POVERTÁ E INCLUSIONE /
Povertà educativa in Europa: c'è ancora molto da fare
Il nuovo rapporto di Save The Children descrive le difficoltà del Vecchio Continente per contrastare l'esclusione sociale dei più piccoli
07 marzo 2017

Il rapporto “Sconfiggere la povertà educativa in Europa. Fino all'ultimo bambino, presentato a dicembre 2016 al Parlamento Europeo e pubblicato lo scorso gennaio, analizza i meccanismi attraverso cui povertà educativa e materiale si rinforzano a vicenda influenzando negativamente il benessere e lo sviluppo dei bambini. Per far questo, Save the Children ha analizzato i dati (di fonte EU-SILC e OECD) relativi al rischio di povertà o esclusione sociale, alla performance scolastica, all’abbandono scolastico e all’accesso ai servizi per l’infanzia. Inoltre, Save the Children ha realizzato una serie di workshop coinvolgendo circa 300 bambini con differente background socio-economico in Germania, Islanda, Italia, Paesi Bassi, Norvegia, Romania, Spagna e Svezia. Di seguito si riportano solo alcuni dei dati più rilevanti contenuti nel rapporto.


Povertà materiale e povertà educativa

Save the Children definisce la povertà educativa come un “processo che limita il diritto dei bambini a un’educazione e li priva dell’opportunità di imparare e sviluppare competenze cognitive e non cognitive di cui avranno bisogno per avere successo in un mondo che sta cambiando rapidamente” (p. 6).

La povertà educativa si lega strettamente alla povertà materiale. I bambini che provengono da famiglie svantaggiate hanno infatti più probabilità di conseguire peggiori risultati a scuola, hanno meno possibilità di partecipare ad attività (sociali, culturali e ricreative), di svilupparsi emotivamente e di realizzare il proprio potenziale.

Una volta diventati adulti, questi bambini incontrano poi maggiori difficoltà ad attivarsi nella società e a trovare lavori di qualità. Quello fra povertà educativa e materiale è allora un circolo vizioso, dato che la prima alimenta la seconda e viceversa.


Il rischio di povertà o esclusione sociale

Nei paesi dell’Unione Europea, più di 26 milioni di bambini (28%) sono a rischio di povertà o esclusione sociale. Il rischio di povertà aumenta quando i bambini vivono con un solo genitore (+11 p.p.) o in famiglie numerose (+6 p.p.). Quasi un bambino su 10 è in condizione di povertà grave, ovvero vive in famiglie con un reddito del 40% inferiore al reddito mediano nazionale.

Nessun paese membro sembra immune da questo fenomeno (figura 1). La percentuale di bambini a rischio di povertà ed esclusione sociale raggiunge (e in alcuni casi supera) il 35% in Bulgaria, Ungheria, Grecia, Spagna e Lettonia e arriva persino al 51% in Romania.

Anche nei paesi del Nord Europa e nei Paesi Bassi, tradizionalmente caratterizzati da un basso livello di disuguaglianza socio-economica e dalla presenza di sistemi di welfare molto sviluppati, la percentuale di bambini a rischio di povertà o esclusione sociale varia fra il 12% e il 17%.
 

Figura 1. Bambini a rischio di povertà ed esclusione sociale (anno 2014)
Fonte: Save the Children (2017), Sconfiggere la povertà educativa in Europa (p. 12)



Il rischio di povertà ed esclusione sociale è più alto fra i bambini (28%) piuttosto che fra gli adulti (24%). Solo in nove paesi (Danimarca, Cipro, Slovenia, Estonia, Finlandia, Norvegia, Svezia, Germania, Croazia) gli adulti sono più a rischio di povertà o esclusione sociale rispetto ai bambini (figura 2).


Figura 2. Differenza nel rischio di povertà o esclusione sociale tra i bambini e gli adulti (anno 2014)
Fonte: Save the Children (2017), Sconfiggere la povertà educativa in Europa (p. 14)


L’assistenza all’infanzia

Per spezzare il circolo vizioso fra povertà materiale e povertà educativa è necessario affrontare la disuguaglianza delle opportunità nell’infanzia, rimuovendo le barriere che impediscono ai bambini di sviluppare competenze e capacità. Per questo, sottolinea il rapporto, è fondamentale investire sui servizi di assistenza ed educazione per l’infanzia. I paesi che non si attivano oggi per sostenere i bambini svantaggiati, nel futuro mostreranno disparità sociali ancora più evidenti.

A livello europeo però solo il 28% dei bambini ha accesso a un asilo nido (figura 3) e in ben undici paesi il tasso di copertura per questo tipo di servizi è inferiore al 20%. In Slovacchia, Polonia, Repubblica Ceca e Romania, meno del 10% dei bambini di età compresa fra 0 e 3 anni frequenta un nido.

Figura 3. Percentuale di bambini che usufruisce di servizi di assistenza all’infanzia (anno 2014)
Fonte: Save the Children (2017), Sconfiggere la povertà educativa in Europa (p. 30)


Conclusioni e raccomandazioni

Il rapporto si chiude con una lunga serie di raccomandazioni (rivolte ai paesi membri e alle istituzioni europee) che, in estrema sintesi, rimandano alla necessità di: 1) favorire la partecipazione dei bambini alle decisioni che li riguardano; 2) affrontare la natura multidimensionale della povertà minorile con un approccio integrato e basato sui diritti dei bambini; 3) investire nell’assistenza e nell’educazione all’infanzia; 4) stanziare fondi per realizzare i diritti dei bambini e proteggere questi fondi dai tagli finanziari (ad esempio escludendo questo tipo di investimenti dal Patto di stabilità e crescita).


Riferimenti

Il rapporto Sconfiggere la povertà educativa in Europa. Fino all’ultimo bambino
 

 


“Fino all’ultimo bambino”: tutti uniti contro la povertà educativa in Europa

Le proposte di Save the Children sull'uso del Fondo per la Povertà educativa

L'impietosa condizione dei minori che vivono in Italia
 
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