POVERTÁ E INCLUSIONE /
Il Casellario dell’Assistenza in Lombardia: intervista all'Assessore Garavaglia
Con questa intervista all’Assessore regionale all’Economia, Crescita e Semplificazione continua il nostro approfondimento sullo strumento
21 dicembre 2016

Dopo le interviste a Antonio Pone, direttore di Inps Lombardia, e Roberto Scanagatti, Presidente di Anci Lombardia, continuano i nostri approfondimenti dedicati al Casellario dell'Assistenza di Regione Lombardia, un’anagrafe generale delle prestazioni assistenziali che mira a offrire una base conoscitiva utile a migliorare gli interventi in questo settore.

Nonostante sia stato introdotto nel 2010 e attuato nel 2014, il Casellario è ancora al palo: pochissimi Comuni finora hanno infatti trasmesso i propri dati. Il principale limite è dato dal fatto che, una volta inseriti i dati, i comuni potranno accedere alle informazioni relative ai trasferimenti Inps solo a livello aggregato. I dati riguardanti i benefici ricevuti da un determinato utente sono infatti tutelati dalla privacy.

La necessità di disporre di un database delle prestazioni che i diversi enti erogatori rivolgono a un soggetto è tuttavia ampiamente riconosciuta. Per questa ragione, la Regione Lombardia ha istituito le “Cartelle Sociali Informatizzate”. Anche in questo caso però, l’implementazione dello strumento è ostacolata dall’impossibilità di accedere ai dati Inps. Senza questi dati, le cartelle sono destinate a rimanere uno strumento parziale. Di questa questione ne abbiamo discusso con l’Assessore all’Economia, Crescita e Semplificazione della Regione Lombardia Massimo Garavaglia.


Come è nata l’idea di istituire le Cartelle Sociali?

L’idea è nata quando abbiamo introdotto il Reddito di Autonomia. In quella fase è emersa la necessità di disporre di dati condivisi, al fine di migliorare le azioni di sostegno. Giusto per fare un esempio, l’Acli ha fatto un’analisi sulla città di Milano e ha evidenziato che in questo contesto ci sono più di quaranta soggetti che erogano prestazioni a carattere sociale. Siamo quindi di fronte a una situazione in cui un soggetto potrebbe ottenere quaranta volte un’agevolazione e magari un altro soggetto che si trova nelle stesse condizioni socio-economiche non accede a nessuna agevolazione. Per questa ragione è fondamentale mettere in rete i dati. L’esigenza è nata appunto da questo.


Può spiegarci quali sono i principali elementi che caratterizzano le “Cartelle Sociali”?

Le cartelle sociali dovrebbero riguardare le prestazioni erogate dai comuni, dalla regione (in particolare dalle Ats) e dall’Inps. Per quanto riguarda le prestazioni erogate dai comuni, la regione ha attivato un protocollo con l’Anci per lo sviluppo del digitale nel territorio regionale. In particolare, abbiamo realizzato un’analisi di quello che già esisteva, ad esempio sperimentazioni portate avanti dai comuni (singoli o associati) o dalle province. Alla luce di questa analisi abbiamo definito un percorso che ha previsto in primo luogo l’emanazione di linee guida volte a garantire uno standard uniforme che consenta ai sistemi di parlarsi. Questi passaggi ci stanno permettendo di mettere in rete i dati alimentati dai comuni e dalla regione. Manca però il terzo soggetto, l’Inps.


Per quali ragioni?

