GOVERNI LOCALI / Enti locali
Accoglienza dei migranti, le possibili risposte degli enti locali
Dall’approccio emergenziale a quello strutturale, dalla dimensione territoriale a quella europea: ecco le riflessioni della Giornata AICCRE
02 dicembre 2015

La Giornata formativa per amministratori pubblici Quale funzione degli Enti locali nelle politiche di asilo e accoglienza dei migranti?, organizzata il 23 ottobre 2015 dall’AICCRE (Associazione Italiana del Consiglio dei Comuni e delle Regioni d’Europa), dal Consiglio regionale del Piemonte e dalla Consulta europea presso la Sala dei Morando di Palazzo Lascaris a Torino, ha inteso proporre un primo sviluppo operativo dell’ampio lavoro di analisi e proposta politica contenuto nel paper Per una politica europea di asilo, immigrazione e accoglienza, presentato il 15 giugno scorso (Rigallo, Sabatino e Turroni 2015)1.

Strutturata in due workshop successivi, la Giornata ha visto oltre quaranta rappresentanti di Comuni ed Enti locali piemontesi confrontarsi su aspetti problematici della gestione dell’accoglienza dei migranti, nella comune volontà di individuare le cause delle diverse criticità e disegnare possibili azioni per il loro superamento.

Tra gli elementi maggiormente critici emersi dal dibattito, quello della sostenibilità economica dei percorsi di tutela umanitaria e integrazione dei profughi da parte dei Comuni ha trovato ampia analisi nel corso del primo workshop della Giornata, condotto dal Segretario generale dell’AICCRE Carla Rey. In sintesi, il problema è stato ricondotto a due diversi fattori, tra loro strettamente connessi:

  1. le tendenze sostanzialmente centralizzatrici dello Stato nei confronti degli Enti locali, che limitano fortemente i flussi di cassa dagli organi centrali verso i secondi, con l’effetto di sottrarre a questi autonomia finanziaria e impedire una concreta attuazione delle scelte politiche e sociali sui territori e sulle popolazioni amministrate;
     
  2. la prevalente attenzione (politica ed economica) per la gestione delle emergenze, a cui si contrappone la scarsità di risorse da destinare a progetti in grado di governare “strutturalmente” l’immigrazione con azioni di medio-lungo periodo (accompagnamento sociale, percorsi di cittadinanza, ecc…).

Il dibattito ha evidenziato come la mancanza di risposte “strutturali” al fenomeno delle migrazioni possa avere, sui territori e sulle popolazioni, effetti sociali drammatici. Per un verso, l’assenza di attività di accompagnamento e integrazione rischia di generare “dispersione umana” tra i profughi che escono da progetti di prima accoglienza e, in ultima analisi, di vanificare gli obiettivi di una reale protezione umanitaria. Per altro verso, la scarsità di risorse per servizi essenziali di bassa soglia può dare corso a “tensioni” tra cittadini nativi e immigrati – quelle che, in maniera semplicistica, vengono spesso chiamate “guerre tra poveri” – con il rischio di alimentare derive xenofobe e compromettere uno sviluppo organico di convivenza nei contesti urbani. Conflittualità e derive che potrebbero essere facilmente prevenute con fondi locali garantiti, da impiegare in servizi di lungo periodo destinabili a tutte le persone appartenenti alle fasce più vulnerabili della popolazione residente.

Complessivamente, per i Sindaci e gli Assessori intervenuti, fornire risposte strutturali al fenomeno delle migrazioni risulta possibile solo se si restituisce all’Ente locale la capacità di programmazione sociale per il proprio territorio mediante la certezza sulle disponibilità delle risorse.

La sfida diventa, pertanto, quella di trovare il modo per realizzare questo obiettivo. Nell’attuale situazione, la “rappresentanza” degli Enti locali a Tavoli nazionali ed europei è, sì, un requisito essenziale, ma non sufficiente. E la sua insufficienza deriva, in gran parte, dalla mancanza di “ascolto” da parte dello Stato e degli Organi comunitari in cui gli Enti locali sono rappresentati. L’oggetto delle rivendicazioni deve quindi diventare questo: l’ascolto della voce degli Enti locali e la ricezione fattiva delle loro esigenze.

Si tratta di istanze che debbono trovare forma in impegni tangibili e diretti, come quello di rivendicare a livello europeo una maggiore “eleggibilità” dei Comuni nei bandi europei, che consenta loro di accedere ai fondi per interventi sui territori, contrastando l’attuale tendenza a favorire soggetti di estensione pari a quella delle Regioni.

