POVERTÁ E INCLUSIONE /
Reddito d'Inclusione Sociale: il volume che spiega le proposte dell'Alleanza contro la povertà
I membri del gruppo scientifico dell'Alleanza contro la Povertà in Italia hanno approfondito e analizzato gli aspetti tecnici e attuativi del Reis
06 giugno 2016

Il prossimo 9 giugno uscirà il volume “Il Reddito d’Inclusione sociale (Reis). Le proposte dell’Alleanza contro la povertà in Italia” scritto dai componenti del gruppo scientifico dell’Alleanza contro la Povertà in Italia ed edito da “Il Mulino”. Il volume mostra e approfondisce i contenuti della proposta di Reis presentata a ottobre del 2014. In particolare, gli autori approfondiscono gli aspetti tecnici e attuativi, discutono gli ostacoli da affrontare e le strade per superarli, illustrano le ragioni a favore di ciascuna scelta suggerita. In più occasioni, Percorsi di secondo welfare ha seguito le iniziative e le attività promosse dall’alleanza e, per tale ragione, questa pubblicazione rappresenta l’occasione per richiamarne le principali fasi di sviluppo dell’Alleanza e per approfondire i contenuti della proposta di Reis.


L’Alleanza contro la Povertà in Italia

L’Alleanza è nata alla fine del 2013 ed è composta da 35 differenti organizzazioni tra realtà associative, sindacati, rappresentanze di Comuni e Regioni . Per la prima volta in Italia, un insieme così ampio di soggetti sociali si è unito con il comune obiettivo di promuovere adeguate politiche di contrasto all’indigenza.

Il percorso che ha portato alla costituzione dell’alleanza è iniziato nel settembre del 2011 quando Cristiano Gori (docente presso l’Università di Trento e oggi coordinatore del gruppo scientifico dell'Alleanza) ha sottoposto ai responsabili di Acli e Caritas l’idea di formulare un progetto organico di riforma delle politiche contro l’indigenza in Italia. Per predisporlo, Gori ha suggerito di dar vita a un nuovo soggetto unitario di advocacy che riunisse tutti gli attori sociali interessati a migliori politiche contro l’esclusione sociale.

Successivamente, Acli e Caritas hanno sviluppato la loro proposta di Reis e hanno invitato tutti i soggetti sociali interessati a stipulare un “Patto aperto contro la povertà” con l’obiettivo di rafforzarne i contenuti e di promuovere un’azione di sensibilizzazione volta a sostenerla. In breve tempo, al patto hanno aderito 20 soggetti fra associazioni, terzo settore, sindacati, comuni e regioni. L’accordo raggiunto fra questi soggetti ha permesso, alla fine del 2013, la nascita dell’Alleanza, alla quale si sono successivamente associate altre 15 realtà.

La nascita dell’Alleanza è stata resa possibile dal fatto che, rispetto a quanto avvenuto in passato, negli ultimi anni molti attori hanno iniziato a riconoscere l’importanza della questione della povertà. Allo stesso tempo, si è affermata un’ampia convergenza di vedute circa la risposta che deve essere messa in campo per affrontare la questione.


La proposta di REIS

La principale proposta dell'Alleanza, come detto, è quella del Reddito d'Inclusione Sociale. Di seguito, partendo dai contenuti del volume "Il Reddito d’Inclusione sociale (Reis). Le proposte dell’Alleanza contro la povertà in Italia" proviamo a ripercorrere le tappe di sviluppo della misura, i principali obiettivi che si prefigge e le risorse che richiederebbe per entrare a regime.

Il percorso di elaborazione

Come detto, la definizione del Reis ha preso le mosse dalla proposta elaborata da Acli e Caritas alla fine del 2013. Il percorso di definizione della nuova proposta è durato circa un anno ed è stato realizzato attraverso una serie di incontri che hanno visto protagonisti il gruppo scientifico (formato da studiosi e consulenti esperti di povertà) e il gruppo tecnico (composto dai referenti dei soggetti partecipanti) dell’alleanza. Il percorso ha portato, nell’ ottobre del 2014, a presentare la nuova versione del Reis che modifica e integra quella elaborata da Acli e Caritas.

Le caratteristiche della misura e i destinatari

Il Reis si rivolge a tutti coloro che sono in condizione di povertà assoluta, garantisce risorse adeguate a raggiungere una condizione materiale decente e, quando necessario, si accompagna a progetti di inserimento sociale e lavorativo. Il Reis ha quindi un carattere universalistico e supera la categorialità degli interventi tipica del welfare italiano.

