POVERTÀ E INCLUSIONE /
Fondo contro la povertà educativa, Borgomeo: "Bicchiere mezzo pieno: ora continuiamo con la sperimentazione"
Il Presidente di Con i Bambini valuta positivamente la conferma "non scontata" della misura in Manovra. E nonostante le nuove regole "l'impegno delle Fondazioni non verrà meno"
16 gennaio 2019

Il Fondo per il contrasto alla povertà educativa minorile è stato istituito dal Governo Renzi in via sperimentale per il triennio 2016-2018 per sostenere interventi che possano rimuovere gli ostacoli economici, sociali e culturali che impediscono la piena fruizione dei processi educativi da parte dei minori che vivono sul territorio italiano. La Legge di Bilancio 2019 ha confermato il Fondo per un altro triennio, ma ha previsto nuove regole che presumibilmente diminuiranno le risorse a disposizione per contrastare la povertà dei minori. Dopo averne discusso con Giuseppe Guzzetti, abbiamo chiesto a Carlo Borgomeo, Presidente di Con i Bambini (l’impresa sociale che gestisce le risorse del Fondo) un giudizio sul primo triennio di sperimentazione e sulle prospettive per i prossimi anni.


Il Fondo, Con i Bambini e le nuove regole previste dalla Manovra: facciamo il punto

Il Fondo di contrasto alla povertà educativa minorile presenta due particolarità. La prima è di essere alimentato attraverso risorse private stanziate dalle Fondazioni di origine bancaria (FOB), alle quali per il triennio lo Stato ha riconosciuto un credito d’imposta del 75% sui versamenti effettuati fino a un massimo di 100 milioni di euro l’anno. La seconda è che tali risorse sono gestite interamente da Con i Bambini, impresa sociale totalmente partecipata da Fondazione CON IL SUD (realtà non profit nata nel 2006 dall’alleanza tra le Fondazioni di origine bancaria e il mondo del Terzo settore), seguendo le linee di indirizzo individuate da un comitato composto pariteticamente da rappresentanti del Governo, delle FOB e del Forum del Terzo Settore.

Tra il 2016 e il 2018 il Fondo ha raccolto circa 360 milioni di euro e sostenuto 271 progetti tramite contributi pari a 213 milioni, che sulla carta coinvolgono oltre 500 mila bambini e ragazzi, insieme alle loro famiglie, che vivono in condizione di disagio. Le progettualità destinatarie dei fondi, in un’ottica di trasparenza e di rendicontazione, sono individuate da Con i Bambini tramite bandi; alle prime tre call hanno partecipato oltre 27.500 organizzazioni, tra cui ne sono state selezionate circa 6.500. In dicembre si è chiuso il quarto bando, “Un passo avanti. Idee innovative per il contrasto alla povertà educativa minorile”, con una dotazione di 70 milioni per la realizzazione di progetti dal contenuto particolarmente innovativo. Sono pervenute complessivamente 1.131 idee tra cui saranno selezionate quelle da ammettere alla progettazione esecutiva. Ai progetti sostenuti tramite i bandi vanno poi sommate 16 idee progettuali legate alle iniziative di cofinanziamento e 6 progetti sostenuti tramite iniziativa rivolte alle aree terremotate.

Come detto la Legge di Bilancio 2019 (si veda qui) ha confermato il Fondo per un altro triennio, prevedendo tuttavia una riduzione dal 75% al 65% del credito d’imposta a favore delle Fondazioni e un abbassamento del relativo limite applicativo da 100 a 55 milioni di euro per ciascuno degli anni 2019, 2020 e 2021. Cosa dobbiamo aspettarci? Di seguito il punto di vista di Carlo Borgomeo, Presidente di Con i Bambini.


Dottor Borgomeo, qual è il suo giudizio su questi primi tre anni di sperimentazione del Fondo per il contrasto alla povertà educativa minorile?

Vista la mia posizione sarebbe strano se avessi un giudizio negativo! Ma voglio provare a motivare la mia personale soddisfazione per i risultati raggiunti in questi anni segnalando tre elementi di interesse.

