di Susa e Val Sangone, descritta in quattro dettagliati articoli, rispettivamente di Anna Abburrà, Liliana Silvestri e Piero Genovese, Mauro Occhi, operatori dei servizi e delle amministrazioni coinvolte. L’approfondimento suggerisce come offrire risposte ai nuovi bisogni dei cittadini in un contesto caratterizzato da una popolazione distribuita sul territorio valorizzando la collaborazione tra servizi sociali e sociosanitari nell’ottica di mobilitare le risorse del territorio.

La sezione continua con il racconto dell’esperienza del Centro di Riferimento Alcologico (CRARL) della Regione Lazio da parte degli operatori Rosaria Ciccarelli, Serena Mancini, Miriana Nanut, Giuseppe Lombardo, Mauro Ceccanti. La struttura si fonda sul modello bio-psico-sociale e lavora prestando grande attenzione al territorio e alle reti. Nel 2005 ad esempio, grazie alla consulenza del CRARL è stato aperto a Roma un Centro Diurno per l’alcolismo basato sui principi del Recovery Model, un approccio all’alcolismo basato sull’empowerment degli utenti.

Conclude la sezione Stefania Scarlatti, che a partire dal proprio lavoro in una Residenza Esecuzione Misure di Sicurezza (REMS), unità di servizio destinata ad accogliere pazienti psichiatrici gravi e socialmente pericolosi, sviluppa il tema del mandato professionale dell’assistente sociale in una struttura sociosanitaria. L’autrice inizia la sua riflessione con le domande postele daun utente e da lì approfondisce il proprio mandato professionale a partire da tre livelli: a) rapporto operatore/utente; b) rapporto operatore/servizio; c) rapporto con gli Enti di indirizzo politico.


Strumenti: aggressività, comunicazione sociale, welfare culturale

Due articoli sull’aggressività nel lavoro di cura aprono la sezione dedicata agli strumenti: il primo studio, a cura di Georges Tabacchi, si focalizza sulle cause dell’aggressività e sulle disfunzioni all’interno dei servizi, il secondo, di Cristina Galavotti e Rosa Manfredi, tocca il tema dell’aggressività dei caregiver nei confronti delle persone anziane.

Giulio Sensi approfondisce invece il fenomeno della misinformation e prova a ipotizzare come impostare la comunicazione sociale per spiegare ai cittadini il senso degli interventi.

Chiude il numero un articolo di Flaviano Zandonai sul welfare culturale in cui, partendo dal progetto di ricerca “cultura e welfare” del Giornale delle Fondazioni, spiega le positive ricadute della disseminazione di produzioni culturali all’interno dei servizi di welfare facendole diventare parte integrante.

 


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