Come conclusione del primo workshop, è infatti da ribadire che la dimensione europea non esclude gli Enti locali dalla possibilità di partecipare ai processi decisionali sui temi di urgenza sociale, come quello delle migrazioni. Ne è un esempio immediato la coincidenza con l’elaborazione di un Progetto di Parere sull’Agenda europea sulla migrazione da parte della Commissione CIVEX (Commission for Citizenship, Governance, Institutional and External Affairs) del Comitato delle Regioni. Il suo processo di stesura, infatti, costituisce un’occasione importante per gli Enti locali per rivendicare le proprie funzioni sulla materia, in vista della presentazione del Testo definitivo alla 115a Sessione plenaria del CoR (3-4 dicembre 2015). Un’occasione che, se debitamente raccolta, comincerebbe ad accorciare le distanze, sovente lamentate, tra Amministrazioni locali e strutture europee su temi di urgente ricaduta sociale, quali l’asilo e l’immigrazione.

L’idea che il fenomeno delle migrazioni debba essere governato in un contesto strutturale di solidarietà ha guidato il secondo workshop della Giornata, coordinato dall’Assessora regionale Monica Cerutti2  e dedicato ai modelli di inclusione dei profughi nei progetti di tutela umanitaria.

Osservando i numeri, secondo l’Assessora Cerutti, quello degli arrivi dei profughi, in Italia come in Piemonte, è un fenomeno del tutto gestibile: approssimativamente, su 170.000 arrivati nel 2014 in Italia, solo 64.000 hanno fatto domanda di protezione e di queste, rispetto al Piemonte, si contano 7.000 persone registrate come presenze su una popolazione totale di 4.400.000 residenti.

La questione vera riguarda, invece, le modalità di gestione e il ruolo che devono svolgervi i Comuni, attraverso il potenziamento della Rete SPRAR (Sistema di Protezione per Richiedenti Asilo e Rifugiati). Com’è noto, la Rete è coordinata da un Servizio Centrale gestito dall’ANCI, secondo una convenzione stipulata con il Ministero dell’Interno, ed è naturalmente protesa a valorizzare i servizi e le potenzialità dei Comuni. Inoltre, per quanto nel corso degli anni abbia dovuto spesso supplire ai bisogni della “prima accoglienza”, lo SPRAR, a rigore, si configura come un sistema di “seconda accoglienza”, ossia mirato ad azioni di integrazione successive alla prima ospitalità dei richiedenti asilo, nelle quali l’empowerment sociale ed economico dei beneficiari rappresenta una delle finalità principali.

In questo quadro – ha affermato l’Assessora Cerutti – la Regione Piemonte ha, tra i suoi prossimi impegni, la trasformazione di quei Centri che sono stati nel tempo appaltati alle Prefetture (in gergo chiamati CAS, Centri di Accoglienza Straordinaria) in strutture SPRAR: cosa che può avvenire solo e soltanto con il coinvolgimento dei Comuni. Inoltre, con il prossimo bando SPRAR in scadenza al 14 gennaio 2016, sarà possibile cominciare a costruire un’accoglienza strutturale con progettualità in grado di incidere non solo sui bisogni essenziali dei rifugiati, ma anche, e più estesamente, a livello culturale. In altri termini, le progettualità primarie dirette ai soggetti ospitati (tirocini, inserimento lavorativo, ecc.) dovranno accompagnarsi a progettualità, il più possibile compartecipate, rivolte a tutti i cittadini.

Come è emerso dai risultati della Giornata, soltanto proseguendo su questa strada sarà possibile recuperare la natura più virtuosa e autentica di quel prezioso sistema di sussidiarietà orizzontale che vede cooperare istituzioni e soggetti del privato sociale in quadri strutturali di azione, piuttosto che in iniziative emergenziali, come oggi molto spesso avviene.


1 Il paper è stato realizzato da: Consiglio regionale del Piemonte e Consulta europea, Federazione piemontese dell’AICCRE, Centro di Iniziativa per l’Europa (CIE), Coordinamento Comuni per la Pace della provincia di Torino (Co.Co.Pa.) e Movimento Federalista Europeo (MFE).

2 Assessora alla Cooperazione decentrata internazionale, Immigrazione, Pari Opportunità e Diritti civili della Regione Piemonte


Riferimenti

D. Rigallo, A. Sabatino, G. Turroni (2015, a cura di), Per una politica europea di asilo, immigrazione e accoglienza 

CIVEX (2015), Progetto di Parere sull’Agenda europea sulla migrazione

 


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