POVERTÀ ALIMENTARE /
Giornata Mondiale dell’Ambiente: quali sono gli effetti dello spreco alimentare?
Il 5 giugno a Expo Milano la celebrazione della giornata promossa dall'ONU
04 giugno 2015

La Giornata Mondiale dell'Ambiente

Venerdì 5 giugno 2015 si è svolta la Giornata Mondiale dell’Ambiente “Sette miliardi di sogni. Un Pianeta. Consumare con moderazione” promossa dall’Onu per riflettere sulla possibilità di creare opportunità per uno sviluppo economico inclusivo e sostenibile, cercando allo stesso tempo di stabilizzare il tasso di utilizzo delle risorse e di ridurre gli effetti sull’ambiente. La Giornata verrà celebrata ufficialmente ad Expo e dedicherà quindi un’attenzione speciale al legame tra ambiente e spreco alimentare. In quest’occasione la Fondazione Barilla Center for Food and Nutrition ha presentato alcuni dati allarmanti e rilanciato l’obiettivo del Protocollo di Milano: ridurre lo spreco di cibo del 50% entro il 2020 .

Lo spreco mondiale

Ogni anno nel mondo vengono sprecate e perse circa 1,3 miliardi di tonnellate di cibo, un terzo della produzione mondiale e l’equivalente di quasi 1 trilione di dollari in valore. Un valore enorme, se pensiamo che un quarto del cibo sprecato basterebbe per nutrire i 795 milioni di persone che attualmente soffrono la fame. Un problema che riguarda tutti, sia perché incide sulle spese delle famiglie - sprecare cibo significa sprecare denaro - sia perché ha gravi ripercussioni sull’ambiente: lo spreco di cibo globale determina ogni anno 3,3 miliardi di emissioni di CO2 nell’atmosfera, cioè il 6-10% circa delle emissioni di gas serra prodotte complessivamente dall’uomo (Figura 1).
 

Figura 1 - Il paradosso globale dello spreco

 Fonte: Barilla Center for Food and Nutrition


Nei paesi industrializzati più del 40% delle perdite si verifica nelle fasi di vendita al dettaglio e consumo finale – determinando quello che la FAO definisce come food waste - ma lo spreco di cibo non si limita ai segmenti di distribuzione, vendita e consumo. Le perdite, infatti, avvengono anche nelle fasi di produzione agricola, dopo la raccolta e con la trasformazione degli alimenti – in cui si verificano le cosiddette food losses.

Se gli sprechi alimentari fossero rappresentati da un Paese, questo sarebbe il terzo principale produttore di anidride carbonica, dopo Stati Uniti e Cina. Lo spreco inoltre comporta una riduzione della disponibilità globale e locale di cibo ed ha un impatto negativo sull'accesso al cibo da parte delle persone a causa ad esempio dell’aumento dei prezzi, con ripercussioni soprattutto sulla parte più vulnerabile della popolazione come le donne e i bambini.

Lo spreco in Italia


In Italia si spreca il 35% dei prodotti freschi (latticini, carne, pesce), il 19% del pane e 16% di frutta e verdura. Lo spreco di cibo nel nostro Paese ogni anno determina una perdita di 454 euro a famiglia, di 1.226 milioni di m3 di acqua - pari al 2,5% dell’intera portata annua del fiume Po -, oltre a produrre l’immissione nell’ambiente di 24,5 milioni di tonnellate di CO2. L’assorbimento della sola CO2 prodotta dallo spreco domestico in Italia richiede una superficie boschiva di 800.000 ettari, cioè più di quella presente in Lombardia (Figura 2).


Figura 2- Lo spreco in Italia

Fonte: Barilla Center for Food and Nutrition


Il Barilla Center for Food and Nutrition propone dunque alcune specifiche e concrete raccomandazioni per ridurre le dimensioni e l’impatto dello spreco di cibo
, tra cui: ridurre gli sprechi per recuperare meno; investire prima nella riduzione delle perdite e degli sprechi alimentari e poi sul loro recupero; avviare iniziative di recupero degli sprechi non ancora eliminati, attraverso la distribuzione a persone svantaggiate, l’impiego come mangime o, come ultima alternativa, per produrre bioenergia; governare la riduzione dello spreco a livello istituzionale; sviluppare accordi di filiera tra agricoltori, produttori e distributori per una programmazione più corretta dell’offerta alimentare; rendere il consumatore consapevole dello spreco e insegnargli come rendere più sostenibili l’acquisto, la conservazione, la preparazione e lo smaltimento finale del cibo.

Le diverse soluzioni possibili indicano innanzi tutto una necessità: intervenire lungo tutta la filiera alimentare, dagli agricoltori alle aziende di trasformazione e distribuzione fino al consumatore finale. Perché la soluzione al paradosso dello spreco di cibo non può essere affidata solo a progetti o grandi proclami, ma deve essere una responsabilità condivisa.

 

Riferimenti

Un terzo del cibo che produciamo ogni anno viene sprecato, Fondazione Barilla (BCFN)

I consigli pratici per non sprecare cibo, Fondazione Barilla (BCFN)


 

 
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