GOVERNI LOCALI / Regioni
Tempi di vita e di lavoro: un equilibrio possibile? Risultati e prospettive delle Intese di Conciliazione
A sei anni di distanza dal varo della prima Intesa nata in Conferenza Unificata, le soluzioni adottate dalle Regioni in tema di work life balance
16 dicembre 2016

Mercoledì 14 dicembre il Dipartimento per le Pari Opportunità ha organizzato l’evento di presentazione delle azioni realizzate dalle Regioni italiane all’interno delle Intese di conciliazione dei tempi di vita e di lavoro, stipulate nel 2010 e nel 2012 grazie ai finanziamenti stanziati dalla Conferenza con il “Fondo per le Politiche Relative ai Diritti e alle Pari Opportunità”. Gli oltre 50 milioni di euro messi a disposizione delle Regioni si sono tradotti in un’importante varietà di interventi: dagli asili nido in famiglia al tele-lavoro/smart working nella pubblica amministrazione, dai voucher per i congedi dei papà agli accordi territoriali, dalle associazioni di impresa alla creazione di profili professionali di consulenti di conciliazione. Vi raccontiamo com'è andato il convegno e quali tendenze significative sono emerse in sede di discussione.


Cosa sono le Intese di Conciliazione?

L’Intesa di Conciliazione sancita dalla Conferenza Unificata Stato-Regioni del 2010 - di seguito Intesa 1 - sancisce i criteri di ripartizione delle risorse, le finalità, le modalità attuative e il monitoraggio del sistema di interventi per favorire la conciliazione dei tempi di vita e di lavoro stabiliti dal Decreto del Ministro per le pari opportunità del 12 maggio 2009.

L'Intesa 1, con un budget di circa 40 milioni di euro, ha previsto in particolare che le Regioni, con il coordinamento del Dipartimento per le Pari Opportunità, attuassero sui propri territori iniziative in favore delle donne e degli uomini che lavorano e nel contempo svolgono compiti di cura in famiglia.

Sulla base dell’esperienza maturata nell’ambito dell’Intesa 1, nel 2012 è stata approvata l’Intesa 2 che, con un budget pari a circa 15 milioni di euro, ha finanziato progetti tesi a favorire la partecipazione di donne e uomini al mercato del lavoro e ad agevolare misure di conciliazione vita lavoro nelle imprese, nell’ottica di aumentarne la produttività. In questa seconda fase alcune Regioni, a partire da una diretta analisi del bisogno sui propri territori, hanno deciso di implementare misure di sperimentazione, altre hanno consolidato le azioni sviluppate con Intesa 1.


Cosa è successo in questi sei anni

Il convegno "Tempi di vita e di lavoro: un equilibrio possibile", organizzato a sei anni di distanza dall’avvio delle progettualità, ha avuto lo scopo di presentare le azioni svolte dalle Regioni, quali risultati abbiano ottenuto e se siano state efficaci, sostenibili e innovative.

All’interno del convegno, Variazioni Srl e Consedin Spa (che hanno supportato il Dipartimento per le Pari Opportunità nelle attività di valutazione e sistematizzazione) hanno presentato il report finale di sintesi delle misure attuate dalle Regioni e dei risultati ottenuti, mettendo in luce l’evoluzione negli approcci, la diversità delle scelte operate e i differenti impatti ottenuti dalle diverse Regioni.

Sono inoltre intervenute alcune amministrazioni centrali e regionali e stakeholder coinvolti nelle azioni realizzate attraverso le Intese, per discutere di quanto è stato fatto finora e sulle prospettive future della conciliazione vita lavoro.


I risultati della azioni: impatti, efficacia e sostenibilità

Per svolgere una valutazione sistematica delle numerose e variegate azioni progettuali, si è proceduto con una categorizzazione di queste in quattro macro aree: Maternità, Servizi, Flessibilità e Sperimentazioni. I dati analizzati sono stati raccolti attraverso le informazioni emerse dalle relazioni di monitoraggio periodiche e da incontri diretti con le Regioni attraverso focus group tematici con i referenti regionali e, con alcune Regioni, attraverso incontri specifici in cui sono stati coinvolti anche stakeholder e destinatari delle azioni.

