GOVERNI LOCALI / Regioni
Reti di conciliazione lombarde: ecco il piano attuativo
Diffuse dalla Regione le modalità attuative della delibera del 12 dicembre 2013 sulle reti territoriali di conciliazione
18 marzo 2014

La Direzione Generale Famiglia, Solidarietà Sociale e Volontariato della Regione Lombardia ha finalizzato e distribuito alle ASL lombarde – soggetti capofila delle Reti Territoriali di Conciliazione – il decreto n. 2058 che contiene le modalità attuative della delibera n. 1081 del 12 dicembre 2013 sulla valorizzazione delle politiche territoriali di conciliazione e del welfare.

Il documento definisce le modalità di attuazione del provvedimento sulle Reti Territoriali di Conciliazione e fornisce il modello di accordo per la realizzazione delle nuove “alleanze locali di conciliazione” predisposte all’interno della delibera n.1081.

L’allegato A al decreto attuativo ripercorre le finalità della delibera dello scorso dicembre e dettaglia l’organizzazione delle “nuove” reti territoriali: in base alla delibera infatti le reti territoriali sul territorio lombardo sono aumentate da 13 a 15, così che l’area di Milano “acquisti” due reti in aggiunta all’originaria.

Le novità non si limitano però al numero. La Regione Lombardia ha studiato un nuovo sistema di governance territoriale, articolato su tre livelli: quello regionale rappresentato dalla Cabina di Regia regionale, quello intermedio costituito da ciascuna rete territoriale con la propria ASL come capofila, e infine quello “basso” – perché più ancorato alla realtà locale – delle molteplici “alleanze locali” che possono emergere all’interno della stessa rete. Le alleanze locali – spiega il DD 2058 – dovranno essere costituite attraverso contratti di partnership tra soggetti pubblici e privati “che esplicitino i ruoli, le modalità di partecipazione e gli apporti, sia in termini tecnici che di contenuto, che economici”, da inviare alla Asl capofila della rete. Per facilitare l’istituzione delle alleanze locali, l’allegato B offre un modello di accordo che è possibile utilizzare in assenza di un proprio schema contrattuale elaborato in autonomia.

Un’ultima novità riguarda poi lo stanziamento delle risorse, che sono suddivise in una quota fissa pari all’80% del totale annuo e una quota variabile residua – pari a 667.900 euro per il biennio 2014-2015, destinata come “premialità regionali”. La Regione ha infatti stabilito una serie di indicatori aggiuntivi per “misurare” l’innovatività, la sostenibilità, l’integrazione e l’”interdistrettualità” dei Piani territoriali in base ai quali erogare - al termine della dodicesima mensilità e su valutazione della Cabina di Regia regionale - una maggiorazione di finanziamento per premiare il successo della rete.

Ai fondi destinati al supporto delle azioni progettuali elaborate nell’ambito delle reti territoriali si aggiungono anche i 20.000 euro che la Regione ha deciso di assegnare con l’obiettivo specifico della formazione. Ciascuna delle 15 reti territoriali avrà infatti a disposizione questo finanziamento aggiuntivo, vincolato però allo svolgimento di attività di formazione, informazione e sensibilizzazione per i partecipanti alle reti e per tutti gli attori locali coinvolti.

Il percorso regionale, iniziato nel 2010 con l’approvazione della DGR 381/2010 - che tra i vari provvedimenti attuati a favore della fruizione dei servizi di conciliazione e dell’istituzione di sistemi di welfare aziendale, ha istituito la 13 reti territoriali di conciliazione originarie - prosegue nel 2014 con la volontà di valorizzare la dimensione territoriale “dando continuità all’esperienza capitalizzata con le reti territoriali di conciliazione”, come si legge sul decreto attuativo.

