GOVERNI LOCALI / Regioni
Assistenza familiare in Piemonte: l'integrazione dei servizi è la sfida principale da affrontare
A dirlo è una ricerca dello Studio Errepi a cui ha collaborato anche Percorsi di secondo welfare, su cui sarà costruita la nuova strategia regionale
29 gennaio 2018

La Regione Piemonte, fin dal 2010, ha realizzato alcuni interventi di welfare mix che avevano lo scopo di sostenere le esigenze di famiglie e assistenti familiari (o ‘badanti’) nell’ambito del lavoro di cura professionale. Dopo una prima serie di interventi provinciali stimolati con un bando regionale la Regione ha deciso di rimettere in discussione il modello piemontese dell’assistenza familiare e, al fine di promuovere interventi efficaci, ha commissionato un’indagine propedeutica allo sviluppo di nuove linee guida. Lo Studio Errepi si è aggiudicato l’incarico dell’indagine in collaborazione con il Laboratorio Percorsi di secondo welfare. In questo articolo vi illustriamo i principali risultati emersi dalla ricerca.


Il punto della situazione in Piemonte

Gli interventi e le politiche per l’assistenza familiare e la non autosufficienza sono al centro del dibattito sul rinnovamento dei sistemi di welfare da più di un decennio. In questo processo il livello regionale ha giocato sin dagli anni Novanta un ruolo strategico. Rientra in questo impegno il bando pubblicato nel 2010 dalla Regione Piemonte al fine di sostenere servizi integrati nell’area dell’assistenza familiare mediante reti territoriali. Il bando, finanziato con risorse provenienti dal Programma Operativo Regionale del Fondo Sociale Europeo 2007-2013 (POR FSE 2007-2013), mirava a stimolare le Province a proporre progettualità che rispondessero ad alcune indicazioni: sviluppare e rafforzare la governance dell’area dell’assistenza familiare al fine di (ri)dare dignità al lavoro di cura e accompagnare le persone e le famiglie in condizioni di fragilità; migliorare e potenziare il sistema di offerta di lavoro di cura presente sul territorio; favorire l’emersione del lavoro irregolare; promuovere percorsi di qualificazione professionale per gli/le assistenti familiari e per gli operatori e le operatrici dei servizi dedicati. Il bando si rivolgeva a diversi soggetti locali: Province, enti gestori delle funzioni socio-assistenziali, attori privati (soggetti accreditati per i servizi al lavoro) e del privato sociale. Tali attori, costituiti in partenariati, erano in grado di rispondere agli obiettivi preposti grazie alle particolarità e competenze di cui erano portatori.

Il bando regionale del 2010 ha permesso la realizzazione di otto progetti di rete su quasi tutte le Province piemontesi: Vercelli, Alessandria, Novara, Cuneo, Asti, Verbano Cusio Ossola e Torino. Nel corso degli anni le risorse investite sono andate esaurendosi, ma il tema dell’assistenza familiare è rimasto al centro delle esigenze della cittadinanza. Per questo motivo la Regione ha deciso di investire nuove risorse per mappare l’attuale sistema, individuarne direttrici di sviluppo e implementare un nuovo modello più attento alle esigenze di famiglie e assistenti familiari.


La ricerca

Per sostenere l’efficacia dei nuovi interventi la Regione Piemonte ha deciso di commissionare un’indagine che aveva lo scopo di individuare e analizzare esperienze e buone prassi realizzate nell’ambito dell’assistenza familiare sul territorio piemontese a partire dal 2010. La rilevazione, realizzata nel periodo compreso tra luglio e novembre 2017, si è concentrata in particolare su alcuni temi specifici: formazione professionale e valorizzazione sociale delle/degli assistenti familiari; miglioramento delle condizioni lavorative nell’ambito dell’assistenza familiare ed emersione del lavoro irregolare; conciliazione vita-lavoro; semplificazione del percorso di accesso al sistema dei servizi per la non autosufficienza (con particolare attenzione alla continuità assistenziale attivata al momento della dimissione ospedaliera); supporto alla domiciliarità. L’indagine si è concentrata innanzitutto sullo studio delle esperienze realizzate a partire dal bando del 2010 e sull’analisi degli sviluppi seguiti da quelle progettualità. La rilevazione si è poi focalizzata sulle azioni realizzate negli ultimi anni nel campo dell’assistenza familiare, della non autosufficienza e della domiciliarità da parte di attori significativi pubblici e privati: Province, Centri per l’Impiego, Aziende Sanitarie Locali, enti locali ed enti gestori delle funzioni socio-assistenziali, associazioni e cooperative, Fondazioni di origine bancaria, imprese. Lo studio di queste iniziative ha permesso di individuare alcuni elementi in grado di favorire l’efficacia e la sostenibilità dei servizi e degli interventi.