La prima evidenza che è emersa è che molti interventi hanno consolidato e messo a sistema alcune buone pratiche che fino ad oggi costituivano eccezioni isolate, ad esempio la stipula di accordi locali, sindacali, la formazione di profili professionali ad hoc. Le Intese si inseriscono inoltre nel più generale processo di cambiamento del sistema di welfare da assistenzialistico a sussidiario, e in grado di sviluppare sinergie tra il mondo sociale ed economico. In tal senso è sempre più evidente che le soluzioni di conciliazione vita – lavoro non rispondono solo al benessere degli individui ma anche all’esigenza di produttività ed efficienza del sistema economico.

Entrando nel dettaglio delle azioni, è emersa l’importanza del coinvolgimento delle imprese, coinvolgimento che richiede però un linguaggio comunicativo adeguato e la formazione di specifiche figure professionali in grado di gestire adeguatamente la tematica di conciliazione all’interno dei processi aziendali.
La variabilità e la limitatezza delle risorse economiche erogate hanno impedito l’implementazione di azioni strutturali ma hanno indotto le Regioni a utilizzare i fondi come investimento, cercando anche cofinanziamenti da parte dei partner progettuali.

L’azione di promozione degli interventi ha avuto un duplice scopo: da un lato sensibilizzare il territorio sulle tematiche affrontate, dall’altro attivare percorsi di formazione nei confronti di tutti i soggetti coinvolti, le aziende, i sindacati, le associazioni di categoria, i cittadini ecc. Il miglioramento del livello di consapevolezza ha comportato infine l’acquisizione di nuove competenze in merito alla capacità di individuare bisogni personalizzati che uno degli elementi di maggior successo dei progetti attuati.


Indicazioni per il futuro

Gli interventi realizzati nell’ambito delle Intese di Conciliazione si inseriscono nel processo di sviluppo di azioni di secondo welfare sviluppate in rete tra i soggetti del territorio.
In questa prospettiva è fondamentale che il ruolo di governo e coordinamento da parte degli enti locali lasci spazio di erogazione dei servizi ai soggetti privati; si privilegino azioni che favoriscano l’accesso dei cittadini al mondo del lavoro, invece di azioni sviluppate in un’ottica assistenzialistica; si integrino risorse pubbliche e private.

Inoltre è di primaria importanza creare le condizioni per innovare l’organizzazione del lavoro in un’ottica di maggiore flessibilità e rendere sempre più conveniente per le aziende, dal punto di vista legislativo, attuare misure di conciliazione attraverso forme di detassazione e incentivi fiscali. In tal senso, la semplificazione di processi, procedure, accessibilità ai servizi e ai finanziamenti è un elemento di primaria importanza per la riuscita dei progetti, soprattutto in quei casi in cui le azioni si sviluppano con la partecipazione di numerosi attori.

Fondamentale è che le amministrazioni centrali, regionali e locali e la PA più in generale svolgano il duplice ruolo di sensibilizzazione e incentivazione alle imprese, attraverso modalità semplici e in grado di mettere in pratica quegli strumenti che rendono una organizzazione flessibile, conciliante e produttiva.

Inoltre si sottolinea che la contrattazione aziendale e le reti di imprese sono fondamentali fattori di accelerazione dei processi di innovazione organizzativa delle imprese in senso conciliativo.
Concludendo, dall’analisi presentata emerge che per implementare azioni di conciliazione è fondamentale coinvolgere stakeholder attraverso modalità che favoriscano la compartecipazione e la capillarità sul territorio, ad esempio attraverso reti territoriali, alleanze locali, accordi provinciali e regionali che prevedano un co-finanziamento.

Per scaricare il materiale del Convegno clicca qui

 


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