POVERTÀ ALIMENTARE /
Il Programma Operativo italiano per il Fondo di Aiuti Europei agli Indigenti
Quattro le priorità d'intervento: povertà alimentare, deprivazione in ambito scolastico, deprivazione alimentare ed educativa, povertà abitativa
29 gennaio 2015

Aiuti alimentari per i più poveri, fornitura di materiale scolastico per famiglie in grave difficoltà economica, lotta alla deprivazione alimentare ed educativa di bambini e ragazzi che vivono in zone dell’Italia deprivate, sostegno materiale alle persone senza dimora e ad altre persone fragili: è questo, in sintesi, ciò che prevede il Programma Operativo italiano legato al Fondo di Aiuti Europei Agli Indigenti (FEAD), Programma Operativo che la Commissione Europea ha adottato lo scorso 11 Dicembre. Si tratta di un importante strumento di lotta alla povertà, grazie al quale l’Italia potrà spendere i 670 milioni di euro di risorse comunitarie provenienti dal FEAD - alle quali vanno aggiunti 118 milioni di euro di co-finanziamento nazionale - e destinate all’aiuto alimentare e al sostegno materiale di base per gli indigenti. Quella destinata all’Italia è la ripartizione del Fondo più alta tra i 28 paesi dell’ UE.


Il Regolamento del FEAD e i Programmi Operativi

Il Regolamento legato al Fondo di Aiuti Europei agli indigenti (Regolamento UE 2014/223), dopo aver attraversato un lungo e difficile iter all’interno delle istituzioni europee, e il cui testo finale è il risultato di complessi negoziati intercorsi tra i diversi attori del policy-making europeo, è stato approvato da Parlamento Europeo e Consiglio dell’Unione Europea l’11 Marzo 2014.

Il budget del FEAD ammonta a 3,8 miliardi di euro ai prezzi correnti per il periodo 2014-2020, risorse con le quali ogni Stato membro dell’UE potrà fornire aiuti alimentari e materiali di base a coloro che nell’Unione versano in una condizione di povertà estrema. Il FEAD rappresenta una misura innovativa nell’ambito della lotta alla povertà nell’Unione Europea sotto vari profili. In primo luogo esso contribuisce al rafforzamento delle politiche sociali dell’Unione Europea. In secondo luogo, tutti gli Stati Membri sono chiamati a cofinanziarlo e a utilizzarlo. In terzo luogo si tratta di uno strumento che dà la possibilità agli Stati membri di fornire ai poveri un aiuto più ampio del semplice, anche se fondamentale, aiuto alimentare già precedentemente fornito dall’UE attraverso il PEAD (Programma per la distribuzione di derrate alimentari agli indigenti), la cui attività è terminata il 31 Dicembre 2013.

Ad ogni paese è stata data la possibilità di stilare fino a due Programmi Operativi legati al FEAD, denominati con le sigle PO I e PO II. Il “Programma Operativo per la fornitura di prodotti alimentari e/o assistenza materiale di base” (PO I) sostiene la distribuzione di prodotti alimentari e/o la fornitura di assistenza materiale di base alle persone indigenti; il “Programma Operativo per l’inclusione sociale delle persone indigenti” (PO II), invece, sostiene quelle attività che non rientrano nel quadro delle misure attive a favore dell’inclusione nel mercato del lavoro (di cui si occupa maggiormente il Fondo Sociale Europeo (FSE), ma che hanno in ogni caso come fine l’inclusione sociale delle persone indigenti).

Grazie, in particolare, ai negoziati avvenuti durante il 2013 ogni Stato ha potuto scegliere se adottare un PO I e/o un PO II, e ha avuto la responsabilità di redigere i documenti dei programmi. L’applicazione delle misure previste dal Regolamento legato al FEAD è stata dunque molto flessibile. Così come flessibile è stata anche la modalità di ripartizione del budget del Fondo: dei 3,8 miliardi complessivi, una parte è stata ripartita obbligatoriamente tra tutti gli Stati membri dell’UE, mentre un’altra parte ha costituito una componente volontaria, la quale è stata ripartita solo tra quei paesi che hanno desiderato dedicare maggiori risorse al Fondo. Le risorse che alimentano il FEAD vengono detratte dall’ammontare dei Fondi Strutturali spettante a ciascun paese prima che questo venga ripartito tra i diversi fondi. L’Italia ha aderito alla componente volontaria, e ciò ha portato quasi a raddoppiare l’ammontare delle risorse UE legate FEAD ricevute, portandolo a 670 milioni di euro. Con l’aggiunta della quota di co-finanziamento nazionale l’Italia ha ora a disposizione circa 780 milioni di euro da spendere nel il periodo 2014-2020 per il sostegno agli indigenti.


