Gli attriti tra Regno Unito e UE ripartono dal welfare
Con il suo intervento sull’immigrazione, il primo ministro britannico David Cameron ha di fatto aperto la campagna elettorale in vista delle elezioni del prossimo maggio, anticipando i primi contenuti di un futuro negoziato con l’Unione Europea. | Ferdinando Nelli Feroci, Affari Internazionali, 1 dicembre 2014
 
Fondi Ue: gettone extra da 5 miliardi all'Italia, ma sui soldi non spesi c'è ancora rischio tagliola
Palazzo Chigi lancia l'allarme sul rischio disimpegno da parte della Commissione Juncker. Sprechi, frammentazione dei progetti e incapacità amministrativa nei dati Openpolis: ecco come non sono state impiegate le risorse stanziate da Bruxelles. Ma in futuro il contributo aumenta: ultima chance al Sud
 
Le riflessioni di Henning Mankell sul welfare dei Paesi nordici
Lo scrittore svedese Henning Mankell, intervistato da Repubblica, ragiona sulla situazione dei Paesi Nord Europei, trattando in particolare il tema del welfare state di stampo socialdemocratico sviluppato in queste Nazioni. | Roberto Brunelli, La Repubblica, 1 dicembre 2014
 
Dal Sud a Milano “mamma mafia” offre welfare parallelo
Ogni connessione si appoggia su un’idea precisa di welfare, quella per cui le alternative devono essere ridotte all’osso. Per questo i fatti di cronaca vanno letti insieme, anche se non sono tutti riconducibili direttamente alle mafie, perché ciò aiuta a capire su quale terreno si muovono le mafie e con quale tipo di prevenzione è possibile rallentargli il passo. Per la stessa ragione avrebbe senso preoccuparsi del disagio sociale, non in ottica securitaria, ma per le conseguenze che comporta. Tra cui il fascino di “Mammamafia”. | Carmen Vogani, Gli Stati Generali, 30 novembre 2014
 
Cameron taglia il welfare agli immigrati Ue
Il premier inglese David Cameron ha ribadito la sua determinazione a limitare i diritti dei cittadini europei immigrati nel Regno Unito. Chi dopo sei mesi dallo sbarco sul suolo britannico non avrà trovato un'occupazione dovrà lasciare il Paese. Chi invece troverà un lavoro, invece, dovrà attendere 4 anni per avere benefici fiscali e case popolari oggi garantiti subito, e non potrà più ricevere gli assegni famigliari se la famiglia risiede nel Paese d'origine. | Leonardo Maisano, Il Sole 24 Ore, 28 novembre 2014
 
Fondi strutturali e lotta alla povertà: le prospettive per l’Italia
Ammontano a più di 42 miliardi di euro i fondi strutturali e di investimento europei che, sulla base dell’accordo di partenariato adottato lo scorso 29 ottobre, l’Italia riceverà per il periodo 2014-2020. Questi fondi serviranno a co-finanziare progetti regionali in materia di coesione sociale, di sviluppo rurale, oltreché nel settore marittimo e della pesca. Se si considerano gli obiettivi, più di 4 miliardi sono destinati a “Promuovere l’inclusione sociale, combattere la povertà e ogni forma di discriminazione”. Come saranno utilizzati questi fondi? Quali sono le prospettive per la lotta alla povertà in Italia?
 
Anno nuovo, Isee nuovo
Con il nuovo anno inizieremo ad impiegare il nuovo Isee, uno strumento molto importante nell’ottica del welfare perché attraverso esso si determinano le condizioni di accesso alle prestazioni sociale e sanitarie. Giro di vite su elusione ed evasione, più attenzione ai beni mobili e Isee differenziato per tipo di richiesta sono alcune delle novità che dovrebbero migliorare l’efficacia dello strumento. Resta qualche questione aperta.
 
Italia Lavoro, dai white jobs 2.5 milioni di occupati
Sono 2,5 milioni gli occupati, in Italia, nei cosiddetti white jobs, ovvero lavori nei servizi sanitari, sociali e di cura volti a garantire la salute e il benessere delle persone. Un settore che, nel 2020, potrebbe arrivare a circa 3 milioni di persone e che attualmente produce circa 98 miliardi di valore aggiunto, pari al 7% del prodotto complessivo del Paese. E' quanto emerge dal Rapporto di Italia Lavoro sui White Jobs, presentato oggi a Roma. | Adnkronos, 19 novembre 2014
 
Il target europeo in materia di povertà: a che punto siamo?
La Commissione Europea ha di recente pubblicato il rapporto di sintesi della conferenza “The Europe 2020 poverty target: lessons learned and the way forward” tenutasi a Bruxelles lo scorso 9 ottobre. La conferenza - che ha visto protagonisti ministri e altri responsabili politici a livello nazionale, parti sociali, società civile, accademici, imprenditori sociali e rappresentanti delle istituzioni europee - ha risposto all’obiettivo di sviluppare una riflessione sul target europeo di lotta alla povertà, fissato nel quadro della strategia Europa 2020, e sulle prospettive di policy in questo settore.
 
Da Roma a Milano, cosa succede nelle periferie italiane?
Molto è stato scritto sugli scontri che stanno coinvolgendo in questi giorni le periferie di Roma e Milano. Al di là delle ragioni politiche ed ideologiche con cui si sta dando spiegazione a questi fatti, quello che emerge è che essi sono il frutto della crisi ma anche sintomo di un forte bisogno di investimenti in politiche di welfare che siano adeguate ai nuovi bisogni sociali sul fronte dello sviluppo urbano, delle politiche abitative e dell’integrazione. A dimostrazione di come le politiche sociali restino fondamentali per prevenire il conflitto e la deriva sociale, soprattutto in fasi di crisi come quella attuale.
 
