POVERTÀ E INCLUSIONE /
Riflessioni sulla povertà minorile in Italia
La Fondazione l'Albero della Vita ha organizzato una giornata di confronto per far luce sul tema. Qui una sintesi dei lavori della mattinata
15 dicembre 2017

A poche settimane dall'approvazione della prima misura nazionale di contrasto alla povertà assoluta, Fondazione L’Albero della Vita ha organizzato una giornata di confronto e discussione su uno degli aspetti della povertà non ancora del tutto esplorato in tutti i suoi aspetti: quella dei minori. Ospitata dalla Commissione Bicamerale Infanzia, nella figura della vicepresidente On. Sandra Zampa, la Conferenza "Italia: poveri bambini" è stata promossa in collaborazione con Human Foundation, Alleanza contro la povertà, Ordine Assistenti sociali – Consiglio nazionale e con la partnership pedagogica di Fondazione Patrizio Paoletti. Di seguito proponiamo una breve sintesi dei lavori della mattinata (qui il programma completo dell'evento), le cui registrazioni video possono essere viste integralmente a qui. A questo link potete invece leggere la sintesi delle sessioni pomeridiane


Italia: poveri bambini

La Conferenza ha preso in considerazione un fenomeno assolutamente primario del nostro Paese. In Italia, infatti, 1 milione 292 mila bambini si trovano in condizione di povertà assoluta. 1 bambino su 8, i tassi di povertà minorile sono triplicati dal 2007. Una condizione di deprivazione che in età infantile ha effetti immediati molto più ampi e gravi che in età adulta e che impatta in maniera devastante su quelli che sono gli scenari futuri del nostro Paese dal punto di vista sociale e socio-economico. Non agire nel presente sulle condizioni che affliggono i bambini pone un’ipoteca su quello che sarà il futuro di un’intera generazione. E’ con questa consapevolezza che gli interventi a favore dei minori devono essere considerati come un importante investimento capace di generare un ritorno anche in termini socio-economici nel lungo periodo.

Si rafforzano, ma continuano a non bastare per tutti i bambini che ne avrebbero bisogno, le misure messe in campo dal governo contro la povertà. Il 41% dei minori in povertà assoluta non sarà raggiunto dalla misura al suo avvio il prossimo gennaio. E’ una vera emergenza del nostro Paese che richiede di definire con grande attenzione i bisogni centrali del bambino e soprattutto nuove regole della relazione di aiuto che possano realmente portare un cambiamento nella vita dei bambini e delle loro famiglie.

Nei saluti istituzionali l'onorevole Sandra Zampa ha messo in guardia sulla condizione strutturale di povertà minorile a cui si è giunti, una condizione da cui è difficile uscire perché occorre un impegno molto più massiccio e investimenti molto superiori. “Non credo sia tollerabile che un Paese civile, settima potenza del mondo, continui ad avere oltre un milione di bambini in povertà assoluta. Non credo che possiamo tollerarlo e so che qui tutti condividiamo questa volontà e che se faremo di questa volontà un progetto comune vedremo sicuramente buoni e importanti risultati, non solo perché migliorerà la qualità dei nuclei familiari in difficoltà, ma perché migliorerà la qualità di vita di tutti e migliorerà questo Paese.” Filomena Albano, Autorità Garante Nazionale Infanzia, ha esortato a lavorare per superare la frammentarietà del nostro sistema e per far dialogare le misure nazionali fra di loro grazie a una cabina di regia unica, in questo l’autorità garante offre un contributo e il suo angolo visuale a 360°sull’infanzia e l’adolescenza. Il dialogo è necessario anche tra misure nazionali e locali, tra pubblico e privato sociale per ottimizzare gli sforzi e il risultato. Infine, si tenga conto della valutazione che è stata fatta del SIA poiché è utile in vista dell’attuazione del REI.


Gli interventi della giornata

La Conferenza si è aperta con alcune domande-guida che hanno stimolato l’intera giornata. Qual è la comprensione migliore che si può avere della povertà? Come oggi un’emergenza e una realtà di queste proporzioni ha bisogno di essere affrontata? Qual è l’approccio concettuale corretto? Qual è la metodologia che ne deriva? Marco Iazzolino, Consigliere Delegato di Fondazione L’Albero della Vita, ha moderato la mattina sollecitando i relatori su alcuni punti chiave: non vogliamo salvare i bambini ma vogliamo che i bambini ci aiutino a salvarci. Dobbiamo comprendere che al centro ci sono veramente i bambini non tanto gli strumenti che aiutano a salvare i bambini. Gli strumenti di cui parliamo oggi sono strumenti, l’obiettivo non è lo strumento, il REI non è l’obiettivo. L’obiettivo è creare le condizioni per un cambio effettivo, che metta al centro il bambino. Tuttavia sono strumenti che funzioneranno solo nella misura in cui ci sarà una visione condivisa. Riguardo anzitutto i bisogni e il tipo di aiuto necessario. I bambini sono veramente solo poveri e destinatari di un aiuto o sono soggetti di un aiuto che deve renderli capaci di autodeterminarsi?”