I contenuti del PO italiano

Negli ultimi anni, in Italia, il livello di povertà ha raggiunto tassi davvero preoccupanti. Nel 2012 la quota di persone in condizioni di grave deprivazione era pari al 14,5 % della popolazione, quasi il 50% in più della media UE. Nel 2013 la situazione era rimasta grave, anche se appariva in lieve miglioramento, con una percentuale che scendeva al 12,4 %. Come noto, tuttavia, il territorio italiano presenta gravi squilibri sul piano economico e sociale, e infatti nel 2012 oltre il 23 % delle persone residenti nel Sud era in situazione di grave deprivazione, più del doppio rispetto a chi versava nelle stesse condizioni al Centro-Nord. La situazione appariva particolarmente grave per i più piccoli: sempre nel 2012 in Italia il 16,9% dei minori si trovava in condizione di deprivazione materiale. Infine, secondo le ultime stime disponibili, sono circa 47 mila e 600 le persone senza fissa dimora in Italia, di cui oltre la metà si concentra nei tre grandi comuni di Milano, Roma e Palermo (i dati citati sono contenuti nel Programma Operativo Italiano approvato dalla Commissione Europea nel Dicembre 2014, e fanno riferimento a dati Eurostat pubblicati il 5 Dicembre 2013).

Il Programma Operativo italiano ha previsto quattro forme di deprivazione materiale su cui intervenire: povertà alimentare, deprivazione materiale di bambini e ragazzi in ambito scolastico, deprivazione alimentare ed educativa di bambini e ragazzi in zone dell’Italia deprivate e deprivazione materiale dei senza dimora e altre persone fragili. A sostegno di ciascuna di queste quattro categorie è prevista una serie di interventi:
 

1) Povertà alimentare.

E’ prevista la distribuzione di beni alimentari alle persone indigenti. L’acquisto dei beni alimentari verrà eseguito attraverso apposite procedure di gara da AGEA (Agenzia per le Erogazioni in Agricoltura, che ricoprirà il ruolo di Autorità di Gestione del PO), che ha già gestito l’aiuto alimentare agli indigenti quando era in vigore il PEAD. I beni saranno depositati presso i magazzini delle Organizzazioni Partner accreditate presso AGEA (di seguito Op) che svolgono il ruolo di Capofila. Le organizzazioni capofila a loro volta li distribuiranno ai destinatari direttamente o attraverso la rete delle organizzazioni partner diffusa sul territorio analogamente a quanto avveniva per il PEAD. La distribuzione potrà riguardare anche prodotti alimentari acquisiti attraverso donazioni. A tal proposito verranno finanziate le attività di raccolta, trasporto, magazzinaggio e distribuzione, nonché attività di sensibilizzazione volte a sostenere la riduzione degli sprechi alimentari e ad incoraggiare le donazioni. Le organizzazioni partner potranno distribuire i beni attraverso cinque canali:

a. Organizzazione di servizi di mensa
b. Distribuzione di pacchi alimentari
c. Empori sociali
d. Distribuzione tramite unità di strada di cibi e bevande
e. Distribuzione domiciliare

Le attività relative alla deprivazione alimentare sono attuate in coordinamento con il “Fondo per la distribuzione di derrate alimentari alle persone indigenti” di cui all’art. 58 del Decreto Legge 22 Giugno 2012, n.83 (si veda anche più sotto).