La missione incompiuta di Matteo Renzi sul Jobs Act
I critici del Jobs Act chiedono che il governo stanzi più risorse con la legge di stabilità per sostenere il lavoro. La richiesta è sensata, ma nessuno sembra preoccuparsi delle questioni progettuali e organizzative, che sono forse più importanti. Nella tradizione italiana, riformare ha spesso significato solo cambiare le norme e, quasi sempre, spendere più soldi. Ma senza un disegno coerente, incentivi efficienti, capacità organizzative e di attuazione difficilmente si andrà da qualche parte.
 
La Corte di Giustizia UE si esprime sul turismo del welfare
Nei mesi scorsi alcuni Paesi dell'Unione Europea hanno espresso la volontà di limitare i servizi di welfare garantiti a cittadini di altri Stati Membri, additando queste persone come “turisti del welfare” che si muovono all'interno dell'UE unicamente per godere di migliori prestazioni sociali. A riaccendere i riflettori su questo tema ci ha pensato una sentenza della Corte di Giustizia dell'Unione Europea che, pur ricordando che nella legislazione europea già esistono strumenti adeguati a contrastare il fenomeno, ha offerto una pericolosa sponda politica ai Paesi "protezionisti".
 
Cosa succede a Tor Sapienza
L’opinione pubblica si sta interrogando sugli episodi individuando svariate ragioni: razzismo, inadeguate politiche di immigrazione, totale mancanza di protezione per i residenti, ma anche di adeguate politiche sociali, prima di tutto sul fronte della lotta al disagio sociale e dello sviluppo urbano, in particolare in una periferia come quella di Tor Sapienza. Intravedendo in episodi come questi uno degli effetti peggiori delle crisi economiche, che da sempre scatenano intolleranza e conflitti sociali.
 
Matera capitale europea della cultura. Non è un caso
Carlo Borgomeo, Presidente della Fondazione CON IL SUD, commenta la scelta di Matera come Capitale Europea della Cultura per il 2019. Che la decisione sia caduta sulla città lucana non è un caso, ma il frutto di una pratica ormai diffusa in molte realtà meridionali che punta al “progressivo ribaltamento” del paradigma dello sviluppo: una nuova visione in cui il sociale, dal welfare alla cultura, non è più un appendice della crescita economica, da riattivare in tempi di prosperità, ma al contrario sta esattamente alla base di tale processo, ne è una precondizione.
 
Poletti: “Sono solo scioperi politici. Il Jobs Act per me non si cambia”
Su La Stampa Alessandro Barbera intervista il Ministro del Lavoro e del Welfare Giuliano Poletti, affrontando in particolare il tema del Jobs Act e le relative tensioni emerse nelle ultime settimane. | Alessandro Barbera, La Stampa, 4 novembre 2014
 
La cultura come forma di secondo welfare
Negli ultimi anni si è fatto più intenso il dibattito sulla riforma dello stato del benessere, orientato a inventare un nuovo modello di welfare che si affianchi a quello tradizionale, pesante, costoso e burocratizzato: un secondo welfare, appunto, di cui sono protagonisti istituzioni pubbliche, soggetti privati, fondazioni erogative, privati e terzo settore. Non è affatto detto che questo modello debba limitarsi all'assistenza o alla sanità, anche la cultura infatti rappresenta uno degli strumenti più efficaci per dare significato a una cittadinanza più matura.
 
Giustizia sociale in picchiata: l'Europa ai tempi dell'austerità
La Fondazione tedesca Bertelsmann Stiftung ha di recente pubblicato un rapporto sulla giustizia sociale in Europa misurandola attraverso la costruzione di un apposito indice denominato Social Justice Index. Il lavoro si inserisce nel quadro del progetto Social Inclusion Monitor Europe, frutto della collaborazione fra la Bertelsmann Stiftung e la London School of Economics, che si pone l’obiettivo di fornire dati utili al cambiamento della politica sociale degli stati membri dell'UE.
 
Parità di genere: migliora la situazione italiana, ma restano ampi squilibri
Il World Economic Forum ha pubblicato il Global Gender Gap Report 2014, che stima il gap di genere in 142 paesi. La situazione italiana migliora a livello complessivo, ma ci sono ancora settori, come quello politico ed economico, in cui le donne restano notevolmente penalizzate. Perché non riusciamo a realizzare una piena inclusione della componente femminile? E’ solo una questione culturale o è anche colpa della mancanza di politiche in grado di colmare questo divario?
 
Dire addio al posto fisso non basta. La flessibilità all’epoca di LinkedIn
Ritornare agli anni del boom, a un’organizzazione industriale centrata sulla figura del capofamiglia maschio che assicurava il reddito a tutta la famiglia, rimaneva nella stessa fabbrica fino alla pensione e maturava il diritto a entrare nel circolo anziani dell’azienda, equivale a sfogliare un vecchio album di famiglia. In questo contesto occorre predisporsi a considerare il lavoro come qualcosa che muta con una velocità incredibile e, di conseguenza, chi si pone il compito di tutelarlo deve tenersi costantemente aggiornato.
 
Comitato economico e sociale: in Europa serve un “secondo welfare”
Realizzare un ‘secondo welfare’ in Europa, è questo l’obiettivo che si è dato il Cese (Comitato economico e sociale europeo). L’idea di partenza è che i sistemi di Stato sociale dei Paesi europei necessitino “di importanti riforme basate su una maggiore efficienza”. Lo ha spiegato Luca Jahier, presidente del Terzo gruppo del Cese, in apertura della conferenza che si è svolta a Milano per discutere di ‘innovazione sociale’. | Domenica Giovinazzao, EuNews, 24 ottobre 2014