POVERT└ E INCLUSIONE /
Povertà educativa: la nuova fotografia territoriale di "Con i Bambini"
L'impresa sociale ha pubblicato il primo di una serie di rapporti che mirano a fornire nuove informazioni attraverso aggregazioni inedite dei dati
05 marzo 2018

L’impresa sociale “Con i bambini” ha pubblicato un rapporto sulla povertà educativa minorile in Italia curato da DEPP Srl – Data, Engagement, Platforms, Politics. Si tratta del primo di una serie di ricerche che questa impresa sociale intende pubblicare e che permetteranno di fotografare la povertà educativa minorile nei singoli territori. 

Il rapporto si basa su dati risalenti al 2015 ed è articolato in cinque aree che riguardano: 1) la distribuzione dei minori nel territorio; 2) gli asili nido e i servizi per l’infanzia; 3) le biblioteche; 4) la presenza di palestre nelle scuole; 5) la sicurezza e la raggiungibilità degli istituti scolastici.

Peculiarità di questo lavoro è il livello di aggregazione scelto. Oltre a presentare i dati per regione, il rapporto classifica infatti i comuni tenendo conto del grado di urbanizzazione, della montanità e della fascia di reddito. Il primo indicatore considera la densità demografica del territorio e consente di distinguere i comuni ad “alta urbanizzazione”, “media urbanizzazione” e “comuni rurali”. La seconda dimensione tiene invece conto del criterio geomorfologico (altimetrico) e consente di individuare comuni “totalmente montani”, “parzialmente montani” e “non montani”. Rispetto alla definizione del livello di montanità il rapporto ricorre inoltre alla categorizzazione per zona altimetrica, distinguendo i comuni in “montagna litoranea”, “montagna interna”, “collina litoranea”, “collina interna” e “pianura”. Il criterio della fascia di reddito consente infine di suddividere i comuni in “comuni ad alto reddito” (25% dei comuni con reddito medio imponibile più alto), “comuni a basso reddito” (il 25% dei comuni con reddito medio imponibile più basso), “comuni a reddito intermedio” (restante 50% intermedio tra i precedenti livelli di reddito).


La presenza dei minori nel territorio

In Italia i minori di età compresa fra 0 e 2 anni sono circa 1,5 milioni, pari al 2,5% della popolazione. In termini assoluti, le regioni dove si trova il maggior numero di minori in questa fascia d’età sono Lombardia (265mila), Campania (159mila), Lazio (154mila), Sicilia (134mila) e Veneto (126mila). Considerando la percentuale di bambini 0-2 anni sul totale della popolazione, la maggiore presenza si registra in Trentino Alto Adige (quasi 3%), Campania e Lombardia (2,7%). Al contrario, le regioni dove la quota di popolazione minorenne in questa fascia d’età è più bassa sono la Basilicata (2,2%), il Molise, la Sardegna e la Liguria (2,1%) (Figura 1a).


I minori tra 6 e 17 anni presenti in Italia sono oltre 6,8 milioni, pari a poco più dell’11% dell’intera popolazione. Le regioni che si collocano al di sopra della media sono sette. Si tratta della Campania, dove la presenza dei minori di questa fascia d’età supera il 13%, del Trentino Alto Adige (12,7%), di Sicilia e Puglia (12% circa) e della Calabria (11,6%). Al contrario, le cinque regioni dove si registra la minor presenza di bambini e ragazzi in età scolare sono Toscana e Molise (10,3%), Friuli-Venezia Giulia (10,2%), Sardegna (10% circa) e Liguria (9,5%) (Figura 1b).