2) Deprivazione materiale di bambini e ragazzi in ambito scolastico

Il governo ha ritenuto urgente intervenire per sostenere le famiglie più indigenti nella spesa per il materiale scolastico e per i libri di testo dei figli (i libri di testo sono distribuiti gratuitamente alle famiglie solo nella scuola primaria), spesa che può risultare per molti insostenibile. Agli studenti appartenenti a questi nuclei familiari si prevede di garantire la fornitura di materiale scolastico, che i destinatari selezioneranno e acquisteranno individualmente online sulla base dell’attribuzione di un credito. Ogni destinatario potrà scegliere il materiale tra una selezione di beni di assistenza materiale di base quali libri di testo, zaini, matite, vestiario idoneo per le discipline motorie scolastiche, etc.

3) Deprivazione alimentare ed educativa di bambini e ragazzi in zone deprivate

Si prevede di offrire pasti in scuole situate in contesti territoriali fortemente deprivati sia economicamente che socialmente, così da consentire da un lato l’apertura pomeridiana delle scuole perché vi si svolgano attività socio-educative e, dall’altro, di contrastare la povertà alimentare di bambini e ragazzi. Si evidenzia a tal proposito una stretta complementarietà tra queste misure e ciò che è stato previsto dal Programma Operativo Nazionale (PON) Istruzione nell’ambito del FSE. La fornitura di cibo in zone deprivate prevista dal PO legato al FEAD è infatti una misura importante che consente ai bambini, una volta terminate le lezioni regolari, di rimanere a scuola nel pomeriggio: qui si inseriscono le attività finanziate dal PON Istruzione, che saranno direttamente volte all’organizzazione di attività sociali ed educative pomeridiane. L’operato congiunto dei due Programmi avrà la finalità, oltre che di garantire un’attenzione particolare ai ragazzi, il cui percorso di crescita risulterebbe altrimenti messo a rischio dall’ambiente in cui vivono, di concorrere alla riduzione della dispersione scolastica. In questo caso il ruolo di organizzaizoni partner verrà svolto dalle Scuole o dalle relative Amministrazioni Locali.

4) Deprivazione materiale dei senza dimora e altre persone fragili

In questa categoria sono incluse persone che si trovano in una condizione di marginalità estrema, come persone senza dimora o in situazione di estrema precarietà abitativa, e altre persone o famiglie gravemente deprivate. Il programma prevede di finanziare interventi per la soddisfazione di bisogni immediati: la distribuzione di beni di prima necessità, come indumenti, prodotti per l’igiene personale, sacchi a pelo, kit di emergenza ecc…, e la distribuzione di altri beni materiali collocata all’interno di progetti più complessivi di accompagnamento finalizzati all’autonomia, come previsto dal Regolamento del FEAD. Un importante ruolo sarà svolto in questo caso dalle Città Metropolitane e dalle città con più di 250 mila abitanti, visto che è qui che si concentra in gran parte questa categoria di persone. A tal proposito, è significativo il fatto che gli interventi di distribuzione materiale siano complementari ai progetti di rafforzamento dei servizi di pronto intervento e di inclusione sociale, eventualmente rivolti alla medesima utenza, finanziati dal FSE nell’ambito dei Programmi Operativi Regionali (POR) a valere sul FSE e dei PON Città metropolitane ed Inclusione.

L’8 agosto 2014 il Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali informava che l’Italia rendeva disponibili in quella data le prime risorse del FEAD per un totale di 40 milioni di euro. "L'Italia – riportava il comunicato stampa del Ministero - risultava tra i primi paesi ad aver inviato il programma (il riferimento è all’invio, nel Giugno 2014, di una prima versione del documento, nda), ponendosi così le condizioni per rendere disponibili le risorse necessarie ad avviare gli interventi in attesa dei trasferimenti comunitari". L’Italia ha messo dunque in campo risorse nazionali per il sostegno agli indigenti. Si trattava di risorse “anticipate”: anche se in quella data, infatti, il Programma Operativo italiano non era stato ancora adottato dalla Commissione Europea, e quindi le risorse europee non erano ancora disponibili, l’Italia metteva a disposizione per il 2014 questa importante somma di denaro per permettere alle organizzazioni partner di avviare gli interventi sostenuti dal FEAD.


