POVERTÀ E INCLUSIONE /
Diseguaglianze sociali e povertà educativa nel nuovo contratto di Governo
Il nuovo Esecutivo come intende affrontare queste sfide?
15 giugno 2018

Dal Rapporto annuale 2018 a cura dell’Istat emerge un Paese in crescita, ma con profonde diseguaglianze economiche che attraversano i territori e le diverse classi sociali. Questo dato emerge anche dall’ultimo Rapporto dell’Asvis, l'Alleanza italiana per lo sviluppo sostenibile, che analizza gli indicatori che monitorano l’andamento dei 17 obiettivi dell’Agenda 2030 dell’Onu. Sebbene si registri un miglioramento per l’obiettivo 4, quello sulla quality education, rimane allarmante l’indicatore che misura l’obiettivo 1 rispetto alla povertà e alle diseguaglianze sociali.

Diseguaglianze sociali e povertà educativa sono però facce diverse della stessa medaglia, tanto che il miglioramento dei servizi per la prima infanzia è oggi parte di strategie più generali per la diminuzione delle diseguaglianze sociali di OECD, Unicef e Unione Europea. La letteratura sottolinea, infatti, come i benefici degli investimenti in capitale umano diminuiscano al crescere dell’età. Dall’ultimo rapporto sulla povertà educativa curato da Save The Childrenla frequenza al nido e alla scuola dell’infanzia emerge come fattore rilevante per la promozione della resilienza, in particolare per bambini che provengono da contesti svantaggiati.

L’importanza di intervenire su questo tema sembra essere accolta dal Governo recentemente insediato, che dedica un paragrafo del proprio programma alle politiche per la famiglia e la natalità. Dalla lettura del paragrafo emergono alcune questioni rilevanti. In particolare, rispetto all’accesso ai servizi, alla promozione della conciliazione tempi di vita e tempi di lavoro e alla tipologia di servizi da mettere in campo, tutti temi di grande attualità per la pianificazione e il miglioramento dei servizi per la prima infanzia.

Il potenziamento dell’accesso ai servizi è questione fondamentale. Prevedere il “sostegno per servizi di asilo nido in forma gratuita a favore delle famiglie italiane” (non si entra in questo articolo nel merito di cosa significhi la categoria “italiano”) sembra non rispondere appieno alla necessità di garantire ai bambini l’accesso ai servizi per la prima infanzia come misura di contrasto sin dalla tenera età a forme di povertà e di disuguaglianza sociale. Anzi, sembra una misura che potrebbe esacerbare diseguaglianze economiche e sociali.

Particolare attenzione al tema della maternità, in relazione in particolare all’inserimento lavorativo delle donne. Se questo è un tema fondamentale che attraversa la questione della parità di genere, il tema della conciliazione tempi di lavoro-tempi di vita sembra però essere risolta nella sola questione del ruolo della maternità, mentre nessuna attenzione viene spesa per il tema della paternità. Viene il dubbio che il sottinteso culturale a questa idea sia che la cura dei figli sia un’attività che riguardi prettamente la donna.

Inoltre, la tipologia di servizi a cui sembra si faccia riferimento è quella dei trasferimenti monetari alle famiglie, modalità di intervento che ha caratterizzato il modello di welfare italiano, che demandava alla famiglia competenze e tempo per la cura dei figli e degli anziani attraverso incentivi monetari. La letteratura ha evidenziato diverse criticità di questo modello di intervento, laddove la famiglia ha necessità di essere sostenuta nella gestione di momenti fondamentali del proprio percorso di vita, quale per esempio la nascita di un bambino, e non esclusivamente di incentivi finanziari. Infine, il tema dei servizi per la prima infanzia sembra essere poco integrato con il tema di una compiuta riforma del sistema scolastico italiano, questione ancora di fondamentale importanza per la costruzione di progettualità di lungo periodo sia rispetto al bambino, che alla famiglia più in generale.

La riflessione e l’innovazione dei servizi per la prima infanzia ha prodotto diverse importanti esperienze, sia regionali, come l’esperienza dell’Emilia Romagna, che nazionali, come il bando Prima Infanzia promosso dall’impresa sociale Con i Bambini. Il bando promuove progetti che sperimentano nuove tipologie di servizi che mettano in rete servizi educativi, famiglie, scuole e territorio, superando dunque l’idea del mero trasferimento monetario e sostenendo il capitale economico e sociale della famiglia. Altra tipologia di progetti sperimenta invece nuove forme di integrazione e continuità tra servizi, creando reti tra servizi per la prima infanzia, sistema scolastico, famiglie e enti locali che riflettono e progettano il futuro dei bambini, ovvero il futuro delle comunità. 

Human Foundation è impegnata nella valutazione di questi interventi, attraverso la quale sarà possibile comprenderne l’efficacia nella riduzione delle diseguaglianze sociali e nel garantire eque possibilità a tutti i bambini, nonché la sostenibilità economica e sociale degli interventi stessi. I risultati di queste esperienze saranno utili a comprendere come affrontare il tema della diseguaglianza economica e sociale sin dalla prima infanzia, contribuendo in maniera costruttiva al dibattito politico e alle progettualità che impegneranno il nuovo Governo.

 


Nuotare contro corrente. Povertà educativa e resilienza in Italia

Alleanza contro la povertà: così vorremmo vedere crescere il ReI

Scommettere sul Sud e sui bambini: l'unico azzardo possibile

Al bando le povertà! Cariplo invita Milano a trovare "ricette di quartiere" per contrastare la povertà

Povertà educative: il ruolo della valutazione d'impatto

Povertà minorile: ora il secondo welfare può diventare protagonista