Da dove partire per cambiare le politiche sociali dell’UE?
A conclusione del Convegno “Promuovere l’innovazione per il progresso sociale: Proposte per le politiche europee”, che ha visto la partecipazione di numerosi ospiti italiani e stranieri che si sono confrontati sul tema dell’innovazione sociale a livello europeo, è stata presentata la prima versione della “Milan Declaration”, documento che identifica alcuni punti chiave che indirizzeranno lo sviluppo delle politiche sociali europee del futuro.
 
Brasile, tra Rousseff e Neves la vera sfida è sul welfare
«Non solo merci ma servizi sociali», è lo slogan dei manifestanti in piazza nei mesi precedenti ai Mondiali di calcio. Ed è questa la sfida per il nuovo governo. I brasiliani, in questi ultimi 15 anni, sono diventati in qualche caso più ricchi, in molti altri meno poveri. Sono quasi 40 milioni i poveri “diventati” classe media. Che ora paradossalmente chiede di più. | Roberto Da Rin, Il Sole 24 Ore, 21 ottobre 2014
 
Legge di Stabilità, le virtù e i difetti nascosti
Nella bozza inviata a Bruxelles, la Legge di Stabilità è presentata come strumento per la crescita: meno pressione fiscale su imprese e famiglie che dovrebbe generare più investimenti, consumi e posti di lavoro. Le cifre confermano che stavolta l’impegno del governo è significativo: 36 miliardi fra entrate ed uscite. Non mancano tuttavia le ombre: dall'aleatorietà di alcune coperture alla scarsa rilevanza dell'annunciata spending review. Sul versante della serietà, dunque, c'è ancora molto da fare: l'impressione è che la strada per arrivare a una piena credibilità, soprattutto a livello europeo, sia ancora lunga.
 
Inps: Bilancio sociale 2013, in aumento spesa welfare integrativo
Nel 2013 la spesa Inps per le prestazioni di welfare integrativo, finanziata con il gettito contributivo e con le somme rimborsate dai beneficiari delle prestazioni creditizie, è stata pari a circa 2 miliardi di euro, con una crescita di circa 146 milioni (+7,5%) rispetto al 2012. E' quanto si legge nel Bilancio sociale 2013 dell'Inps presentato a Roma. | Adkornos, 14 ottobre 2014
 
Reddito d’inclusione sociale: l’Alleanza contro la povertà sfida il Governo
L’Alleanza contro la Povertà ha presentato un progetto per l'introduzione del Reddito di Inclusione Sociale. L’obiettivo dello strumento è quello di rispondere a quei 6 milioni di italiani che oggi si trovano in povertà assoluta, incapaci cioè di acquistare beni e servizi necessari al mantenimento di uno standard di vita considerato minimamente accettabile. Un quadro drammatico, soprattutto, se si tiene conto che in appena sette anni il numero dei poveri assoluti è più che raddoppiato. Nel 2007 erano 2,4 milioni, il 4.1% della popolazione. Oggi sono il 9.9%.
 
Aumentare la capacità d’intermediazione dei servizi pubblici per l’impiego
In Italia la capacità dei centri per l’impiego pubblici di trovare lavoro ai disoccupati è insignificante: gli occupati che hanno trovato lavoro attraverso i Cpi rappresentano il 2,6% della platea dei disoccupati registrati. Quali sono le cause di una tale situazione? Quali riforme potrebbero aumentare in modo significativo la capacità dei servizi pubblici d’intermediare la domanda e l’offerta di lavoro e ridurre i tempi di collocamento dei beneficiari dei sussidi di disoccupazione?
 
