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Appunti sul welfare, rinomata eccellenza meneghina
Stefano Arduini, Il Foglio, 20 febbraio 2017
20 febbraio 2017

L’unica certezza è l’incertezza”, così Zygmunt Bauman definiva il mood della società liquida. Una formula che ben si attaglia a un sistema di welfare, quello della Milano post Expo, che fin dai numeri mostra una poliedricità difficile da catalogare. La classifica sulla qualità della vita redatta ogni anno dal Sole 24 Ore posiziona la città della Madonnina al secondo posto assoluto e al secondo anche per quanto riguarda la sottocategoria “Servizi-Ambiente-Welfare”, prima per distacco fra le grandi città con una spesa comunale sociale annuale pro capite di 239 euro (dato Istat).

Questa però è solo una faccia del poliedro. Le cifre dell’ultimo rapporto dell’Osservatorio diocesano sulle povertà presentato dalla Caritas ambrosiana parlano di un aumento del 21 per cento dei senza dimora e di una crescita esponenziale degli italiani che si rivolgono ai centri di ascolto, una quota ormai arrivata al 40 per cento.

Dal 2011 l’assessorato alle politiche sociali è retto da Pierfrancesco Majorino, confermato da Beppe Sala dopo i cinque anni nella giunta Pisapia. In questi giorni è impegnato nella chiusura del bilancio previsionale per il 2017 (i fondi per il sociale saranno 232 milioni: 168,2 milioni comunali a cui si aggiungono 63,7 milioni di provenienza statale vincolati a contrasto delle povertà e immigrazione) e nella preparazione del sesto Forum delle Politiche Sociali, dal 23 febbraio al 2 marzo. Porta la sua firma la modernizzazione dei sistemi di intervento sul welfare non più organizzati sul target verticali (minori, anziani, disabili, stranieri e così via), ma sulla presa in carico complessiva della persona in stato di bisogno.

L’ottica è quella di generare risposte integrate e non più settoriali (una persona che ha perso il lavoro, spesso somma alle difficoltà economiche quelle legate alla tenuta coniugale, alla gestione dei figli, alla possibilità di avere sostenere un affitto o di assicurare una buona assistenza a un genitore non autosufficiente). Una rivoluzione copernicana di grande valore. Che però fatica a tradursi in risultati concreti. Alcuni detrattori di Majorino lo accusano di avere un’impostazione eccessivamente pubblicocentrica, ma forse sino a ora il suo limite più grande è stato un altro: quello di non essere riuscito, malgrado gli sforzi, a cambiare davvero la macchina amministrativa e quella degli operatori pubblici che avrebbero dovuto trasferire al territorio l’input politico. Un esempio? Il nuovo sistema gestionale delle banche dati è di fatto rimasto inutilizzato. Può sembrare un aspetto secondario, ma l’impossibilità di gestire in modo efficiente le fatture, di fatto, è un macigno per l’intero sistema.

 

Appunti sul welfare, rinomata eccellenza meneghina
Stefano Arduini, Il Foglio, 20 febbraio 2017