6 ' di lettura
Salva pagina in PDF

C’è tempo fino al 31 marzo per presentare la domanda per l’Assegno Unico Provinciale, lo strumento introdotto dalla Provincia autonoma di Trento per contrastare la povertà e garantire a tutti i nuclei familiari una condizione economica sufficiente a soddisfare i propri bisogni.

Per questa prima fase, iniziata operativamente lo scorso 1° gennaio, la raccolta delle domande è partita a metà ottobre 2017 e terminerà il prossimo 31 marzo. Successivamente a tale data, quando la misura sarà ormai a regime, le domande potranno essere presentate annualmente nel periodo compreso fra il 1° luglio e il 30 novembre dell’anno di riferimento.

La richiesta del beneficio deve essere presentata, da un componente il nucleo familiare, presso l’Agenzia provinciale per l’assistenza e la previdenza integrativa, anche tramite gli sportelli periferici di assistenza e informazione al pubblico della Provincia o dagli istituti di patronato o assistenza.

Che cos’è l’assegno unico

L’Assegno unico provinciale è stato istituito con la Legge Provinciale di Stabilità per il 2017 (Legge Provinciale 29 dicembre 2016, n. 20) e disciplinato nei dettagli dal regolamento attuativo approvato dal Presidente della Provincia il 12 settembre 2017 (15-68/2017).

L’assegno unico ha lo scopo di sostituire ed estendere le misure già esistenti, in particolare con riferimento al mantenimento, cura, educazione e istruzione dei minori (o soggetti equiparati), i servizi di prima infanzia e al sostegno ai nuclei familiari che al loro interno hanno invalidi civili, ciechi civili e sordi.

L’assegno è stato presentato come la prima misura non categoriale contro la povertà in Italia che si rivolge prevalentemente alle famiglie con figli. Il target di riferimento però non è rappresentato solo dalle famiglie economicamente più deboli, ma anche da quei nuclei del ceto medio che possono trovarsi in situazione di difficoltà nel percorso di crescita dei propri figli.

L’assegno si articola in una “quota universalistica di sostegno al reddito” che mira a garantire una condizione economica sufficiente a soddisfare i bisogni generali della vita dei nuclei familiari e in una “quota diretta a sostenere la spesa necessaria al soddisfacimento di bisogni particolari della vita” riguardanti: 1) il mantenimento, la cura, l’educazione e l’istruzione dei figli minori; 2) l’accesso ai servizi relativi alla prima infanzia; 3) il sostegno alle esigenze di vita dei componenti invalidi civili, ciechi civili e sordi del nucleo familiare.

Le risorse e i beneficiari

A partire dal 2018, le risorse dedicate all’assegno unico ammontano a circa 75 milioni di euro. Questa cifra è il frutto della convergenza di risorse in precedenza dedicate al reddito di garanzia, all’assegno regionale al nucleo familiare, al contributo servizi prima infanzia e all’assegno integrativo destinato agli invalidi. A queste risorse si aggiungono quelle derivanti dalla mancata previsione (a partire dal 2018) della detrazione fiscale sull’addizionale regionale per i figli a carico.

Secondo le informazioni fornite dall’Ufficio stampa della Provincia di Trento, rispetto alle risorse precedentemente stanziate, l’assegno unico prevede un incremento di 4 milioni di euro per il sostegno al reddito, di 10,5 milioni di euro per il sostegno dei nuclei familiari con figli e di 3,5 milioni di euro per il sostegno alle persone invalide ed in particolare a quelle più gravi.

La Provincia autonoma di Trento ha stimato che le persone interessate dalla misura saranno circa 7.000 per il sostegno al reddito, 32.000 per il mantenimento dei figli, 3.000 per l’accesso ai nidi d’infanzia, 7.800 nel caso dei disabili; e questo fatte salve le sovrapposizioni di soggetti beneficiari.

Per assicurare l’universalità e l’equità della misura, l’accesso è regolato da un indicatore della condizione economica familiare (ICEF) costruito a partire da dati e informazioni di natura reddituale, patrimoniale e anagrafica che consentono di valutare la condizione dei nuclei familiari.