Figure 1a e 1b. Percentuale di bambini (0-2 anni e 6-17 anni) nelle regioni italiane, anno 2015 (clicca per ingrandire)
Fonte: DEPP, Povertà educativa. Servizi per l’infanzia e i minori. Report febbraio 2018, p. 7; 10


Nei comuni di media urbanizzazione (generalmente coincidenti con gli hinterland e le aree contigue ai grandi agglomerati urbani) la presenza di minori è più marcata. In questi comuni la quota di minori tra 0 e 2 anni supera il 2,6%, a fronte di un dato medio nazionale che, come abbiamo visto, si attesta al 2,5%. Leggermente superiore alla media anche la percentuale di popolazione tra 0 e 2 anni nei comuni ad alta urbanizzazione (2,56%). Nella fascia 6-17 anni, la quota è pari all’11,6%, contro l’11,2% dei comuni densamente popolati (ad alta urbanizzazione) e il 10,9% di quelli rurali. In questi ultimi, caratterizzati da una scarsa densità di popolazione, si registra una minore presenza anche nella fascia 0-2 anni, con il 2,4% (Figura 2).


Figura 2. Percentuale di minori sul totale della popolazione per grado di urbanizzazione anno 2015

Fonte: DEPP, Povertà educativa. Servizi per l’infanzia e i minori. Report febbraio 2018, p. 13.


Considerando la montanità dei comuni, emerge che per entrambe le fasce d’età la presenza dei minori è nettamente inferiore sia nel caso dei comuni “totalmente montani” sia nel caso della zona altimetrica “montagna interna e litoranea” (Figura 3).


Figura 3. Presenza di minori per grado di montanità e zona altimetrica, anno 2015

Fonte: DEPP, Povertà educativa. Servizi per l’infanzia e i minori. Report febbraio 2018, p. 14.


Considerando i comuni in base al reddito, emergono due distinte tendenze per le due fasce d’età analizzate. Infatti, la percentuale di minori 6 e 17 anni cresce nei comuni dove il reddito medio è inferiore. Nei comuni compresi nella fascia bassa di reddito la percentuale si attesta al 12%, mentre in quelli a reddito medio scende all’11,5%, per poi calare ulteriormente al 10,96% nella fascia alta. In sostanza, dove il reddito è più basso, la presenza di minori sopra i 6 anni supera di un punto quella dei comuni con reddito maggiore. Al contrario, la fascia 0-2 anni non mostra una simile tendenza e si caratterizza per un maggiore equilibrio: tutte le fasce di reddito vedono una quota non distante dal 2,5% medio nazionale (Figura 4).

 

Figura 4. Presenza di minori per fascia di reddito, anno 2015

Fonte: DEPP, Povertà educativa. Servizi per l’infanzia e i minori. Report febbraio 2018, p. 14.


Asili nido e servizi per l’infanzia

Gli obiettivi di Barcellona adottati dal Consiglio europeo nel 2002 prevedevano che, entro il 2010, tutti i paesi membri offrissero servizi di assistenza all’infanzia ad almeno il 33% dei bambini sotto i tre anni d’età. L’Italia è ancora lontana da questo obiettivo dato che il c.d. indice di Lisbona (che considera appunto il rapporto fra numero di posti disponibili e popolazione target di questi servizi) si attesta attorno al 23%. I divari regionali sono macroscopici. Le regioni che raggiungono questa soglia sono solo quattro (Valle d'Aosta, che sfiora il 40%, Umbria 37%, Emilia-Romagna 35%, Provincia autonoma di Trento 33%). Con l’eccezione della Sardegna (28%), tutto il mezzogiorno si colloca al di sotto della media nazionale. La copertura è inferiore al 10% in Sicilia, Calabria e Campania (Figura 5).


Figura 5. Posti disponibili nei servizi per la prima infanzia per 100 minori 0-2 anni (anno educativo 2014/15)

Fonte: DEPP, Povertà educativa. Servizi per l’infanzia e i minori. Report febbraio 2018, p. 16.


Nei comuni non montani (che sono circa la metà di tutti i comuni italiani) il rapporto tra posti nelle strutture per la prima infanzia e minori tra 0 e 2 anni è in linea con la media nazionale, attestandosi al 22%. Nei comuni parzialmente montani questa quota supera di tre punti percentuali la media nazionale, attestandosi al 25%. Al contrario, nei comuni totalmente montani troviamo la percentuale più bassa di posti sul totale della popolazione tra 0 e 2 anni, il 20%.


