GOVERNI LOCALI / Enti locali
Anziani non-autosufficienti: le proposte per la città di Bologna
Nella cooperazione pubblico-privato la chiave per garantire l’ampliamento dell’offerta dei servizi rivolti agli anziani non-autosufficienti
14 novembre 2014

Lo scorso 30 ottobre, l’area welfare del centro di documentazione “Laboratorio Urbano” di Bologna ha presentato il suo documento propositivo in materia di non-autosufficienza degli anziani nell’area bolognese, che attribuisce un ruolo di primo piano alla cooperazione pubblico/privato e appare quindi particolarmente interessante in una prospettiva di secondo welfare. Vediamone nel dettaglio i contenuti.

Il documento definisce, da un lato, il modello di gestione delle politiche per la non-autosufficienza e i pilastri sui cui dovrebbe poggiare; dall’altro, le azioni utili alla sua effettiva attuazione. Il primo pilastro pubblico riguarda la definizione di un programma nazionale di interventi volto a garantire la copertura dei livelli essenziali delle prestazioni socio-assistenziali. Il secondo pilastro pubblico-privato è costituito da fondi integrativi (anche a carattere territoriale) finalizzati a garantire una copertura aggiuntiva rispetto ai livelli essenziali. Il terzo pilastro privato concerne la costituzione di assicurazioni volontarie individuali. Le azioni previste per l’attuazione del modello riguardano invece: 1) la costituzione di un fondo integrativo territoriale per la non-autosufficienza; 2) l’introduzione dei buoni servizio; 3) la valorizzazione e il sostegno dei caregiver familiari


Il Fondo integrativo territoriale per la non autosufficienza

La prima azione si lega al pilastro pubblico/privato e prevede la costituzione di un Fondo integrativo territoriale per la non auto-sufficienza. L’obiettivo è di offrire prestazioni integrative rispetto a quelle che dovrebbero essere erogate nel quadro dei livelli essenziali di assistenza (Lea) e delle prestazioni sociali (Leps). Da questo punto di vista, l’istituzione del fondo dovrebbe favorire un ampliamento significativo dell’offerta di servizi e del numero dei destinatari degli interventi. Nella visione dei proponenti, il fondo dovrebbe essere orientato all’erogazione di servizi (per la domiciliarità dell’anziano non-autosufficiente) piuttosto che di trasferimenti monetari. Per quanto riguarda invece i destinatari delle prestazioni, il fondo dovrebbe concentrarsi sulle non-autosufficienze gravi (invalidità superiore al 70%). Dal punto di vista formale, si tratterebbe di un fondo integrativo del servizio sanitario nazionale (Decreto Legislativo 502/1992) e iscritto quindi all’anagrafe del Ministero della Salute.

Ulteriore peculiarità del fondo è il non far riferimento a specifici gruppi (di lavoratori) ma all’intera cittadinanza. Il fondo integrativo avrebbe infatti una natura territoriale che lo differenzierebbe dai fondi di “welfare aziendale” istituiti attraverso la contrattazione e gestiti da enti bilaterali. Nella visione dei proponenti, i fondi di welfare aziendale dovrebbero confluire (almeno per la parte di contrattazione integrativa) nel nascente fondo territoriale. Questo in linea con il modello tedesco e con quanto già proposto nelle province autonome di Trento e Bolzano.

Nella visione dei proponenti, la dimensione territoriale più idonea alla gestione del fondo è quella regionale. Tuttavia, una prima fase sperimentale dovrebbe essere avviata nella città metropolitana di Bologna. Questa prima fase sarebbe peraltro in linea con la normativa vigente che, fra le funzioni fondamentali delle città metropolitane, ha previsto la “promozione e il coordinamento dello sviluppo economico e sociale” e “l’organizzazione dei servizi pubblici di interesse generale in ambito metropolitano”. In particolare, la sperimentazione dovrebbe essere avviata grazie all’istituzione di un fondo metropolitano che solo in una seconda fase dovrebbe essere attribuito ai distretti socio-sanitari.

Per quanto riguarda il finanziamento, il fondo integrativo ricorrerebbe a tre fonti principali. La prima è data dalla contrattazione integrativa territoriale e in particolare dall’adesione al fondo di imprese, lavoratori autonomi e professionisti. La seconda è costituita dal Fondo metropolitano per la non-autosufficienza istituito con risorse pubbliche. La terza riguarda l’adesione al fondo su base volontaria e individuale.


I buoni servizio (voucher)

La seconda azione si lega alla proposta di legge sull’istituzione di un voucher universale e riguarda l’introduzione di buoni finalizzati all’acquisto di servizi di cura sia da soggetti fisici (es. baby-sitter o badanti) sia non fisici (es. asili e centri anziani). Come evidenziato nella proposta del Laboratorio Urbano, i buoni potrebbero in primo luogo favorire la regolarizzazione dei contratti e la qualificazione professionale degli assistenti familiari. In secondo luogo, l’introduzione dei voucher potrebbe innescare un circuito virtuoso di creazione di posti di lavoro nel settore della cura della persona, emersione del lavoro nero, aumento dell’occupazione e crescita del PIL.

La chiave per l’innesco di questo circolo virtuoso è nel costo per utenti che deve essere pari o inferiore a quello del mercato sommerso. Il contenimento dei costi dovrebbe essere garantito attraverso la defiscalizzazione, la proposta prevede infatti una detrazione fiscale pari al 33% degli oneri sostenuti dal contribuente. Un secondo punto importate per la diffusione dei buoni riguarda poi la loro facile reperibilità. Su questo punto la proposta prevede la costituzione di un sistema telematico che consenta di effettuare tutte le operazioni on-line (dall’acquisto dei buoni al pagamento dei contributi).


La valorizzazione e il sostegno dei caregiver

La terza azione riguarda i caregiver familiari, ovvero coloro che in maniera informale e gratuita si prendono cura di una persona in condizione di non-autosufficienza e/o di disabilità. Per valorizzare e sostenere i caregiver, la proposta ha previsto una serie di interventi che riguardano, ad esempio, il loro coinvolgimento nel percorso di definizione e attuazione del piano di assistenza individuale; la formazione e l’aggiornamento; l’offerta di iniziative di sollievo (es. sostituzioni temporanee) attraverso l’impiego di personale qualificato; la promozione di reti solidali, di volontariato e di buone pratiche sociali per il reclutamento di caregiver volontari che integrino i caregiver familiari e i servizi.


Riferimenti

Le proposte di Laboratorio Urbano

Potrebbe interessarti anche

Voucher universale: ragioni e obiettivi della proposta


Torna all'inizio
 

 
NON compilare questo campo