POVERTÁ E INCLUSIONE /
Delega Povertà: i 7 punti del Memorandum
Governo e Alleanza contro la povertà siglano un Memorandum per l’attuazione della delega contro la povertà
14 aprile 2017

Oggi alle 11, il Presidente del Consiglio Paolo Gentiloni e il Ministro del lavoro e delle politiche sociali Giuliano Poletti hanno siglato un Memorandum con l’Alleanza contro la Povertà sull'attuazione della legge delega approvata lo scorso 9 marzo.


Il Memorandum, che è l’esito di un lungo percorso di confronto fra Governo e Alleanza, rappresenta una novità assoluta nel campo delle politiche di lotta alla povertà. Infatti, se per le politiche pensionistiche e del lavoro esiste ormai una tradizione di Memorandum firmati tra Governo e parti sociali, nelle politiche di lotta alla povertà dove (prima della nascita dell’Alleanza) la rappresentanza sociale non è mai stata strutturata, un Memorandum è stato siglato per la prima volta oggi.


I contenuti del Memorandum

Il Memorandum chiarisce che (per necessità legate alla coperture finanziaria) il decreto attuativo della delega sulla povertà non definirà i tempi dell’ampliamento in chiave universalistica della misura. Tuttavia Governo e Alleanza concordano che il percorso verso la progressiva estensione della misura (da realizzarsi attraverso la predisposizione di un Piano pluriennale di contrasto alla povertà) non debba interrompersi e che, già a partire dai prossimi provvedimenti di bilancio, debbano essere assicurate risorse utili alla definizione del Piano.

Nel complesso i contenuti del Memorandum riflettono due obiettivi di fondo. Il primo obiettivo è che l’accesso al REI e la definizione dell’importo del beneficio economico corrispondano il più possibile alle effettive condizioni dei richiedenti. Il secondo obiettivo riguarda invece la creazione delle condizioni necessarie a garantire la realizzazione dei percorsi d’inclusione sociale nei territori. Di seguito i sette punti lungo i quali si articola il Memorandum.

Criteri per determinare l’accesso dei beneficiari

Con il Memorandum, il Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali si impegna ad affiancare all’ISEE una soglia di accesso legata al reddito disponibile. In sostanza, per regolare l’accesso alla misura si considererà anche la parte reddituale dell’ISEE ovvero l’Indicatore della Situazione Reddituale (IRS). L’IRS terrà conto della scala di equivalenza e dei costi derivanti dai contratti di locazione.

L’introduzione di questo criterio consente di considerare il principale onere per le famiglie in povertà (il canone di locazione appunto) e le differenze territoriali, determinando un sostegno economico più adeguato per le famiglie in affitto. Inoltre, la presenza di una doppia soglia permette l’accesso al beneficio anche ai proprietari di prima casa che si trovano in condizione di povertà. Sono invece esclusi dal beneficio quanti possiedono un patrimonio immobiliare il cui uso consentirebbe di uscire dalla condizione di povertà.

Rispetto alle soglie di accesso, il Memorandum chiarisce che la soglia ISEE al di sotto della quale si può accedere alla misura non deve essere inferiore a 6.000 euro. Si tratta di una soglia pari al doppio rispetto a quella prevista per il Sostegno all’inclusione attiva (SIA) e intermedia rispetto a quelle fissate per la Social Card e l’Assegno di disoccupazione (Asdi). Con riferimento al reddito disponibile (ISR tenuto conto della scala di equivalenza) si ritiene invece che la soglia di riferimento non debba essere inferiore ai 3.000 euro.

I criteri per stabilire l’importo del beneficio

Per ragioni di equità, è necessario che l’importo del sostegno monetario sia differenziato in base al reddito. In sostanza, tale importo deve essere calcolato tenendo conto della differenza tra il reddito disponibile e la soglia di riferimento dell’ISR (tenuto conto della scala di equivalenza).

Il Memorandum chiarisce però che, per evitare disincentivi all’occupazione, tale differenza può essere coperta anche solo in parte. In sede di prima applicazione, comunque, tale quota non dovrà essere inferiore al 70%. Infine, l’importo della misura deve essere moltiplicato per la scala di equivalenza ISEE in modo da tener conto anche dell’ampiezza del nucleo familiare.

Meccanismi per evitare la trappola della povertà

Il Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali si impegna inoltre a introdurre dei meccanismi volti a evitare che la misura diventi un disincentivo alla ricerca di un’occupazione, prevedendo di continuare (almeno in parte) a concedere il sostegno economico anche a seguito di un incremento del reddito che li portasse a superare le soglie di riferimento.

Il finanziamento dei servizi per l’inclusione
Il Memorandum prevede l’introduzione (nel Fondo per la lotta alla povertà) di una specifica linea di finanziamento strutturale per i servizi d’inclusione sociale connessi al REI e che saranno realizzati a livello locale. Si tratta di una novità importante dato che per la misura attualmente sperimentata (il SIA) è stato previsto esclusivamente il ricorso a fondi europei che, per loro stessa natura, sono sperimentali. 

Il particolare, il Governo si impegna ad assicurare che la quota destinata all’attuazione dei servizi connessi al REI non sia inferiore al 15% della dotazione del Fondo per la lotta alla povertà e all’esclusione sociale. Considerando anche gli interventi di natura non strutturale, il Governo s’impegna ad assicurare che gli stanziamenti destinati ai servizi d’inclusione sociale e di attivazione sociale non siano inferiori al 25% della dotazione del Fondo per la lotta alla povertà e all’esclusione sociale.

Affiancamento ai territori e supporto tecnico

Il Memorandum richiama la necessità di istituire una struttura nazionale permanente che affianchi le amministrazioni territoriali e offra supporto tecnico, al fine di garantire la piena ed uniforme attuazione del REI. A questa struttura devono competere attività quali la promozione e il sostegno all’implementazione del REI a livello locale; il supporto nello sviluppo delle competenze necessarie a tal fine; la costituzione di una comunità di pratiche (per la condivisione e definizione di esperienze, metodi e strumenti di lavoro); la diffusione di linee guida, di protocolli formativi e operativi; la realizzazione di incontri informativi e di assistenza tecnica, di occasioni di confronto e condivisione dell’esperienza, in primis rivolti a responsabili ed operatori; interventi di tutoraggio (in accordo con le regioni interessate) delle realtà locali in difficoltà nella realizzazione del REI.

Monitoraggio

Il Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali si impegna a presentare un piano operativo per la realizzazione delle attività di monitoraggio continuo del REI entro la fine del 2017 e comunque in tempo utile per garantirne l’utilizzo in sede di riparto del Fondo povertà per la quota dedicata ai servizi. Questo piano definirà le modalità operative per la raccolta dei dati e i soggetti coinvolti e gli indicatori quantitativi e qualitativi da utilizzare per la verifica dell’effettiva realizzazione del livello essenziale REI.

La forma di gestione del REI
Il Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali (fatte salve le valutazioni dei competenti livelli territoriali di governo) si impegna a prevedere che in tutto il territorio nazionale la gestione del REI spetti ai comuni associati (ambiti sociali). Il Memorandum chiarisce però che la definizione delle forme di gestione associata resta di competenza regionale.

 


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