Profit e non profit uniti per il welfare (con gli assessori)
Oggi se si vuole continuare a mantenere in vita un sistema di Stato sociale che arrivi a tutti, un welfare universale, è necessario rivoluzionare l’approccio nella produzione dei servizi: da un sistema nel quale il pubblico produce in proprio, e al limite 'delega' al Terzo settore e ai soggetti del privato sociale, a un modello di co-produzione. Dove la Pubblica amministrazione controlla, regola, accompagna, ma soprattuto co-produce, co-costruisce, cogestisce insieme ai protagonisti, sempre più in rapporto tra loro, dell’economia sociale e del mercato 'for profit'. | Massimo Calvi, Avvenire, 11 ottobre 2014
 
Superare il diversity management
Uno sguardo critico al diversity management. E’ la proposta di Maria Cristina Bombelli e Alessandra Lazazzara in un articolo pubblicato nell’ultimo numero della rivista “Sociologia del lavoro” (Franco Angeli) dal titolo Superare il Diversity Management. Come alcune terapie rischiano di peggiorare le malattie organizzative. L’articolo è interessante non solo dal punto di vista del contenuto - nella misura in cui contribuisce alla conoscenza del diversity e più in particolare dei rischi in cui si può incorrere nella sua applicazione - ma anche dal punto di vista del metodo: finora, i contributi scientifici pubblicati in Italia in materia di diversity si sono limitati per lo più a passare in rassegna le best practice aziendali senza valutarne l’efficacia o verificarne l’implementazione.
 
La rivincita dei mestieri, frutto felice della crisi
Con la crisi sono nate molte iniziative volte a insegnare ai giovani vecchi e nuovi mestieri. Uno di queste è la Piazza dei Mestieri di Torino, una Fondazione che offre formazione e percorsi di inserimento nel lavoro, soprattutto ad adolescenti. Nelle aule della Fondazione negli ultimi 10 anni sono passati più o meno 3.000 ragazzi e ragazze (per la metà provenienti da famiglie disagiate). Dopo il corso, l’85% ha ottenuto un inserimento lavorativo immediato.
 
Il semaforo ideologico
Il Senato ha approvato in Commissione il disegno di legge delega noto come Jobs act. Se il dibattito si è scatenato quasi esclusivamente sull'articolo 18, per chi è interessato alle buone riforme invece la domanda da porre è molto semplice: il Jobs act affronta in modo serio i problemi concreti dell’economia e della società italiana di oggi? E fornisce risposte promettenti?
 
Messico: benefici fiscali e welfare contro il lavoro in nero
Lo slogan adottato dal governo di Enrique Peña Nieto è evocativo: "Mexico, una economia de primera con empleos de tercera" - Un'economia di prima categoria con impieghi di terza. Troppo lavoro nero, nessuna garanzia, welfare inesistente: il 57,8% dei lavoratori e degli imprenditori messicani non dichiara i propri redditi, si limita a pagare una piccola imposta per l'occupazione del terreno su cui opera, oltre a decine di migliaia di fabbriche d'assemblaggio non regolamentate. Da qui la proposta dell'Esecutivo al mondo delle imprese: "emersione" dal lavoro nero in cambio di una tassazione esigua, benefici fiscali, welfare e pensioni. | Roberto Da Rin, Il Sole 24 Ore, 11 settembre 2014
 
Un fondo UE contro la disoccupazione giovanile
Negli ultimi mesi Peter Hartz, l’ex dirigente della Volkswagen che ispirò le riforme del mercato del lavoro tedesche adottate fra il 2003 e il 2005, ha espresso valutazioni critiche circa il miracolo occupazionale della Germania e si è detto addirittura «indignato» di come l’Unione europea (non) stia reagendo al dramma della disoccupazione giovanile. Ora Hartz sta avanzando una proposta molto interessante per affrontare il problema: l’istituzione di una sorta di servizio «comune» per l’impiego, volto a promuovere la mobilità transfrontaliera dei giovani.
 
Germania, stretta sul welfare per i migranti
Il governo tedesco ha approvato una relazione del Consiglio di Stato che prevede alcune misure, annunciate il 27 Luglio 2014 dal ministro dell'Interno Thomas de Maiziere, tese a limitare l'accesso alle prestazioni sociali per i migranti provenienti da altri Paesi UE Il pacchetto proposto prevede una serie di restrizioni, tra cui la riduzione delle prestazioni familiari ai migranti i cui figli non siano residenti in Germania e la possibilità di determinare l'importo delle prestazioni a seconda del paese di residenza del minore. Il progetto prevede tra l’altro un divieto temporaneo di soggiorno sul territorio tedesco per i cittadini Ue che hanno mentito al fine di ottenere benefici. | Rassegna.it, 10 settembre 2014
 