Patrizio Paoletti, presidente di Fondazione Patrizio Paoletti per lo Sviluppo e la Comunicazione, partner pedagogico di Fondazione L’Albero della Vita, si è soffermato su una più approfondita comprensione della povertà e delle sue origini a partire dalle funzioni dell’essere umano centrali al superamento della povertà: “oggi rispetto a ieri sappiamo che l’elemento centrale che unisce la nostra specie è la capacità di produrre il pensiero astratto e astrazione non è altro che capacità prefigurativa. Siamo in questa sala perché siamo certi di poter immaginare delle soluzioni per incidere ora sul futuro della nostra specie. Se non ci fosse questa certezza nella nostra vita qualsiasi convegno sarebbe inutile, qualsiasi azione sarebbe inutile perché priva di orientamento, cioè priva di prefigurazione, priva di previsione di risultato … Colui che vive il dramma, il disagio, la condizione della povertà vive una riduzione della sua possibilità di prefigurare. Non riesce a vedere per se stesso il futuro, non riesce a vedere se stesso cambiare il proprio futuro. … Impariamo comunque, sempre, da ogni cosa, quindi la dimensione famigliare è centrale, l’ambiente è centrale perché è l’ambiente che domina sulla crescita dell’individuo. Bisogna intervenire sull’ambiente creando un contesto diverso, perché il bambino impara lì dove vive e impara dalle abitudini, dalle manifestazioni, dai comportamenti con cui entra in contatto. Migliorare lo spazio di vita è risolvere la povertà all’origine.”

Ivano Abbruzzi, Presidente Fondazione L’Albero della Vita, sulla misura nazionale di contrasto alla povertà ha sottolineato che “il Rei è una grande conquista che ha il sapore del riconoscimento di dignità e di cittadinanza. Perché segni un reale passo di discontinuità con le logiche assistenziali del passato occorre che il sistema di inclusione attiva funzioni davvero. È però necessario capitalizzare i maggiori sforzi di tutti i livelli istituzionali per la riuscita di questo nuovo modello di contrasto alla povertà. È infatti indispensabile dar vita a un sistema di intervento sociale che promuova l’empowerment dell’intero nucleo familiare a partire dai genitori e che metta al centro il benessere, i diritti e le opportunità di sviluppo dei soggetti di minore età, veri beneficiari di qualsiasi misura.”

Fondazione L’Albero della Vita attiva dal 2014 con il programma nazionale di contrasto alla povertà Varcare La Soglia – in 5 città d’Italia, utilizza un approccio che riconosce alla famiglia un potenziale inespresso e le capacità di uscire dallo stato di povertà ed essere risorsa per se stessa, per i suoi componenti più piccoli e per la comunità. Obiettivo generale dell’intervento è la promozione della resilienza della famiglia e del minore, un processo dinamico in cui sviluppare le competenze necessarie per affrontare i cambiamenti e costruire il proprio futuro, favorendo il passaggio da una visione fondata sulle mancanze ad una fondata su progettualità e sulle risorse. Continua Ivano Abbruzzi “…è necessario aiutare orientando le persone in condizione di povertà a comprendere che il loro mondo interiore è strumento primo di un progetto di affrancamento dalla propria condizione, aiutare le persone è fare un’operazione importante che è ribaltare la visione del bisogno alla ricerca del valore. E’ un passaggio epocale nella mente delle persone nei percorsi di contrasto alla povertà”.

Dopo tre anni di lavoro in questa direzione, coniugando interventi di sostegno materiali, di supporto psicosociale, sostegno all’inserimento lavorativo e messa in rete delle famiglie, Fondazione L’Albero della Vita ha promosso in collaborazione con Human Foundation, il primo studio in Italia di valutazione di impatto e di costi-benefici del proprio programma di contrasto alla povertà minorile “Varcare La Soglia”. L’analisi prenderà in considerazione sia gli effetti che la povertà minorile ha nel presente sia gli effetti che si riflettono nel futuro del bambino aiutato (come il minor reddito, la maggiore esposizione a fenomeni di devianza e un peggiore stato di salute psico-fisica).

