POVERTÁ E INCLUSIONE /
Povertà e crisi economica: chi paga il prezzo più alto?
In termini di povertà e deprivazione economica, soprattutto a causa della perdita del lavoro dei genitori, i minori risultano i più colpiti
23 giugno 2016

Il seminario organizzato dalla Cisl Lombardia “Gli strumenti della contrattazione sociale per contrastare le nuove povertà: l’Isee e il portale AIDA Cisl” è stato l’occasione per riflettere su come il fenomeno della povertà sta cambiando nel quadro della crisi economica. In particolare, la domanda che ci siamo posti ha riguardato le categorie maggiormente colpite dalla crisi. In termini di povertà e deprivazione economica, i minori stanno pagando il prezzo più alto della crisi. Questo si lega alle difficoltà economiche dei genitori che sempre più spesso: perdono il lavoro - il tasso di disoccupazione è infatti raddoppiato con la crisi economica, passando dal 6,1% del 2007 al 12,7 del 2014 (dato Istat); non riescono ad accedere al mercato del lavoro; oppure lavorano ma non guadagnano a sufficienza per proteggere il nucleo familiare dal rischio di povertà. In proposito si tenga conto che, nel 2014, in Italia, i lavoratori poveri erano l’11,1% del totale degli occupati (dato Eurostat).

Se si confronta il dato dei minori con quello generale della popolazione vediamo che la povertà colpisce maggiormente i primi (grafico 1). Considerando la povertà assoluta, a partire dal 2008, la povertà dei minori aumenta più rapidamente rispetto al totale della popolazione e nel 2014 la distanza fra minori e popolazione diventa particolarmente significativa. Se si guarda alla povertà relativa, i minori sono sistematicamente più poveri del totale della popolazione e il dato peggiora in particolare a partire dal 2011. Similmente, il dato sulla deprivazione materiale mostra che i minori sono sistematicamente più deprivati del totale della popolazione. Il peggioramento in questo caso si registra in particolare nel 2012 e nel 2014.

Grafico 1. Povertà assoluta, povertà relativa e grave deprivazione  - Anni 2005-2014 (%)
Fonte: Istat, Rapporto annuale 2016, p. 223


Se si confronta il dato dei minori con quello degli anziani emerge che la crisi economica sta profondamente cambiando il profilo dei poveri. Se infatti gli anziani hanno tradizionalmente rappresentato una categoria particolarmente colpita dalla povertà, oggi la povertà colpisce molto più i minori rispetto agli anziani. Fra il 1997 e il 2011, il tasso di povertà relativa fra i minori era compreso fra l’11 e il 12%, nel 2012 superava il 15% e nel 2014 ha raggiunto il 19%. Se si guarda agli anziani il trend è inverso. Nel 1997, l’incidenza della povertà fra gli anziani superava di oltre il 5% quella dei minori. Nel 2008, il dato nei due sottogruppi era simile, ma nel 2014 l’incidenza tra gli anziani è quasi 10 punti percentuali inferiore (9,8%) rispetto a quella registrata tra i minori (Grafico 2).

Grafico 2: Incidenza della povertà relativa per classe di età - Anni 1997-2014 (%)

Fonte: Istat, Rapporto annuale 2016, p. 224

In termini generali, il miglioramento della condizione degli anziani si spiega considerando il pensionamento di persone con titoli di studio più alti e con una storia contributiva migliore rispetto a quella dei predecessori. Inoltre, nel periodo della crisi il fatto di percepire un reddito sicuro, come la pensione, ha notevolmente ridotto il rischio di povertà.

Non è quindi un caso che, allo stato attuale, il reddito pensionistico offre un contributo di rilievo al reddito familiare complessivo. Le famiglie in cui un compente riceve una pensione sono infatti meno esposte al rischio di povertà e deprivazione materiale rispetto a quelle in cui non ci sono pensionati e questo nonostante il reddito medio delle famiglie con pensionati sia più basso rispetto a quello delle famiglie dove non ci sono pensionati. I trasferimenti pensionistici giocano allora un ruolo non secondario nella prevenzione del disagio economico. Questo è vero in particolare, all’interno dei nuclei vulnerabili, come ad esempio quelli con genitori soli, dove la presenza di un reddito da pensione dimezza il rischio di povertà (che passa dal 35,3% al 17,2%) (tabella 1).

Tabella 1. Rischio di povertà e grave deprivazione familiare per tipologia familiare - Anno 2013, (%)
Fonte: Istat, Rapporto annuale 2016, p. 249

 


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