Il sostegno al reddito

La quota destinata al sostegno del reddito si rivolge alle famiglie in condizione di difficoltà economica e a rischio di fragilità. Rispetto alle altre, questa quota si caratterizza per una maggiore stabilità dato che può essere concessa per durate annuali. Questa previsione risponde all’obiettivo di offrire alle famiglie un tempo adeguato per costruire un progetto di vita potendo contare su un intervento di sostegno duraturo.

Per accedere alla misura, il richiedente deve essere in possesso di una serie di requisiti:

  • ICEF fino a 0,16
  • Residenza nella Provincia autonoma di Trento al momento della domanda e per tre anni consecutivi nel decennio precedente
  • Inserimento in una “struttura residenziale a carattere socio-assistenziale” che non è però sufficiente a garantire la copertura integrale dei bisogno
  • Rispetto, da parte di tutti i componenti del nucleo, degli eventuali adempimenti di condizionalità: lavoro/progetto sociale
  • Assenza nel nucleo di componenti che hanno rilasciato dichiarazioni false per la richiesta di Assegno unico provinciale.

Inoltre, il nucleo deve soddisfare almeno uno dei seguenti requisiti:

  • Nessun componente con capacità lavorativa
  • Almeno un componente con capacità lavorativa con 3 mesi di copertura previdenziale obbligatoria/maternità dal 01-07-2016
  • Adesione al progetto sociale per nuclei con problematiche complesse

Gli individui con “capacità lavorativa” hanno fra i 18 anni e l’età della pensione e non sono: 1) care giver, 2) studenti, 3) soggetti coinvolti nel servizio civile; 4) donne in gravidanza, 5) titolari di pensione diretta derivante da versamenti obbligatori; 6) persone non collocabili al lavoro.

Una volta ottenuto il beneficio, per poterne usufruire nel corso del tempo, è necessario che i componenti del nucleo familiare che non sono occupati, ma possono assumere (o riassumere) un ruolo lavorativo, si attivino per superare la condizione di bisogno.

Il beneficio è infatti soggetto al principio della condizionalità. Nel caso dei nuclei familiari in carico ai servizi sociali, la condizionalità si esprime nel rispetto del “progetto sociale” che definisce una serie di impegni tra i quali può essere prevista anche la partecipazione ad attività di cittadinanza attiva. Nel caso dei nuclei che non sono in carico ai servizi e sono idonei allo svolgimento di un’attività lavorativa, è realizzata la profilazione presso i centri per l’impiego al fine di stimare la “difficoltà occupazionale”. Coloro che hanno un indice di difficoltà occupazionale “basso”, “medio” o “alto” devono sottoscrivere la dichiarazione di immediata disponibilità all’accettazione di un impiego e il patto di servizio personalizzato con l’Agenzia. I soggetti che hanno invece un indice di difficoltà occupazionale “molto alto” devono partecipare a iniziative o attività di cittadinanza attiva promosse dagli enti locali o dai soggetti del terzo settore. Il mancato rispetto della condizionalità determina l’interruzione dell’erogazione dell’assegno e l’impossibilità di presentare una nuova domanda per un periodo di tempo che è commisurato alla gravità della violazione.

Il sostegno al soddisfacimento di bisogni particolari della vita

Come detto in precedenza questa quota dell’assegno si articola in tre differenti benefici che mirano a supportare la genitorialità, a promuovere la partecipazione ai servizi per l’infanzia e le famiglie al cui interno sono presenti disabili.

La “quota a sostegno del mantenimento dei figli” si rivolge ai nuclei familiari in cui è presente un minore e garantisce un sostegno fino al raggiungimento della maggiore età. Si tratta di una novità importante dato che, precedentemente all’introduzione dell’Assegno unico, il beneficio rivolto alle famiglie con figli era valido fino ai 7 anni di vita del minore. Inoltre, l’Assegno unico sostiene tutte le famiglie e in particolare quelle numerose (da tre figli in su) attraverso uno specifico coefficiente familiare volto ad adeguare gli importi alle differenti condizioni di bisogno. La misura ha inoltre confermato la premialità per la nascita del terzo figlio attraverso un’erogazione una tantum che si aggiunge, al momento della nascita, all’assegno mensile.

