POVERTÁ E INCLUSIONE /
Rapporto Caritas 2016: giovani e migranti sono le questioni più urgenti per l'Italia
Il rapporto "Vasi Comunicanti" sulla povertà e l'esclusione evidenzia le interconnessioni tra la situazione italiana e quel che accade alle sue porte
17 ottobre 2016

È stato pubblicato Vasi comunicanti, Rapporto Caritas 2016 che affronta il tema della povertà e dell’esclusione sociale allargando il proprio sguardo oltre i confini nazionali, evidenziando le interconnessioni che esistono tra la situazione italiana e quel che accade alle sue porte. Come per le precedenti edizioni, il Rapporto è frutto dell'analisi dei dati e delle esperienze quotidiane delle oltre duecento Caritas diocesane operanti su tutto il territorio nazionale, aggiornati al 2016. Per favorire una maggiore consapevolezza dei processi in atto, nel rapporto sono riportati inoltre numerosi zoom di taglio internazionale, prodotti anche da altri organismi e Caritas europee.

 

La povertà in Italia

In Italia secondo i dati Istat vivono in uno stato di povertà più di un milione e mezzo di famiglie, cioè un totale di quasi 4,6 milioni di individui. Ma ciò che colpisce è che i risultati del rapporto stravolgono il vecchio modello di povertà italiano: se nel 2007 l’incidenza della povertà assoluta andava tendenzialmente a crescere all’aumentare dell’età, decretando gli over 65 come la categoria più svantaggiata, oggi il trend è esattamente inverso, ossia la povertà assoluta diminuisce all’aumentare dell’età. Il tutto probabilmente è ascrivibile, racconta il rapporto, sia alle tutele del sistema pensionistico che al bene “casa” (l’80% degli anziani vive in case di proprietà), mentre la persistente crisi del lavoro ha penalizzato e sta ancora penalizzando giovani e giovanissimi in cerca “di una prima/nuova occupazione” e gli adulti rimasti senza un impiego.

 

Figura 1 - Incidenza povertà assoluta per classe di età della persona di riferimento, 2007/2015

 

Altra novità riguarda invece gli utenti che si sono rivolti ai Centri di Ascolto Caritas, tra i quali per la prima volta risulta esserci una sostanziale parità di presenze tra uomini (49,9%) e donne (50,1%), a fronte di una lunga e consolidata prevalenza del genere femminile. Come nel passato, il peso degli stranieri continua ad essere maggioritario (57,2%) anche se non in tutte le aree del Paese - nel Mezzogiorno la percentuale di italiani è infatti pari al 66,6%. I disoccupati e inoccupati insieme rappresentano il 60,8% del totale.

Anche il profilo familiare degli “utenti Caritas” è in costante evoluzione: continuano a diminuire le famiglie tradizionali (-8,4), a fronte di una crescita del peso delle famiglie mono-genitoriali (+5,2). La stabilità del peso dei divorziati e separati induce a pensare che i nuclei monogenitoriali siano diventati tali soprattutto dopo unioni di fatto. Continua invece a decrescere anche la percentuale di coniugati (-2,1) e di genitori (-1,4).

Si tratta, dunque, di dati che confermano quanto la povertà sia un fenomeno in costante mutamento, che richiede dunque di essere affrontato con strumenti il più possibile versatili e adattabili alle esigenze emergenti.

 

Rifugiati e richiedenti asilo

Accanto al disagio di coloro che sperimentano delle difficoltà legate alla mancanza di reddito e/o di lavoro, occorre considerare l’enorme flusso di migranti: secondo i dati ufficiali 153.842 persone sono sbarcate nelle coste italiane nel 2015, principalmente da Eritrea, Nigeria, Somalia, Sudan, Gambia, Siria, Mali. Le persone che hanno fatto domanda di asilo sono state 83.970 - un decennio fa erano poco più di 10mila. Una questione molto urgente è quella dei minori non accompagnati: nel nostro Paese a fine 2015 c’erano 12 mila minori stranieri non accompagnati (Msna) ospitati nelle strutture d’accoglienza (mentre altri 6 mila risultavano irreperibili dopo aver abbandonato le strutture di accoglienza).

Tra i profughi e richiedenti asilo che hanno chiesto aiuto a Caritas il 92,4% sono uomini, quasi l’80% ha un’età compresa tra i 18 e i 34 anni (79,2%), molti hanno un capitale sociale e culturale modesto: numerosi sono i casi di analfabetismo (26,0%) o di modesta scolarità (licenza elementare 16,5%, licenza di scuola media inferiore 22,8%). In termini di bisogno prevalgono le situazioni di povertà economica (61,2%), coincidenti soprattutto con la povertà estrema o con la mancanza totale di un reddito. In termini di richieste prevalgono le domande di beni e servizi materiali (pasti alle mense, vestiario, prodotti per l’igiene) e quelle di alloggio, in particolare servizi di “pronta e prima accoglienza”. Si rileva infatti un disagio abitativo diffuso, sperimentato da oltre la metà dei profughi intercettati (55,8%). Tra loro è proprio la “mancanza di casa” la necessità più comune; seguono le situazioni di precarietà/inadeguatezza abitativa e di sovraffollamento.

Mettendo insieme questi dati si evince come il sostegno di queste persone richieda percorsi che partano da esigenze primarie, come la conoscenza della lingua italiana e la disponibilità di un alloggio, imprescindibili per trovare un impiego, autonomia e raggiungere una reale inclusione nella società.

 

Le proposte di Caritas

Caritas ha inoltre presentato alcune proposte per affrontare il problema della apovertà. La principale è quella di un Piano Pluriennale di contrasto alla povertà che porti alla introduzione nel nostro Paese di una misura universalistica contro la povertà assoluta, misura che, come proposto da tempo dall’Alleanza contro la povertà, dovrebbe prevedere un graduale e progressivo incremento degli stanziamenti in modo da raggiungere tutte le persone in povertà assoluta e rafforzare adeguatamente i sistemi di welfare locale, nella prospettiva di “gradualismo in un orizzonte definito” (si veda il nostro recente approfondimento).

A questa si propone di affiancare adeguate politiche per l’occupazione, soprattutto giovanile, forme di sostegno allo studio e alla formazione, soprattutto per le famiglie meno abbienti. Infine politiche per la gestione dei flussi migratori, in collaborazione con i Paesi europei, affinchè venga promossa l’inclusione socio-economica-abitativa dei migranti, e la pianificazione, secondo un approccio lungimirante, di strategie per l’integrazione e l’interculturalità che prevedano maggiori diritti di cittadinanza.

Il Rapporto "Vasi Comunicanti" si collega a Non fermiamo la riforma, il Rapporto sulle politiche contro la povertà in Italia pubblicato la scorsa settimana e redatto, tra gli altri, da Chiara Agostini, ricercatrice di Percorsi di secondo welfare, che ha curato un capitolo sul DDL povertà attualmente al vaglio del Parlamento.

 

 


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