PRIMO WELFARE /
Asili nido, per un bambino su 5 non cè posto. In Basilicata fuori il 67%
Antonella De Gregorio, Corriere della Sera, 4 settembre 2015
04 settembre 2015

La buona notizia arriva da Reggio Calabria, dove è stato riaperto, dopo due anni di inattività, il primo e attualmente unico asilo nido comunale della città, all’interno del Centro direzionale. La struttura, la prima delle tre previste dal Comune, a regime ospiterà 25 bambini, tra i 3 ed i 36 mesi. Una svolta, in una città con 5mila bambini tra zero e tre anni e nessuna struttura a farsene carico dopo la chiusura per inagibilità e mancanza di finanziamenti delle tre esistenti. Che erano comunque insufficienti: coprivano appena lo 0,49% della domanda, a fronte della raccomandazione della Ue che chiede che l’offerta pubblica copra le necessità di almeno il 33% della popolazione infantile. La storia di questa città (dove il tasso di occupazione femminile è il più basso d’Italia: 26,6%) e dei suoi servizi per l’infanzia è diventata un caso, di cui si è occupata Action Aid con la campagna #chiediamoasilo, partita nel gennaio 2014 con il lancio di una petizione e l’avvio di un’azione legale, per chiedere alle istituzioni la riapertura degli asili nido pubblici. Testimonial d’eccezione, l’attore Enrico Bertolino.

Opportunità diverse
Ma non c’è solo Reggio Calabria: altre aree del Paese sono pesantemente carenti: basta dire che l’Italia spende per la cura alla prima dell’infanzia lo 0,2% del Pil, la metà della media dei Paesi Ocse. Secondo gli ultimi dati Istat, essere un bambino in una regione piuttosto che in un’altra significa avere opportunità diverse: se a usufruire del servizio di asilo nido comunale sono poco meno del 12% dei bimbi fra zero e 2 anni, il dato varia però dal 24,8% dell’Emilia Romagna al 2% della Campania. Inoltre, uno su cinque resta in attesa di un posto nel nido comunale, con punte del 67% in Basilicata e del 51% in Valle D’Aosta.

 

Asili nido, per un bambino su 5 non c’è posto. In Basilicata fuori il 67%
Antonella De Gregorio, Corriere della Sera, 4 settembre 2015