Abbiamo chiamato l’Inps al tavolo perché abbiamo la necessità di accedere ai loro dati. Sono mesi che attendiamo una risposta da parte loro. Senza questi dati rischiamo di offrire una prestazione a un soggetto che magari già riceve un sostegno dall’Inps. Questo significherebbe sprecare risorse e, in un momento in cui le risorse sono scarse, sarebbe un grave errore. Da mesi, abbiamo allora chiesto all’Inps di attivare una collaborazione. Fra regione e comuni riusciamo ad avere un set di dati condivisi e si lavora in un certo modo. Tuttavia, se l’Inps non consente l’accesso ai suoi dati, il lavoro è destinato a rimanere a metà. Noi siamo disponibili a cedere i nostri dati all’Inps, ma avremmo la necessità di accedere ai loro. Ripeto, l’Inps eroga numerose prestazioni sociali, se non possiamo disporre di queste informazioni le cartelle sociali rimarranno necessariamente incomplete.


Può spiegarci quali sono le differenze fra le Cartelle Sociali e il Casellario dell’Assistenza?

Possiamo immaginare la cartella sociale come una sorta di cartella clinica in cui si fa una fotografia del soggetto, dei suoi bisogni e si definiscono le possibili soluzioni. Il Casellario dell’assistenza ha più o meno gli stessi obiettivi. Tuttavia, attraverso le Cartelle Sociali è possibile ottenere informazioni circa le prestazioni erogate a ciascun utente. Al contrario, per come è organizzato al momento, il Casellario dell’Assistenza offre ai comuni solo indicazioni sulle prestazioni che sono erogate in un determinato territorio senza fornire informazioni specifiche sui singoli beneficiari di queste prestazioni. In sostanza il problema è che noi diamo la possibilità all’Inps di accedere ai nostri dati e aspettiamo da mesi che l’Inps ci riconosca la possibilità di accedere ai loro, in modo da realizzare un’azione integrata.


Il problema riguarda l’Inps nazionale o l’Inps Lombardia?

L’Inps Lombardia può fare da stimolo all’Inps nazionale perché questo percorso sia avviato. Dato che nella nostra regione le cose spesso sono più veloci che a Roma, la Lombardia con i suoi comuni è disponibile a fare da pilota per questo progetto. Noi abbiamo chiesto all’Inps Lombardia di intervenire, l’Inps Lombardia a sua volta si deve interfacciare con l’Inps nazionale. Purtroppo però sono mesi che aspettiamo una risposta su questo punto. Se non otterremo una risposta positiva dall’Inps, le Cartelle Sociali rimarranno necessariamente uno strumento parziale.


A parte le difficoltà con l’Inps, l’implementazione delle cartelle ha trovato o sta trovando delle resistenze?

No, sul tema c’è un clima molto favorevole, con i comuni non c’è nessun tipo di difficoltà, anzi tutti hanno interesse a far partire uno strumento di questo tipo e con Anci Lombardia abbiamo un rapporto consolidato che ci consente di fare delle buone cose. Il muro di gomma è a Roma


In che modo la regione sta supportando i comuni nel trasferimento dei dati alle cartelle?

Con i comuni abbiamo condiviso un percorso che ha portato all’emanazione di linee guida volte a garantire l’uniformità dei dati raccolti e a rendere possibile la comunicazione fra banche dati.


Sono state stanziate risorse?

Abbiamo un set generale di risorse dedicate alla collaborazione con i comuni. Non si tratta tuttavia di un finanziamento specifico destinato esclusivamente all’implementazione delle cartelle.


In sostanza, in questo momento i comuni sono chiamati a trasmettere i dati sia alle Cartelle Sociali sia al Casellario dell’Assistenza?

Sì, sì tratta di un lavoro doppio. Come al solito ai comuni si chiede di fare un doppione.


Mi sembra che dalle sue parole trapeli un certo pessimismo, è così?

In una riunione di due anni fa con il Ministro Poletti, io e altri esponenti delle regioni italiane abbiamo sottolineato la necessità di far parlare le banche dati Inps con quelle che erano in via di definizione a livello territoriale. Purtroppo siamo all’anno zero. Dopo due anni siamo ancora qui a discutere di questo e rimaniamo in attesa di una risposta. È evidente che siamo un po’ pessimisti.

 


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