Minori indennità, più certezza di giudizio: sì al Jobs act alla tedesca
Michele Salvati e Marco Leonardi riflettono sulle prospettive del Jobs Act, che dovrebbe iniziare il suo iter alla Commissione Lavoro del Senato proprio in questi giorni. Al centro del dibattitto mediatico c'è, come sempre, l'articolo 18 che, tuttavia, risulta essere in linea con il modello tedesco a cui vorrebbe ispirarsi la riforma. Dove quindi ha più senso agire per ridare ossigeno al nostro mondo del lavoro? | Michele Salvati e Marco Leonardi, Corriere della Sera, 7 settembre 2014
 
Modello spagnolo o modello tedesco: qual è il migliore?
Realizzata la prima parte con il decreto Poletti, ora il resto del Jobs Act è in discussione in Commissione al Senato. Cosa conterrà il pacchetto? Nella sua intervista al Sole 24 Ore, Renzi ha detto che sul lavoro il modello di riferimento sarà quello tedesco e non quello spagnolo. Linkiesta ha cercato di capire meglio le peculiarità dei due sistemi, le potenzialità e i punti di deboli. | Linkiesta, 3 settembre 2014
 
Minijob e servizi all’impiego, il modello tedesco
La riforma del mercato del lavoro deve ispirarsi al modello tedesco. Così ha detto il 1° settembre Matteo Renzi, allineandosi a molte autorevoli voci italiane ed europee. Per i non addetti ai lavori sorgono spontanee due domande: perché dobbiamo imitare proprio la Germania? E in che cosa, esattamente? Maurizio Ferrera analizza luci e ombre delle cosiddette riforme Hartz, che a partire dal 2003 hanno cambiato il volto del sistema del lavoro tedesco.
 
Come usare i fondi europei? L’esempio danese
Nel maggio scorso la Danimarca è stato il primo dei 28 paesi UE a finalizzare l’accordo di partenariato per l’utilizzo dei fondi destinati alle politiche di coesione sociale. Il governo di di Copenaghen avrà ora a disposizione 553 milioni di euro, provenienti dai Fondi strutturali e di investimento europei per gli anni 2014-2020, che saranno utilizzati per combattere la piaga della disoccupazione, supportare l’innovazione tecnologica e lo sviluppo della così detta “low carbon economy” o economia a bassa emissione di carbonio, sostenere l’istruzione e la formazione, promuovere l’imprenditorialità e combattere l’esclusione sociale.
 
Missouri: dai diritti civili alle politiche sociali
In questi giorni gli Stati Uniti si interrogano sulle ragioni delle proteste che hanno seguito l’uccisione di Michael Brown, diciottenne afroamericano di Ferguson, Missouri. Molti osservatori hanno indicato come principale fattore che ha condotto allo scoppio delle guerriglie la mancata integrazione tra la comunità bianca e quella nera. Ma si tratta solo di una questione razziale? Quale ruolo possono assumere le politiche sociali nella prevenzione dei conflitti?
 
Aumentare l’occupazione femminile non basta. Bisogna migliorarne le condizioni
I numeri sono noti: se il paese riuscisse a centrare gli obiettivi di Lisbona con un’occupazione femminile al 60%, il Pil aumenterebbe di 7 punti percentuali. Se ciò è certamente corretto, resta però necessario interrogarsi sulla “qualità” di quell’occupazione femminile che si vuole aumentare. Non basta creare lavoro dunque ma occorre offrire pari opportunità nella scelta dei percorsi lavorativi e uguaglianza nella retribuzione tra uomini e donne, nonché un costante impegno sul fronte culturale nella decostruzione dei ruoli tradizionali di genere.
 
Le buone regole per favorire le assunzioni
Si fa sempre più acceso il dibattito sulla riforma del lavoro, in particolare sull’articolo 18. In attesa di valutazioni circostanziate della riforma Fornero, il governo può però fare molte altre cose in tema di relazioni contrattuali, in primis la semplificazione del codice del lavoro e la sperimentazione di nuove forme di assunzione a tempo indeterminato ispirate alle pratiche virtuose di altri Paesi e rispettose delle norme protettive previste dalla Ue.