Ciascuna rete territoriale, guidata dalla Asl territorialmente competente, avrà il compito di definire le proprie modalità operative interne, le modalità di composizione del Comitato di valutazione e di monitoraggio dei progetti presentati dalle Alleanze territoriali, e di selezione – attraverso il lavoro del Comitato – delle proposte progettuali. Il Comitato – la cui composizione è “libera” fatta eccezione per la presenza obbligatoria di Asl e Ster – è incaricato di curare la predisposizione del Piano territoriale di conciliazione che ogni rete dovrà inviare a Regione Lombardia entro il 30 giugno 2014. I piani territoriali - che dovranno contenere i dettagli organizzativi, finanziari e i risultati attesi delle azioni progettuali proposte – non devono necessariamente essere presentati da ogni rete separatamente ma possono, in caso di accordi tra territori, avere un respiro sovralocale, provinciale, interprovinciale e persino “macroregionale” attraverso l’accordo con altre Regioni limitrofe.

Queste le azioni progettuali ammesse all’interno dei piani territoriali:
• concessione di incentivi alle persone per il ricordo a servizi di cura e a servizi socio-educativi per l’infanzia;
• concessione di incentivi diretti per attività sperimentali che rispondano ad esigenze di conciliazione dei lavoratori/trici e delle famiglie;
• sostegno alle imprese che introducono nuove modalità di lavoro family friendly /es. flessibilità oraria);
• sostegno alle imprese che introducono nuovi interventi di welfare aziendale e interaziendale (es. trasporto, babysitter o badante di emergenza, micro nido aziendale o interaziendale);
• sostegno per la promozione di azioni volte a favorire piani personalizzati di congedo di maternità-paternità/ parentali alle lavoratrici madri/lavoratori padri;
• concessione di incentivi diretti alle persone e alle imprese per attività sperimentali che rispondano ad esigenze di conciliazione dei lavoratori/trici e delle famiglie;
• aggiornamento e orientamento per favorire l’occupazione nei servizi legati alla conciliazione famiglia-lavoro.

E’ importante sottolineare che, qualora le reti scelgano di implementare azioni che coinvolgano il mondo delle imprese, queste dovranno incentivare l’utilizzo della contrattazione di secondo livello e – se possibile – dello strumento della rete d’impresa.

Sarà infine la Cabina di Regia regionale, composta dalle Direzioni Generali competenti di Regione Lombardia, Anci, UPL, Unioncamere e dalla Consigliera di parità regionale, a valutare i Piani territoriali e a validarli entro 30 giorni dalla scadenza della presentazione.

Almeno ogni sei mesi dalla data di validazione dei piani territoriali il Comitato di valutazione e monitoraggio dovrà fornire alla Cabina di Regia, attraverso la Asl competente, i risultati relativi ai seguenti indicatori, stabiliti da Regione Lombardia:
• numero di soggetti aderenti alle reti territoriali;
• numero di alleanze costituite formalmente;
• numero di soggetti aderenti alle reti per tipologia (enti pubblici, non-profit, profit e altro);
• numero di progetti avviati, sul totale dei progetti presenti nel piano territoriale;
• numero di progetti avviati con cofinanziamento della rete, sul totale dei progetti avviati;
• numero di progetti avviati interamente a sostegno economico della rete, sul totale dei progetti avviati;
• numero di progetti avviati destinati alle persone, sul totale dei progetti avviati;
• numero di progetti avviati destinati alle imprese, sul totale dei progetti avviati;
• numero di progetti sperimentati, sul totale dei progetti presentati;
• numero di piani di flessibilità avvitati, sul totale dei progetti avviati;
• numero dei soggetti raggiunti, sul numero di soggetti target per ogni azione progettuale;
• numero di servizi di conciliazione erogati sul territorio, sul numero di servizi esistenti sul territorio dichiarati nel piano territoriale;
• numero di ore erogate per tipologia (formazione, aggiornamento, orientamento), sul numero di ore previste dal piano territoriale;
• risorse liquidate dalle alleanze locali, sulle risorse erogate da Regione Lombardia

Sempre nell’ambito del sistema di monitoraggio dei risultati, la Regione organizzerà momenti di confronto e validazione condivisa in un’ottica di valutazione partecipata, come già avvenuto negli scorsi anni nell’ambito dell’attività delle Reti territoriali di conciliazione.



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