I requisiti per accedere al beneficio sono:

  • ICEF fino a 0,30
  • Residenza nella Provincia autonoma di Trento al momento della domanda e per tre anni consecutivi nel decennio precedente
  • Presenza nel nucleo familiare di figli minori o soggetti equiparati ai figli minori

La quota a sostegno dei servizi per la prima infanzia mira a garantire l’accesso ai servizi per la prima infanzia (asili nido, nidi familiari o tagesmutter) prevedendo tariffe agevolate che vanno da 40 a 220 euro al mese. Questa misura rivede la tariffa massima del preesistente contributo “asili nido – tagesmutter – servizi acquisibili con voucher”, portandola da € 250,00 a € 150,00 per i nuclei con più figli minori; e riducendola del 50% per i nuclei in cui un genitore ha perso un lavoro precario.

I requisiti per beneficiare di questa misura sono:

  • CEF fino a 0,40;
  • Fruizione/ammissione ad uno dei servizi alla prima infanzia

Infine, la quota a sostegno dei componenti invalidi e civili ridisegna le misure di sostegno rivolte alle persone con invalidità per gli individui ed i figli appartenenti ad un nucleo familiare in una logica in cui il riconoscimento del bisogno è correlato alla gravità della disabilità.

In questo caso i requisiti di accesso riguardano:

  • CEF fino a 0,36;
  • Residenza nella Provincia autonoma di Trento al momento della domanda e per tre anni consecutivi nel decennio precedente;
  • Titolarità di almeno una delle prestazioni per invalidità di cui alla LP 7/1998;
  • Non essere ricoverato presso strutture sanitarie o socio-sanitarie per un periodo continuativo di almeno 30 giorni

I punti di forza della misura

Con riferimento ai punti di forza della misura, in primo luogo, si segnala che l’Assegno unico rappresenta un passo importante verso la costruzione di un sistema che mira a gestire unitariamente tutti i trattamenti di natura economica. L’Assegno unico è stato infatti introdotto con l’obiettivo di riunificare e sistematizzare misure preesistenti e rivolte, come detto, a persone e famiglie in difficoltà economica, alle famiglie con minori e ai disabili. Nel concreto, questa misura offre la possibilità di presentare un’unica domanda, cui segue un’unica procedura di valutazione, per l’accesso a più benefici. Si segnala inoltre che l’assegno è gestito dall’Agenzia provinciale per l’assistenza e la previdenza integrativa e questo permette di contenere anche la frammentazione sul fronte organizzativo-gestionale.

In secondo luogo, questa misura è stata armonizzata con quanto previsto dalla normativa nazionale. In particolare, l’assegno unico prevede la cumulabilità parziale con il Reddito di Inclusione (REI) e l’Assegno per i nuclei familiari con almeno tre figli (ex legge 448/1998). Ad esempio, ai nuclei beneficiari del REI spetterà un Assegno unico (per la quota A) pari alla differenza fra l’intervento statale e la misura provinciale se quest’ultima è superiore. Analogamente la quota dell’Assegno unico riguardante il sostegno ai figli non può essere cumulata integralmente con l’Assegno ai nuclei familiari con almeno tre figli (ex legge nazionale 448/1998). Il contributo provinciale è infatti ridotto dell’importo dell’assegno nazionale, mentre è pari a zero, se uguale o minore.

Ulteriori punti di forza della misura riguardano la durata continuativa delle prestazioni relative alla quota di sostegno al reddito che sono ora pari a 12 mesi. Si tratta di un aspetto importante se consideriamo che le misure precedenti si caratterizzavano per una frammentazione temporale. Infine, si segnala che attraverso l’assegno unico, la Provincia autonoma di Trento ha scelto di concentrare le risorse su un’unica misura volta al sostegno di bisogni specifici, piuttosto che su detrazioni fiscali e contributi indifferenziati.