Nel quadro del Reis, la condizione di povertà assoluta è valutata considerando il nucleo familiare. In particolare, ogni nucleo riceve mensilmente la somma necessaria a colmare la differenza fra la soglia di povertà (che è pari a 400 euro al mese per i nuclei composti da una sola persona e che vivono in una casa di proprietà) e il proprio reddito disponibile. In media, la cifra mensile è 316 euro per i nuclei con un componente, 373 euro per i nuclei con due componenti, 382 euro per quelli con tre componenti e 454 euro per quelli con quattro componenti. Il principio guida è l’adeguatezza, nessuno infatti deve restare privo delle risorse necessarie a raggiungere un livello di vita accettabile.

Quando necessario, i beneficiari del REIS, insieme al contributo monetario, ricevono servizi sanitari, sociali, socio-educativi, educativi. L’obiettivo è quello di costruire con gli utenti percorsi di inserimento sociale in grado di fornire nuove competenze e di sostenere gli utenti in un percorso di uscita dalla marginalità. Su questo fronte, il principio guida è quello dell’inserimento sociale. 

Gli utenti abili al lavoro sono poi indirizzati verso percorsi di inclusione attiva. I destinatari del Reis, oltre ad attivarsi personalmente nella ricerca di un’occupazione, devono dare disponibilità a frequentare un’attività di formazione o riqualificazione professionale e a intraprendere un’occupazione eventualmente offerta dai Centri per l’Impiego. Il principio guida è quello dell’inserimento occupazionale; chi può deve rafforzare le proprie capacità professionali e compiere ogni sforzo per collocarsi nel mercato del lavoro.

A livello locale, il Reis è gestito grazie all’impegno condiviso di comuni, terzo settore, Centri per l’Impiego e altri soggetti impegnati nella lotta alla povertà. I comuni, associati nell’ambito sociale, hanno la responsabilità del Reis; il Terzo settore, i Centri per l’Impiego e gli attori del welfare locale co-progettano insieme ai comuni. Il principio guida in questo caso è la partnership, per affrontare l’esclusione sociale è necessaria un’alleanza fra attori pubblici e privati.

Infine, il Reis costituisce un livello essenziale delle prestazioni. Il principio guida è allora la cittadinanza, si introduce infatti un diritto che assicura una tutela a chiunque si trovi in condizione di povertà assoluta.

 

Tabella 1. Il REIS: una sintesiFonte: A.A.V.V. (2016), Il Reddito d’Inclusione sociale (Reis). Le proposte dell’Alleanza contro la povertà in Italia, Bologna, Il Mulino, p. 34.

 

L’infrastruttura nazionale per il welfare locale

L’attuazione del REIS deve essere sostenuta dall’infrastruttura nazionale per il welfare locale, un insieme di regole, risorse e strumenti che lo stato mette in campo per costruire le condizioni adeguate al funzionamento del welfare locale. Questa infrastruttura si compone di una serie di elementi riguardanti:

  • La definizione di criteri di accesso validi per tutto il paese
  • Le regole per il funzionamento dei servizi impegnati nei territori
  • Il finanziamento statale della misura
  • Un sistema informativo centralizzato
  • Un sistema di monitoraggio e valutazione
  • Un pacchetto di azioni e strumenti capaci di accompagnare i territori
  • Interventi sostitutivi in caso di inadempienze gravi


Il costo del REIS e il Piano nazionale contro la povertà

A regime, la spesa necessaria all’introduzione del Reis ammonta a circa 7 miliardi di euro l’anno. Nel dettaglio, 5.330 milioni sono destinati ai contributi economici, 1.600 milioni ai servizi alla persona, 2,4 milioni al monitoraggio e alla valutazione.

A un finanziamento di 7 miliardi l’anno si arriva attraverso la progressiva crescita degli investimenti. Il Reis è infatti introdotto gradualmente seguendo un dettagliato piano articolato in quattro annualità. Durante ciascun anno l’assegnazione delle risorse deve essere superiore rispetto all’anno precedente e la platea dei beneficiari deve essere progressivamente estesa. A partire dal quarto e ultimo anno di transizione, il Reis diventa stabilmente un diritto per tutti coloro che vivono in povertà assoluta. Per quanto riguarda l’utenza, il Reis si rivolge inizialmente ai “poveri fra i poveri”, ovvero a coloro che versano in condizioni economiche più critiche, successivamente si rivolge a tutti coloro che si trovano in povertà assoluta.


Riferimenti

A.A.V.V. (2016), Il Reddito d’Inclusione sociale (Reis). Le proposte dell’Alleanza contro la povertà in Italia, Bologna, Il Mulino. 

#ASviS #Povertà #Disuguaglianze #Partnership

 


Dall'Alleanza contro la Povertà al Reddito d'Inclusione Sociale: intervista a Cristiano Gori

Piano contro la povertà: facciamo il punto

Lotta alla povertà e secondo welfare

Reddito d'inclusione sociale: il Patto aperto delle ACLI

Reddito d’inclusione sociale: l’Alleanza contro la povertà sfida il Governo

Focus su povertà e inclusione
 
NON compilare questo campo