Questo dato evidenzia un potenziale svantaggio per i comuni totalmente montani, tuttavia – come dimostra il rapporto – sulla diffusione dei servizi incide notevolmente il fattore geografico. Nei comuni montani della Provincia di Prato la copertura raggiunge il 51%, seguono quelli della Provincia di Ravenna e Trieste, entrambi al 46%. Al contrario, i comuni totalmente montani nelle province di Foggia, Caltanissetta, Siracusa e Reggio Calabria mostrano una percentuale di copertura pari allo 0%. Questo tipo di analisi consente anche di evidenziare dei dati in controtendenza. È il caso del Comune di Monterosso Almo (Provincia di Ragusa), che in un asilo nido pubblico accoglie oltre il 70% degli abitanti tra 0 e 2 anni (Figura 6a).


Il rapporto evidenzia inoltre che l’offerta di nidi e servizi per l’infanzia è strettamente legata al livello di urbanizzazione. Infatti, nei comuni densamente popolati sono disponibili 28 posti ogni 100 bambini (quasi 6 punti sopra la media nazionale). In quelli intermedi, la quota scende al sotto della media nazionale raggiungendo il 21%. Nei comuni rurali infine i posti disponibili ogni 100 bambini 0-2 anni sono appena 17. Tuttavia, anche in questo caso la collocazione geografica dei comuni è dirimente. La frattura nord-sud interessa ad esempio le 14 città metropolitane presenti sul territorio. Nelle città metropolitane del centro-nord la copertura è superiore al 30% mentre al sud, se si esclude Bari (11%), nessun comune raggiunge il 10% (Figura 6b).


Figura 6a e 6b. Indice di copertura dei servizi 0-2 anni per grado di montanità e urbanizzazione, anno 2015

Fonte: DEPP, Povertà educativa. Servizi per l’infanzia e i minori. Report febbraio 2018, p. 17; 21.


Il rapporto mette poi in relazione l’offerta dei servizi socio-educativi con il reddito medio comunale. In particolare, l’offerta è stata misurata considerando sia l’indice di copertura, sia la quota di utenti effettivamente iscritti ai servizi comunali.


L’offerta di asili nido e servizi per la prima infanzia è inferiore nei comuni a basso reddito, rispetto a quelli a reddito medio e alto: l’indice di copertura si attesta al 9% in quelli a basso reddito, al 17% in quelli a reddito medio e al 30% in quelli a reddito alto. Inoltre, la quota di popolazione 0-2 anni effettivamente iscritta ad asili nido e servizi comunali (o privati convenzionati) è sei volte inferiore nei comuni a basso reddito rispetto a quelli ad alto reddito (18 vs 3%) (Figura 7).
 

Figura 7. I servizi per l’infanzia nei comuni per fascia di reddito del comune, anno 2015

Fonte: DEPP, Povertà educativa. Servizi per l’infanzia e i minori. Report febbraio 2018, p. 26.


In sintesi, il rapporto evidenzia una carenza di servizi per l’infanzia nel mezzogiorno del Paese. Il quadro è particolarmente critico nel caso dei comuni montani che si trovano nelle province di Foggia, Caltanissetta, Siracusa, Reggio Calabria, e nei comuni rurali, come quelli limitrofi a Salerno, Caserta, Crotone e Cosenza. Ma anche comuni capoluogo di città metropolitane come Bari, Napoli, Reggio Calabria, Palermo, Catania e Messina presentano indici di copertura inferiori sia rispetto alla media nazionale, sia rispetto agli obiettivi europei.


