POVERTÁ E INCLUSIONE /
Sostegni alle fasce deboli senza rincorse demagogiche
Davide Colombo, Il Sole 24 Ore, 1 marzo 2017
01 marzo 2017

Se quest’anno il Reddito di inclusione funzionerà bene avremo non meno di 400mila famiglie assistite. È un salto di qualità significativo dopo anni di sperimentazioni. La misura in questione, anche se parte dal “rodaggio” del Sostegno di inclusione attiva (Sia), incontrerà gli ostacoli tipici dei trasferimenti monetari condizionati e basati sulla prova dei mezzi. Per questo bisognerà far funzionare bene la “cabina di regia” nazionale che dovrà monitorare questo nuovo livello essenziale di prestazione.

Sulla povertà gli annunci eclatanti non sono mai mancati. Il reddito di cittadinanza del M5S, per esempio. Parte da 16,9 miliardi per garantire ai beneficiari singoli un reddito annuo netto e condizionale calcolato secondo l’indicatore ufficiale di povertà monetaria dell’Ue. Ma è davvero fattibile "liberare" tale cifra? Anche Matteo Renzi è tornato su questi temi parlando di un «lavoro di cittadinanza»: in questo caso siamo di fronte a un annuncio tutto da articolare, sperando non si tratti d’una rincorsa verso la campagna elettorale.

Riformare il nostro welfare si può, anzi si deve. Ma partiamo da numeri da brivido: in Italia solo il 9% di tutti i trasferimenti monetari pubblici è diretto al quinto più povero della popolazione, contro il 21,7% della media Ocse. E oltre il 50% della nostra spesa per la protezione sociale (446,9 miliardi nel 2015) paga le pensioni. La strada da fare è lunga mentre la demagogia ha le gambe corte.


Sostegni alle fasce deboli senza rincorse demagogiche

Davide Colombo, Il Sole 24 Ore, 1 marzo 2017