In primo luogo voglio sottolineare come la scelta delle Fondazioni di sperimentare forme di intervento che intreccino pubblico e privato si è rivelata non solo possibile, ma anche corretta. È ormai palese che il “vecchio welfare” così com’è non funziona più, ma le modalità utilizzate dal Fondo rappresentano un punto importante che mostra come ci sia la possibilità di tracciare nuove strade per affrontare questo cambiamento. Quella effettuata tramite il Fondo è una sperimentazione economicamente importante – ben 360 milioni complessivi – che dimostra come un vero intervento pubblico – nel senso più ampio del termine, cioè un intervento che va a beneficio di tutti – si possa realizzare anche quando lo Stato fa un passo indietro, lasciando la promozione e la valutazione dei progetti al privato non profit.

Secondariamente credo che il lavoro fatto attraverso il fondo segni un approccio nuovo verso la povertà educativa: la lotta al fenomeno non inizia e finisce nella scuola, ma deve necessariamente coinvolgere tutti gli attori della comunità. Che diventa così una vera e propria comunità educante.

Il terzo motivo di soddisfazione è che già ora i risultati della sperimentazione si stanno rivelando nella loro positività. Se è vero che potremo valutare l’efficacia degli interventi solo tra qualche anno, l’efficienza degli stessi è evidente già adesso. Occorrerà ovviamente approfondire i vari aspetti ma è oggettivo che, nonostante un budget non gigantesco, abbiamo riscontri davvero interessanti dai progetti sostenuti.


Come giudica le nuove regole stabilite della Manovra (credito di imposta al 65% fino a un massimo di 55 milioni)? Crede che le Fondazioni avranno la forza di continuare a finanziare il Fondo come fatto finora?

Questo è il classico caso in cui si può vedere il bicchiere mezzo pieno o mezzo vuoto. Io vedo il bicchiere mezzo pieno perché è anzitutto molto importante che la Manovra abbia riconfermato il Fondo, affermando così che l’esperienza fatta fino a questo punto è valida e deve continuare. C’è stato un riconoscimento, non scontato, della bontà della sperimentazione, che ora ha la possibilità di assumere una portata ancora più importante. Personalmente non so dirle cosa faranno le FOB, ma la mia impressione è che ci sia grandissimo interesse da parte delle Fondazioni per gli interventi sostenuti da Con i Bambini. Non credo quindi che il loro impegno verrà meno alla luce delle nuove disposizioni.


Perché a suo avviso il Governo ha scelto di porre dei nuovi limiti al Fondo?

Penso che sia una scelta esclusivamente legata alla limitatezza delle risorse disponibili. Non credo quindi ci sia una scelta politica volta a ridimensionare il Fondo e ribadisco che il fatto che si sia scelto di continuare l’esperienza è di per sé una buonissima notizia.


In generale cosa pensa delle scelte fatte dell'Esecutivo sul fronte del contrasto alla povertà?

Su questa questione vanno dette due cose.

Da un lato, purtroppo, si conferma una tendenza che dura da diversi anni e che vede la riduzione degli investimenti nella scuola. In tema di contrasto alla povertà educativa questo elemento non può che essere visto con preoccupazione.

Dall’altro c’è un grosso un punto di domanda. Al momento non sappiamo infatti come sarà gestito il Reddito di Cittadinanza, ma è evidente un cambio di rotta rispetto all’attuale Reddito di Inclusione. Le motivazioni di policy sono cambiate profondamente: da una misura di sostegno del reddito che prevedeva percorsi di attivazione si passerà a una misura che mescola fortemente sostegno al reddito e politiche per il lavoro. Se non si capisce qual è il vero obiettivo dello strumento e quali sono i limiti tra le due aree si rischia una distorsione sia del mercato del lavoro, sia delle azioni volte a contrastare l'indigenza. Lo dico senza polemiche: bisogna superare tutte le limitazioni ideologiche che sono emerse in queste settimane e lavorare per mettere a punto un sistema che eviti di complicare ulteriormente le cose.

 

 


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