Federico Mento, CEO di Human Foundation, sulla collaborazione con l'Albero della Vita nella valutazione del programma Varcare La Soglia, ha detto che “la sfida che ci attende è ambiziosa, da un lato, attraverso la valutazione avremo modo di comprendere l'impatto del programma sulla vita dei beneficiari, alcuni elementi sull'efficacia dell'intervento sono già emersi nel corso dell'analisi qualitativa, soprattutto rispetto ai processi di empowerment delle famiglie. Dall'altro, intendiamo produrre una serie di dati ed evidenze che possano orientare il decisore pubblico nella programmazione degli interventi di contrasto alla povertà minorile. Sia a livello di PA che di società civile, emerge spesso un'interpretazione erronea del ruolo della spesa pubblica per il welfare, percepita come "improduttiva". Attraverso la valutazione crediamo si possa offrire una diversa prospettiva: le risorse a sostegno di politiche sociali efficaci sono a tutti gli effetti un investimento di lungo periodo, con implicazioni positive sia nelle vite dei beneficiari che nell'allocazione della spesa pubblica."


L'introduzione del REI: quali implicazioni?

La seconda sessione del mattino è stata dedicata agli interventi di alcuni esponenti istituzionali e si è concentrata sulle implicazioni relative all’avvio del REI. Leonardo Becchetti, Economista, Professore Ordinario Università Tor Vergata di Roma, ha contribuito ad arricchire le riflessioni su cosa è la povertà: “La povertà materiale è la misura di un fallimento relazionale, spesso all’origine c’è una povertà relazionale, una povertà di stimoli, una povertà di competenze, una povertà di fiducia in se stessi. Se vogliamo risolvere il problema della povertà dobbiamo contemplare l’opposto della povertà che è la ricchezza, soprattutto la ricchezza di stimoli, di competenze, di relazioni, la migliore rete di protezione contro gli shock relazionali... E dobbiamo imparare a misurare la multidimensionalità generata, in questo senso è importante il lavoro de L’Albero della Vita con Human Foundation.”

Carlo Borgomeo, Presidente impresa sociale Con I Bambini, è intervenuto anche sulla centralità della valutazione nei progetti finanziati attraverso il Fondo per il contrasto della povertà educativa, “chi presenta un progetto si deve porre il problema di come esso stesso misura l’impatto della sua attività. È una questione culturalmente molto importante. Come giudico molto importante il dibattito che si è sviluppato sulle metodologie. Non pensiamo che ci sia una sola metodologia ma una bella attenzione alla scientificità delle metodologie proposte ci vuole.”

Attraverso alcuni dati, Tito Boeri ha mostrato che mentre cresce l’incidenza della povertà tra le famiglie con figli aumentano i trasferimenti sociali destinati alle famiglie che non hanno figli o il cui capo famiglia ha età superiore a 65 anni. Inoltre, rispetto ai lavori della conferenza, “i temi che oggi sono stati affrontati, i dati che sono stati presentati, possono far riflettere molto sulla necessità di pensare di più ai bambini, alle famiglie con figli, nel modo con cui si distribuisce la spesa sociale all’interno del nostro Paese. C’è un problema di grande disattenzione nei confronti dei minori a tutti i livelli: sistema educativo, trasferimenti sociali, sistemi di assistenza, ed è qualcosa che deve essere affrontato. Di fronte a questa situazione è coraggiosa la scelta di istituire il ReI e di attribuirlo in modo preferenziale alle famiglie con minori.“

L'onorevole Ileana Piazzoni, XII Commissione Affari Sociali, Camera dei Deputati, relatrice alla Camera della legge delega, ha messo in guardia dal rischio che “il REI sia spazzato via dai comuni commenti del “ci vorrebbe ben altro” … Al momento metterei la firma perché quello che c’è sia mantenuto e se riusciremo ad attuarlo nel modo migliore possibile, che non vuol dire da qui a sei mesi. Ma il punto vero è concentrarci sull’inclusione sociale e porre l’attenzione sulla condizione dei minori … Continuare a lavorare come stiamo facendo, mettendo insieme le istituzioni, le associazioni, le fondazioni soprattutto nel tenere un monitoraggio partecipato è importante … però dobbiamo essere capaci di avere antenne e capire dove effettivamente possiamo riuscire.”

