PRIMO WELFARE /
Corte dei Conti: serve un nuovo patto sul welfare
Per i magistrati contabili è necessaria una maggiore compartecipazione dei cittadini alla copertura dei costi. Equa e progressiva, ma necessaria.
26 giugno 2015

Secondo la Corte dei Conti occorre ridurre il perimetro dell'intervento pubblico e la pressione fiscale, il cui livello attuale è "difficilmente tollerabile", ma in questo senso serve una "rigorosa articolazione tariffaria che realizzi il precetto costituzionale della concorrenza alle spese pubbliche in ragione della capacità contributiva". Per risanare i conti pubblici, dunque, è inevitabile ridurre il welfare, facendo pagare ai cittadini i costi di alcuni servizi con tariffe progressive.

Il concetto emerge con chiarezza dalle parole di Enrica Laterza, presidente di Coordinamento delle Sezioni riunite della Corte dei Conti, nella relazione sul Rendiconto generale dello Stato per l’esercizio finanziario 2014 ha inoltre sottolineato come il perimetro dell’intervento pubblico va ripensato a fronte delle difficoltà economiche che sta affrontando il nostro sistema. A confermare questa sensazione, se fosse stato necessario, ci ha quindi pensato il presidente della Corte, Raffaele Squitieri, al termine dell'udienza per il giudizio sul rendiconto dello Stato. "Aumenta la componente principale della spesa, che è quella delle pensioni - ha detto Squitieri -  ma nel contempo si afferma che le entrate tributarie sono troppo elevate e andrebbero ridotte. In tale contesto l'unico modo per cercare di ripianare i conti è quindi intervenire sul welfare: ridurre le prestazioni dei servizi, o comunque di farli pagare, tariffandoli in maniera equa e progressiva". 

Serve dunque un  nuovo Patto con i cittadini per il welfare. Il recupero di efficienza degli apparati pubblici, infatti, non può essere disgiunto da una maggiore partecipazione dei cittadini alla copertura dei costi di alcuni servizi, che richiederà, in primo luogo, una contestuale, rigorosa, articolazione tariffaria, che realizzi il precetto costituzionale (art. 53) della concorrenza alle spese pubbliche in ragione della diversa capacità contributiva. Si impone, in altri termini, una riorganizzazione dei servizi di welfare sulla base di una “riscrittura del patto sociale che lega i cittadini all’azione di governo”.


Corte conti: inevitabile meno welfare, cittadini paghino servizi
Askanews, 25 giugno 2015

Welfare, Corte dei Conti: “Cittadini partecipino di più a copertura dei costi”
Il Fatto Quotidiano, 25 giugno 2015

Corte dei conti: “Serve un nuovo Patto per il Welfare”
Quotidiano Sanità, 25 giugno 2015

 
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