Un Programma Operativo complementare alle altre misure di lotta alla povertà attive in Italia

"Esprimo grande soddisfazione – concludeva nel comunicato stampa dell’ Agosto 2014 il Ministro del Lavoro e delle Politiche Sociali Giuliano Poletti riferendosi al FEAD - per la riattivazione di uno strumento così importante di sostegno materiale alle persone più fragili, in un momento storico di notevole difficoltà per il paese. Il Programma Operativo italiano legato al FEAD si inserirà in un più ampio Piano nazionale per la lotta alla povertà a cui intendiamo lavorare nel Programma dei Millegiorni (il Programma dei Mille giorni è stato presentato dal Governo Renzi nel Settembre 2014, ma non conteneva il Piano citato: la sua introduzione è stata evidentemente prevista in un periodo successivo, nda)".

Senza voler entrare troppo nel complesso mondo degli strumenti attivi sul territorio nazionale italiano nel campo della lotta alla povertà, è importante sottolineare come il FEAD in Italia andrà ad affiancarsi, risultando ad essi complementare, ad un serie di altri strumenti italiani ed europei che cercano di far fronte al fenomeno della povertà estrema: oltre ai già citat POR FSE e PON FSE Inclusione, Istruzione e Città Metropolitane, e alle misure promosse dagli Enti Locali, è doveroso segnalare quanto legiferato dal Governo Monti nel 2012 e anticipato più sopra. Con l’art. 58 del Decreto Legge 22 Giugno 2012, n.83 (il cosiddetto “Decreto Sviluppo”), infatti, veniva istituito presso AGEA il “Fondo per la distribuzione di derrate alimentari alle persone indigenti”, il quale finanzia i programmi nazionali di distribuzione di derrate alimentari alle persone indigenti nel territorio della Repubblica Italiana, gestisce le donazioni ed erogazioni liberali dei privati legate al cibo per gli indigenti, incentiva il recupero delle eccedenze alimentari all'interno della filiera alimentare e lotta contro gli sprechi alimentari. Le derrate alimentari del citato Fondo anche in questo caso sono distribuite agli indigenti mediante organizzazioni caritatevoli.

Le attività relative alla deprivazione alimentare e materiale saranno quindi attuate in coordinamento anche con tutti questi strumenti attivi sul territorio nazionale, in un regime di continua collaborazione con le molte organizzazioni partner del terzo settore, le ONG e le realtà di volontariato la cui quotidiana attività a fianco degli indigenti costituisce un elemento fondamentale su cui si costruisce la lotta alla povertà in Italia e in ogni altro paese dell’Unione Europea. 
 

*Le informazioni relative al Programma Operativo italiano sono estratte direttamente dal documento adottato dalla Commissione Europea l’11 Dicembre 2014, o rielaborazioni a partire dallo stesso. In diversi punti di questo lavoro l’autore si è avvalso dell’importante contributo offerto dalla dottoressa Cristina Berliri, Dirigente presso il Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali, Direzione Generale per l'inclusione e le politiche sociali, Divisione II - Politiche per l’inclusione e la promozione della coesione sociale. Si coglie l’occasione dunque per ringraziare la dottoressa Berliri per la disponibilità e la preziosa collaborazione sviluppatasi attraverso i contatti intercorsi durante il 2014. Per maggiori informazioni sull’attività del ministero è possibile visitare il sito internet http://www.lavoro.gov.it.

 

Riferimenti

Regolamento UE 2014/223 relativo al Fondo europeo di aiuto agli indigenti

Dati Eurostat sulla povertà in Europa (5 Dicembre 2013)

Art. 58 d.l. 83/2012 (c.d.Decreto Sviluppo) per istituzione del "Fondo per la distribuzione di derrate alimentare alle persone indigenti"

Comunicato stampa Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali sul il programma di aiuti agli indigenti


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Santo Silluzio | 03.02.2016
Piuttosto che fare una campagna pubblicitaria stupida e ripetuta fino alla nausea per l'innovativo modo di pagare il canone TV sarebbe molto più utile divulgare le iniziative meritevoli di grande apprezzamento relative agli aiuti ai meno fortunati. La stragrande maggioranza dei cittadini (non esclusi gli amministratori locali) non conosce le norme e le procedure istituite per accedere agli aiuti attivati dalla Comunità europea e dallo stato italiano.
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