Le biblioteche nei comuni

Il rapporto analizza la diffusione delle biblioteche considerando quelle "pubbliche" (5.801), quelle “importanti non specializzate” (1.333), che sono in massima parte biblioteche comunali e parrocchiali, e quelle “scolastiche” (600), ovvero collegate a licei, altri istituti superiori, scuole medie ed elementari. L’analisi è realizzata considerando il numero di biblioteche ogni 1.000 giovani (fra 6 e 17 anni) che abitano in ciascun territorio. Come chiarisce il rapporto, questa analisi offre delle indicazioni utili ma non sufficientemente accurate poiché che il dato riguarda il numero delle biblioteche ma non il loro dimensionamento (valutabile ad esempio considerando il numero di minori che ciascuna biblioteca è in grado di accogliere).
A livello regionale, territori piccoli come la Valle d’Aosta e il Molise mostrano il più alto numero di biblioteche ogni 1.000 potenziali utenti con rispettivamente 3,76 e 3,14 biblioteche. Questo dato è probabilmente influenzato dall’assenza del parametro dimensionale accennato. In fondo alla classifica troviamo invece Sicilia, Lazio, Campania e Puglia (FIgura 8).


Figura 8. Diffusione delle biblioteche rispetto all’utenza potenziale, anno 2015

Fonte: DEPP, Povertà educativa. Servizi per l’infanzia e i minori. Report febbraio 2018, p. 31.

 
La presenza di palestre nelle scuole

Gli alunni che frequentano le scuole statali (dalla primaria alle superiori) nel nostro Paese sono 6,7 milioni. Di questi, i bambini e i ragazzi che nella loro scuola hanno a disposizione una palestra sono 3,5 milioni, pari al 53% del totale. Anche in questo caso, i divari territoriali sono significativi. La percentuale di alunni che hanno una palestra nella propria scuola supera il 75% in Piemonte, Friuli-Venezia Giulia, Toscana, Abruzzo, Puglia. In particolare, in Piemonte e Friuli Venezia Giulia oltre 8 alunni su 10 frequentano scuole con palestra. All’estremo opposto troviamo regioni come il Veneto, la Calabria e la Campania dove meno del 30% degli studenti dispone di una palestra nella propria scuola (Figura 9).


Figura 9. Percentuale di scuole con palestra per regione, anno scolastico 2015/2016

Fonte: DEPP, Povertà educativa. Servizi per l’infanzia e i minori. Report febbraio 2018, p. 31.


Sicurezza e raggiungibilità delle scuole

La sicurezza potenziale delle scuole è valutata considerando il grado di sismicità della zona in cui si trovano gli edifici scolastici. Questa classificazione, che segue i criteri stabiliti dalla normativa sulle costruzioni in zone sismiche, prevede quattro gradi di sismicità:
•    s = 0: zona non classificata a rischio;
•    s = 6: zona bassa sismicità;
•    s = 9: zona medio-alta sismicità;
•    s = 12: zona elevata sismicità.

Dall’analisi di questi dati emerge che la totalità delle scuole di Basilicata, Umbria, Abruzzo, Molise e Marche si trova in zone con grado di sismicità pari a s = 6 o superiore (Figura 10).


Figura 10. Scuole collocate in zone con grado di sismicità pari a s=6 o superiore, anno 2015

Fonte: DEPP, Povertà educativa. Servizi per l’infanzia e i minori. Report febbraio 2018, p. 46.

 

La raggiungibilità delle scuole è misurata invece tenendo conto delle percentuali di alunni (dai 6 anni in su) che possono raggiungere la scuola con i mezzi di trasporto pubblici o lo scuolabus (Figura 11).


Figura 11. La raggiungibilità delle scuole, anno 2015

Fonte: DEPP, Povertà educativa. Servizi per l’infanzia e i minori. Report febbraio 2018, p. 50.

 

Per quanto riguarda il trasporto con scuolabus, le regioni con le scuole maggiormente raggiungibili sono la Basilicata, le Marche e l’Abruzzo. Agli ultimi posti troviamo invece Lazio, Campania e Calabria. Considerando invece il trasporto pubblico urbano, le regioni con le scuole più raggiungibili sono Liguria, Basilicata e Abruzzo; Sicilia, Campania e Calabria si collocano in fondo alla classifica. Infine, se consideriamo il trasporto pubblico interurbano, le scuole più raggiungibili sono quelle della Basilicata e quelle del Piemonte; agli ultimi posti troviamo invece Sicilia, Campania e Calabria.


Riferimenti 

DEPP Srl (2018), Povertà educativa. Report febbraio 2018, Con i Bambini 

 


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