L’indagine è stata realizzata attraverso il ricorso a metodi qualitativi, in particolare attraverso l’analisi di documentazione, venti interviste in profondità a testimoni privilegiati e ad attori chiave (ad es. referenti di progetti, soggetti pubblici con una “visione di insieme” a livello territoriale). È stato anche realizzato un focus group che ha approfondito le modalità operative dei progetti e ha permesso di avviare un confronto sulle condizioni di trasposizione delle prassi più innovative al mutato contesto economico-sociale e normativo del Piemonte.


I principali risultati

La rilevazione realizzata ha evidenziato innanzitutto un cambiamento nei bisogni e nelle disponibilità di famiglie e assistenti familiari: da un lato sono emersi i limiti del modello “convivenza h24” che, oltre ad essere sempre meno accettato dagli/dalle assistenti familiari, presenta numerose criticità relativamente al peso psicologico ed emotivo del lavoro di cura. Dall’altro lato una rilevazione più approfondita dei bisogni legati al benessere della persona assistita potrebbe portare a una maggior specificazione delle esigenze di cura e di assistenza e all’individuazione delle figure professionali più adeguate a rispondervi. In questo senso quindi il nuovo sistema non sarà chiamato ad operare un semplice incrocio domanda-offerta, ma un accompagnamento progettuale adeguato alle mutevoli esigenze di cura della persona. Un nuovo modello regionale di promozione dell’assistenza familiare non potrà poi prescindere dal riconoscimento del valore del lavoro di cura e dalla conseguente valorizzazione dei percorsi formativi e delle esperienze e competenze acquisite dal/dalla singolo/a assistente familiare.

L’analisi del contesto e lo studio delle esperienze realizzate hanno evidenziato una significativa variabilità a livello territoriale, che il nuovo modello dovrà essere in grado di rispettare e valorizzare. L’implementazione del nuovo modello potrebbe quindi prevedere alcuni – pochi – aspetti imprescindibili (individuati sulla base degli elementi presentati nel Rapporto di ricerca) e promuovere poi un’ampia partecipazione che possa esprimere la pluralità delle risorse e delle caratteristiche dei diversi territori. A una valorizzazione delle precedenti esperienze realizzate dovrà quindi accompagnarsi un allargamento della rete dei soggetti coinvolti, che dovrà includere altri protagonisti locali del secondo welfare (Fondazioni di origine bancaria, imprese, sindacati, CAF e patronati, associazionismo). In questo senso un’attenzione particolare dovrà essere dedicata alla governance del nuovo sistema e alla sua capillarità sul territorio: all’interno della rete complessa sarà fondamentale individuare dei “punti di rete”, delle sentinelle in grado di intercettare il bisogno e di fornire accompagnamento alla persona e alla famiglia (medici di famiglia, ospedali, Centri per l’Impiego, CAF). Anche per rispondere a queste necessità, la dimensione territoriale auspicabilmente interessata dalla futura progettazione è quella dei Distretti della salute e della coesione sociale (individuati come ambiti ottimali per la convergenza delle politiche di coesione sociale).

La sfida dell’integrazione rappresenta un ultimo elemento fondamentale del nuovo modello di promozione dell’assistenza familiare. L’integrazione non dovrà riguardare solo gli interventi e i servizi (con una particolare attenzione a quelli che hanno rilevanza sociale e sanitaria), ma dovrà caratterizzare anche la convergenza con specifiche politiche e strategie europee, nazionali e regionali (come il Patto per il sociale di prossima approvazione e la strategia WeCaRe).


I prossimi passi

I risultati dell’indagine propedeutica sono stati consegnati alla fine di novembre 2017 alla Regione. Il bando redatto sulla base della ricerca è stato pubblicato con Determina Dirigenziale n. 1346 del 27 dicembre 2017. Nel mese di febbraio accompagneremo lo Studio Errepi e i funzionari della Regione nella presentazione del Rapporto di ricerca e del bando a Cuneo, Torino e Novara.


Riferimenti

Cibinel E., Maino F., Manfredda F., Porzio G., 2017, Indagine propedeutica allo sviluppo di un intervento di sistema sul territorio regionale nell’ambito dell’assistenza familiare, Regione Piemonte, POR Piemonte FSE 2014/2020

La pagina dedicata all’assistenza familiare sul sito della Regione Piemonte

 


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