GOVERNI LOCALI / Regioni
Presentata la riforma del welfare della Calabria
Secondo l'assessore Roccisano il provvedimento permetterà di integrare sociale e sanitario e applicare concretamente il principio di sussidiarietà
13 dicembre 2016

Il 12 dicembre Federica Roccisano, Assessore al Lavoro e Politiche sociali della Calabria, ha presentato la nuova riforma del welfare regionale. L'incontro, svoltosi presso la Cittadella regionale di Catanzaro, ha visto la partecipazione dei principali attori del Terzo settore, le parti sociali e diversi protagonisti delle istituzioni tra consiglieri regionali e sindaci. Nelle intenziio dei suoi promotori, la riforma permetterà il superamento di fattori che negli ultimi anni hanno messo in difficoltà il sistema regionale: mancanza di programmazione, carenza di innovazione, inesistenza di integrazione socio-sanitaria e insufficienza di risorse a bilancio. 

“Non è semplicemente una riforma della Regione – ha spiegato l'Assessore Roccisano – ma la riforma di tutti gli operatori: organizzazioni sindacali, Anci, Federsanità e le varie componenti del volontariato calabrese. Con questa legge copriamo un gap lungo 16 anni perché troverà finalmente applicazione la Legge Nazionale 328/2000 sulla realizzazione del sistema integrato di interventi e servizi sociali. Si tratta di una svolta in cui si punta a rivoluzionare il settore delle politiche sociali per come è stato inteso finora. Non più mera erogazione di cassa ma un nuovo sistema il cui obiettivo va nella direzione del miglioramento della qualità della vita dei cittadini aventi diritto”.

Entrando più nello specifico, il Dirigente generale al Dipartimento Lavoro, Fortunato Varone, ha sottolineato “l'importanza di una concertazione cominciata nel 2015 e che culminerà con il passaggio di competenze ai Comuni e l'affermazione dunque del principio di sussidarietà”. Il cuore della riforma, approvata pochi giorni fa dalla Giunta regionale e ora trasmessa all'esame del Consiglio, è rappresentato dal nuovo regolamento per l'autorizzazione, l'accreditamento e la vigilanza delle strutture socio assistenziali, i diversi allegati relativi ai requisiti generali, alla determinazione dei costi e le modalità di calcolo delle rette, nonché il funzionamento dell'ufficio di piano degli ambiti. Nel nuovo regolamento sono previsti i principi generali e il ruolo degli attori, i requisiti e le procedure sulle autorizzazione e gli accreditamenti, l'attività di vigilanza e controllo dei piani di zona e il regime transitorio, che sarà una fase di accompagnamento da parte della Regione della durata di 12 mesi.

La riforma punta a cambiare il ruolo del Terzo settore calabrese che, attraverso partnership locali, potrà partecipare in maniera più incisiva alla formulazione dei piani di zona. La conoscenza dei contesti di intervento, la capacità di analisi dei fabbisogni dei territori, tipici delle organizzazioni del Terzo settore, permetteranno infatti di individuare le modalità più adatte a intervenire, oltre che a definire linee di monitoraggio e valutazione ex ante, in itinere ed ex post delle misure stesse.

Molto importante sarà anche il tema legato alle risorse. È prevista infatti la creazione di un "interfondo", in cui confluiranno il Fondo nazionale delle politiche sociali, il Fondo regionale delle politiche sociali e il Fondo sulle non autosufficienze. L'obiettivo è di uscire dalla logica dei compartimenti a tenuta stagna per andare verso una programmazione condivisa attraverso un'unica cabina di regia.

 

 


Welfare di comunità e innovazione sociale nel Mezzogiorno. Coi beni comuni.

Quanto si è impoverita la tua regione con la crisi? Ecco le mappe dell’Europa

Puglia: promuovere il welfare aziendale e sensibilizzare i privati a fare sistema

La riforma delle II.PP.A.B. in Piemonte: è il momento di andare avanti

Lombardia: a che punto è la riforma del Sistema Sanitario Regionale?

Emilia Romagna: le case popolari non saranno più a vita
 
NON compilare questo campo