INNOVACARE /
Donne immigrate e lavoro di cura: un welfare invisibile ma bisognoso di innovazione sociale.
Nel corso del primo convegno pubblico di InnovaCAre Claudia Zilli ha presentato la sintesi del proprio lavoro di ricerca svolto nei primi mesi del progetto.

Il 26 settembre si è svolto il primo convegno pubblico di InnovaCAre, nel corso del quale sono state presentate le principali linee di ricerca che saranno seguite nel corso del progetto. In tale occasione le tre Unità di Ricerca hanno presentato tre relazioni sulle analisi svolte nei primi mesi di InnovaCAre (partito nell'aprile scorso). 

Claudia Zilli, ricercatrice presso il Dipartimento di Scienze Sociali e Politiche dell'Università degli Studi di Milano e componente dell'Unità di Ricerca 2 (che si occupa della dimensione sociologica del fenomeno migratorio nell'ottica della Long Term Care) ha inquadrato il ruolo delle donne migranti nel “welfare invisibile”, approfondendo i vantaggi e i rischi che le figure professionali che si dedicano ai servizi domestici e di cura (le cosiddette colf e badanti) hanno nel nostro Paese.

Tale riflessione, così come le altre presentate nel corso del convegno, nei prossimi mesi sarà approfondita e aggiornata, assumendo la forma di working paper. Di seguito vi proponiamo l'executive summary del paper, mentre in calce è possibile scaricare la versione ridotta del documento e le slide utilizzate nel corso del convegno. 


Executive Summary

  • Secondo il Fondo delle Nazioni Unite per la Popolazione una persona su nove ha sessant’anni o più, ma si prevede che questa proporzione arriverà a una su cinque entro il 2050. In Italia, l’indice di invecchiamento in cinquant’anni è raddoppiato e le previsioni ci mostrano che nei prossimi cinquanta anni la crescita sarà significativa, portando tale indice a valori vicini al 35%.
     
  • Non solo un numero crescente di persone raggiunge una maggiore età anagrafica, ma aumenta anche il numero di anni durante i quali queste persone sono tenute a vivere nelle più diverse condizioni (in funzione per esempio del sesso e del luogo di residenza); e queste trasformazioni comportano importanti conseguenze soprattutto sui piani relazionale, lavorativo e assistenziale.
     
  • Diversi cambiamenti sociali, come lo stesso processo di invecchiamento della popolazione, la diversificazione dei tipi di famiglie e soprattutto l’aumento della partecipazione delle donne al mercato del lavoro extradomestico, hanno portato ad avere crescenti bisogni di Long Term Care (LTC) per gli anziani (in particolare quelli della così detta “quarta età” e/o affetti di malattie croniche o degenerative a lungo termine) e i membri non-autosufficienti del nucleo familiare.
     
  • Nei paesi con regimi di welfare tendenzialmente familisti, come il caso dell’Italia e altri paesi dell’Europa meridionale, basati principalmente su trasferimenti di reddito e sulla persistente centralità delle famiglie come fornitrici di servizi alle persone, le figure professionali dedicate ai servizi domestici e di cura (p.es. colf e assistenti familiari) hanno acquisito una grande rilevanza, consolidando un settore di lavoro di “nicchia” per lavoratrici/tori immigrati, soprattutto donne proveniente del Est Europa e del Sud America, rappresentando uno dei principali canali di inserimento lavorativo per queste persone, spesso a prescindere della loro qualifica professionale e condizione di (ir)regolarità.
     
  • Questa sorta di “welfare invisibile” presenta una serie di vantaggi in termini di flessibilità, cura in un ambiente privilegiatamente “familiare” e, potenzialmente, coinvolgimento emotivo sia da parte dei datori di lavoro (care manager) che dalle lavoratrici/lavoratori (care worker) e dei soggetti anziani (care receiver). Ma ciò presenta, allo stesso tempo, una serie di difficoltà che incidono sulle condizioni di lavoro e vita dei membri di questo “triangolo di cura”: alti livelli di informalità; carenza di skills adeguate ad affrontare i crescenti e sempre più complessi bisogni legati all’invecchiamento e alla malattia; scarsa valorizzazione della complessità del lavoro di cura; problemi di comunicazione interculturale; etc. Uno dei principali apporti del progetto Innovacare sarà indagare e confrontare le diverse prospettive dei membri di questo triangolo di cura.
     
  • Il lavoro di cura prestato da migranti mette a confronto le fragilità di almeno due attori vulnerabili: gli anziani che attraversano un processo di invecchiamento e i lavoratori (regolari o ancora più se irregolari) di origine straniera che attraversano un processo migratorio; senza dimenticare le famiglie (care managers), in particolare le donne adulte, che diventano -non senza difficoltà- mediatori (di parte) di queste due complesse realtà.
     
  • Esistono enormi opportunità per migliorare la sostenibilità di questo settore di LTC in costante crescita tramite l’applicazione di nuovi prodotti e processi di innovazione sociale, per esempio: professionalizzazione di nuove figure tramite percorsi formativi per richiedenti asilo e rifugiati; adozione di nuove applicazioni tecnologiche eHealth; creazione di nuove alleanze di finanziamento tra settori pubblico e privato; implementazione di progetti sociali indirizzati a incoraggiare un maggiore coinvolgimento della comunità.


Scarica

Sintesi del working paper "Donne immigrate e lavoro di cura: un welfare invisibile ma bisognoso di innovazione sociale".

Slide dell'intervento di Claudia Zilli e Paola Bonizzoni al convegno del 26 settembre

 

 


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