In particolare sulle condizioni dei servizi sociali, il presidente del Consiglio Nazionale Ordine Assistenti Sociali Gianmario Gazzi ha sottolineato che in media ci sono 1,3 assistenti sociali per comune (ca. 8000 comuni, 11.050 assistenti) e evidenziato alcune aree in cui bisognerebbe intervenire prioritariamente: “E’ necessario omogeneizzare la capacità di risposta ai problemi della povertà indipendentemente dal luogo dove si ha la (s)fortuna di nascere e vivere… vi sono intere zone del Paese che non sono coperte dal servizio sociale professionale, in particolare di quell’area di competenza prevista dal REI oggi completamente sguarnita con la funzione cruciale di costruire una relazione di fiducia con i nuclei familiari per avviare con loro un progetto personalizzato … La priorità deve essere data a una effettiva infrastrutturazione dei servizi attraverso maggiori investimenti sia sulla figura professionale dell’assistente sociale che sui servizi sociali nel loro insieme. Serve anche lavorare sinergicamente per far crescere ulteriormente le specifiche competenze attraverso una formazione che consenta di intercettare meglio i rischi legati ai quei mutamenti sociali che oggi definiamo spesso "epocali".

Roberto Rossini, portavoce di Alleanza contro la Povertà, ha evidenziato alcuni punti prioritari di lavoro emersi dal Rapporto di Valutazione dal SIA al REI realizzato dall’Alleanza contro la Povertà, a cui hanno partecipato diverse realtà tra cui L’Albero della Vita. I punti rimarcati da Rossini sono sei: primo, occorre rafforzare le strategie di implementazione del REI a livello regionale. Secondo, completare la governance valorizzando la relazione con il terzo settore. Terzo, migliorare l’accountability, la trasparenza affinché i dati disponibili siano patrimonio di tutti per conoscere le aree in cui intervenire. Quarto, rafforzare i modelli di presa in carico. Quinto, riporre al centro la povertà minorile. Sesto, rafforzare le competenze delle persone in povertà. Il REI inoltre funziona a condizione che funzionino altre filiere, dell’istruzione, della sanità, della formazione professionale.

Raffaele Tangorra, Direttore Generale Inclusione e Politiche Sociali, Ministero Lavoro e Politiche Sociali (in sostituzione del sottosegretario Franca Biondelli) ha sottolineato il significato di questa misura per il welfare del Paese: "È evidente qual è lo stato dei servizi in Italia, la difficoltà di percorsi di questo tipo riguarda anche paesi in cui lo stato dei servizi è migliore. La parola d’ordine è: cantiere. Stiamo aprendo un cantiere, stiamo aprendo una possibilità che fino a ieri non c’era. Il REI costituisce oggi, per il nostro sistema di welfare, una leva per il cambiamento.”


Il ruolo della Conferenza

Questa prima parte della conferenza ha generato stimoli orientati su cosa è la povertà e sulla necessità di spostare l’attenzione sul bambino, sulla povertà minorile che è un tema ancora sottostimato dalle istituzioni a vari livelli. Siamo di fronte a un problema di sostenibilità sociale futura senza precedenti dal dopoguerra in avanti. Siamo ancora molto centrati sul risolvere ciò che non va piuttosto che portare attenzione su ciò che è l’ingrediente di funzionamento - le capacità emotivo-relazionali, la capacità di prefigurare - e su ciò che aiuta il suo innesco – una relazione di fiducia e di supporto al progetto di crescita individuale e del nucleo familiare. Le condizioni attuali per la realizzazione della misura mostrano molti campi di miglioramento su cui lavorare, ma è chiara la volontà di un impegno ampio e sinergico da parte di tutti gli attori in campo presenti già in questa conferenza, testimoni di una visione, di un impegno convinto, protratto e condiviso verso il cambiamento di come pensare la povertà e di cosa occorre realmente per combatterla.

Infine, vi ricordiamo che potete consultare integralmente tutti gli interventi menzionati a questo linkIn un articolo che sarà pubblicato nei prossimi giorni approfondiremo le sessioni del pomeriggio della conferenza, durante le quali si è discusso dell’impegno del secondo welfare nella lotta alla povertà, del SIA in alcuni territori con uno sguardo all’avvio del REI, della valutazione del SIA (di cui vi avevamo parlato qui) che sarà proposta con un taglio più riferito alla dimensione del bambino e del suo nucleo familiare.

Per leggere la sintesi delle sessioni pomeridiane clicca qui.
 

 


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