GOVERNI LOCALI /
È welfare. Tutti gli sprechi degli enti locali
Alberto Brambilla, Corriere Sociale, 31 agosto 2015
01 settembre 2015

Quando si parla di ridurre la spesa pubblica di enti locali, Comuni e Regioni la reazione più frequente degli amministratori è che si dovrà ridurre il welfare offerto ai cittadini. Ma di quale welfare si tratta? Di quali prestazioni? In quali parti del bilancio pubblico figurano? E quanto costano? In realtà la risposta non c’è per il semplice motivo che nel nostro Paese manca una contabilità per centri di costo che indichi l’incidenza di queste spese

Sappiamo che gli enti locali offrono ai cittadini bisognosi integrazioni delle pensioni, buoni spendibili per acquisto di beni e servizi, assistenza domiciliare, sostegno all’abitazione con affitti ridotti o nulli, sostegno alle famiglie per i trasporti, mense e pulmini per i bimbi, agevolazioni ai corsi, colonie estive e molto altro.

La Ragioneria Generale dello Stato, non avendo riscontri contabili, stima queste spese (al netto della casa) in circa lo 0,60% del Pil. E qui arriviamo a due tra i tanti paradossi italiani: 1) Non abbiamo una contabilità complessiva di quello che l’intero sistema spende; 2) non sappiamo l’entità delle prestazioni in denaro o natura che l’insieme degli enti pubblici, centrali e locali, offre al singolo soggetto o alla sua famiglia.

 

È welfare. Tutti gli sprechi degli enti locali
Alberto Brambilla, Corriere Sociale, 31 agosto 2015

 
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