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L'associazionismo familiare in Umbria: cura, dono ed economia del bene comune
L’associazionismo familiare al centro di una ricerca promossa dall’Assessorato al Welfare della Regione Umbria
17 giugno 2014

Che la famiglia sia il pilastro del welfare italiano è noto. Ma anche l’associazionismo familiare – sia formale che informale - sta acquisendo una rilevanza crescente nel sostegno alle famiglie e ai loro componenti, nonostante la conoscenza di questo fenomeno sia ancora limitata. Per colmare questa lacuna, l’Assessorato al Welfare della Regione Umbria ha promosso una ricerca i cui risultati sono raccolti nel volume “L’associazionismo familiare in Umbria: cura, dono ed economia del bene comune”, di Pierluigi Grasselli e Cristina Montesi (Franco Angeli Editore). 

 

Finalità della ricerca

Il volume contiene i risultati di una ricerca promossa e finanziata dall’Assessorato al Welfare della Regione Umbria e realizzata dall’Università di Perugia avente per oggetto l’associazionismo familiare in Umbria.

La ricerca è finalizzata a colmare un vuoto di conoscenza sulle caratteristiche e sulla consistenza dell’associazionismo familiare della regione, connotato da precise peculiarità rispetto alle altre tipologie di associazionismo. Attraverso l’analisi delle modalità operative, delle criticità ma anche delle potenzialità delle associazioni familiari, si vuole individuare il ruolo che le famiglie già svolgono e possono ulteriormente svolgere per l’attuazione di un welfare sussidiario. La ricerca pone dunque in rilievo l’importanza di sostenere un associazionismo familiare che si spinga oltre la risposta a situazioni di emergenza o criticità delle persone, sempre più aperto ad una considerazione più ampia delle “attività di cura del mondo”.

Come spiegato nella prefazione del volume, la società italiana risulta caratterizzata da un “paradosso per cui se da una parte si va consolidando la consapevolezza del ruolo che la famiglia svolge come generatore di capitale sociale ed umano, dall’altra non si procede adeguatamente allo sviluppo di provvedimenti volti all’attuazione di una politica della famiglia in sostituzione delle ormai obsolete politiche per la famiglia”. Il grande tema intorno cui ruotano i contributi del volume è che nel nostro paese, al di là della retorica, la famiglia non è un soggetto destinatario in via prioritaria di politiche e dunque di risorse del nostro modello di welfare. Viene vista piuttosto come uno degli elementi di costo del bilancio pubblico e non anche come risorsa strategica, nonostante sia il principale produttore di esternalità sociali positive nella nostra società. Il riconoscimento del suo ruolo passerebbe, in particolare, per la realizzazione di politiche per l’armonizzazione dei tempi di vita e lavoro.

Chi sono le associazioni familiari

La ricerca è stata realizzata attraverso la somministrazione di un questionario a 54 associazioni familiari e gruppi informali e ci offre una descrizione accurata delle associazioni familiari umbre.

Di formazione piuttosto recente (sviluppatosi soprattutto dopo il 2000), l’associazionismo familiare umbro è in continua crescita. Localizzate soprattutto nella provincia perugina e nei capoluoghi, generalmente le associazioni nascono per dare risposte in chiave sistemica e relazionale ad un bisogno – parliamo di bisogni specifici e concreti, non generici.

Le associazioni sono multitasking, anche se le principali attività svolte sono quelle di cura bio-psico-sociale, che si traducono cioè nell’offerta di servizi soprattutto nell’area dell’assistenza sociale (51%) e del campo educativo (48,7%), nonostante inizino ad occuparsi anche di sfere diverse, ad esempio la tutela dei diritti.

Da un punto di vista finanziario, invece, presentano un livello di uscite e entrate molto eterogeneo, superando solo in una minoranza di casi i 100.000 euro. Le risorse economiche provengono perlopiù da quote associative, offerte e donazioni e poco da contributi pubblici.

L’associazionismo familiare umbro non è un associazionismo in senso stretto, cioè costituito solo da famiglie e rivolto solo alle famiglie associate, ma opera “in forma estesa”, coinvolgendo anche le famiglie non associate. Tra i volontari si riscontra invece una maggioranza di donne, a conferma del connotato di genere del dono e della cura.

La carenza di risorse finanziarie pubbliche e l’assenza/debolezza di reti con il settore pubblico, unitamente alla mancanza di risorse umane, sono i principali vincoli all’attività associativa dichiarati dalle associazioni, a cui però si potrebbe rimediare con adeguate azioni di policy e con scelte strategiche da parte delle associazioni.

Lo studio offre anche una documentata lettura della realtà familiare e dell’impatto su questa di alcune delle più dolorose difficoltà che possono colpirla (disabilità fisica, disagio mentale, dipendenze, esercizio problematico della funzione educativa, ecc.) e delle iniziative progettuali concretamente adottate dalle associazioni oggetto di indagine per farvi fronte.

Indicazioni di policy

La ricerca offre anche importanti indicazioni di policy, a partire dall’esigenza di un albo dell’associazionismo sociale regionale più aggiornato e dinamico o di un albo ad hoc delle associazioni familiari; la necessità di un sostegno alle organizzazioni attraverso agevolazioni fiscali o normative; di promuovere e intensificare i legami delle associazioni con le reti nazionali e internazionali; la costruzione di “reti leggere” tra le associazioni, in particolare quelle di minori dimensioni, per conseguire delle economie di scala nello svolgimento di alcune attività comuni senza nuocere all’autonomia di ciascuna; infine, per quanto riguarda i rapporti con le pubbliche amministrazioni, si auspica una concertazione più sistematica in materia di programmazione sociale, così da perseguire forme più evolute di sussidiarietà. Più in generale, viene sottolineato l’obiettivo di “rafforzare l’iniziativa autonoma, l’empowerment e l’esercizio della pratica del dono da parte delle famiglie”, con le connesse ricadute positive sulla responsabilizzazione di cittadini e operatori, sulla formazione di capitale sociale e quindi sul “processo di umanizzazione della società e dell’economia”.

 

Riferimenti

Grasselli P. e Montesi C. (2013), L'associazionismo familiare in Umbria: cura, dono ed economia del bene comune, FrancoAngeli


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