Dario Di Vico

Giornalista, ha iniziato a scrivere di temi sindacali sulla Gazzetta del Popolo di Torino e sul
settimanale Mondo Economico. Nel 1986 inizia a lavora presso il settimanale Il Mondo. Dopo
una breve esperienza a Italia Oggi, nel 1989 è stato assunto al Corriere della Sera.
Per il quotidiano di via Solferino si è occupato da Roma e da Milano di economia e politica
diventando prima inviato e poi vicedirettore. È tra i fondatori del Blog del Corriere della Sera
"La nuvola del Lavoro", dedicato al mondo del lavoro italiano. 

 
Dai tecnici specializzati agli addetti al turismo. Quando il lavoro c'è, mancano i profili giusti
Sembra incredibile che nel Paese dei Neet e con un tasso di disoccupazione giovanile al 32,7% gli imprenditori non trovino giovani da assumere. Secondo Dario Di Vico, questo è dipeso dal fatto che il mercato del lavoro ha bisogno, a monte, di più domanda di occupati ma a valle anche di "tenaglie" e "cacciavite" per far funzionare i servizi di impiego.
 
La battaglia demografica? Si combatte dando lavoro
I dati della profonda crisi demografica verso la quale ci stiamo dirigendo sono ampiamente condivisi in ambito scientifico. L'evidenza dei numeri è tale che mette d'accordo tutti. Più complicata è la riflessione sulle contromisure da adottare in tempi brevi per affrontare, o quantomeno mitigare, i problemi che ci troveremmo davanti. In questo articolo - uscito all'interno dell'inserto del Corriere della Sera, Buone Notizie - Dario Di Vico spiega il suo punto di vista in merito.
 
Troppi anziani con la casa da ricchi che non arrivano alla fine del mese
Anziani con abitazioni di valore e reddito basso. È questa una nuova contraddizione che si sta palesando nell’arcipelago della «disuguaglianza italiana». L’argomento è stato approfondito dal professor Luca Beltrametti che ha preparato un apposito studio («House rich, cash poor») per la Fondazione Cariplo con l’obiettivo di favorire una riflessione sulla ricchezza immobiliare (statica) degli anziani made in Italy e su come possa essere messa in circolo.
 
La ripresa economica c'è ma dimentica tre pilastri: giovani, povertà e salari
Le nuove stime pubblicate dalla Banca d’Italia sul Pil 2017 hanno già fatto discutere. I numeri non sono poi così distanti dalle valutazioni di altri centri di ricerca e persino del Fondo Monetario, ma possiamo parlare di vera ripresa? Al momento l’effetto di trasmissione "in basso" non pare essere stato né immediato né meccanico. A dimostrarlo sono tre parametri «sociali»: disoccupazione, povertà e salari.
 
Welfare aziendale, Luxottica accelera. Del Vecchio: il successo? La coesione
Dal welfare collettivo e solidaristico del 2009 Luxottica fa un altro passo in avanti e vara il welfare «su misura» dei bisogni e delle esigenze dei lavoratori. Per farlo il gruppo di Leonardo Del Vecchio ha commissionato un’indagine sulle opinioni dei propri dipendenti, ha consultato più volte i sindacati confederali e alla fine ha varato un programma che permette alle tute blu e agli impiegati di poter scegliere, in totale autonomia, se ricevere il premio aziendale in denaro o trasformarlo, in tutto o in parte, in beni e servizi di welfare.
 
Reddito di cittadinanza, serve chiarezza sui costi
Nel dibattito politico italiano l’ipotesi di istituire il reddito di cittadinanza sta sicuramente prendendo campo ben oltre il Movimento Cinque Stelle che pure ne ha fatto da tempo la sua bandiera. Il guaio è che, come spesso avviene nella nostra litigiosa arena politica, passa in secondo piano l’approfondimento sul come, il quanto e la platea che ne dovrebbe usufruire. Serve quindi che chiunque abbia intenzione di formulare ipotesi in tal senso chiarisca se questo sono compatibili con i fragili equilibri della nostra finanza pubblica
 
Non tutti i vinti sono uguali
La ricognizione sui «vinti della globalizzazione» non può essere completa se si omette di ricordare come negli anni della Grande Crisi si sono creati fenomeni di polarizzazione che non possono essere sintetizzati nella mera formula dell’arricchimento dei "Paperoni". La mappa delle disuguaglianze e delle contraddizioni sociali deve lasciar spazio a una ricognizione puntuale e all’individuazione di policy su misura, quasi sartoriali.
 
La sfiducia dei giovani ignorati
In base all'inedito «indice di arrendevolezza» predisposto per una ricerca condotta da Acli e Cisl su un campione di ventenni romani, due terzi dei giovani pur di trovare un posto di lavoro sarebbe disposto a rinunciare alle sacre conquiste dei padri e delle madri. Il dato dovrebbero spingere verso una doppia operazione: da un alto intensificare il lavoro di ricognizione sulle tendenze giovanili, dall'altro non demordere nella ricerca delle policy destinate a combattere attivamente la disoccupazione giovanile.
 
La generazione rebus dei giovani «Né né»
Cosa fanno veramente i Neet? Sono davvero solo dei forzati del divano oppure anche tra di loro passa una linea di ulteriore disuguaglianza? Una divisione che separa gli «esogeni», quelli che sono impegnati ogni giorno in un duro corpo a corpo con un mercato del lavoro che non vuole includerli, dagli «endogeni», gli scoraggiati che si sentono drammaticamente inadeguati e sono portati ad arretrare davanti a qualsiasi sfida?
 
Ultimo tabù degli italiani: il silenzio sul milione di bambini che vive in povertà assoluta
Come italiani fatichiamo ad accettare che nel Paese vivano 1,1 milioni di bambini in povertà assoluta. Che diventano 2 milioni se esaminiamo la povertà relativa: 1 bambino su 5. Persino nella rissosa lotta politica è rimasto quest’ultimo tabù: la paura di ammettere che in Italia ci sono situazioni che una volta definivamo da «Terzo mondo» e che non coinvolgono solo ragazzi stranieri. E questa amnesia convive con un paradosso: la quota crescente di bambini poveri si accompagna alla diminuzione delle nascite.
 
Le distanze sociali crescono e la Rete dà voce al rancore
Non tutte le disuguaglianze sono uguali. Il dibattito sull’approfondirsi delle distanze economiche e sociali ha in questo momento il suo focus negli Stati Uniti anche perché al di là dell’Oceano con i risultati delle primarie per la conquista della Casa Bianca risulta più evidente il legame tra sentimenti/percezioni prevalenti nella popolazione e spostamento dei consensi politici. Ma non sempre il link è così immediato, come mostra anche il caso dell'Italia.
 
Il lavoro adesso cresce davvero. Continuerà anche senza gli incentivi?
Secondo Dario Di Vico, a differenza dei mesi scorsi, gli ultimi dati prodotti dall’Istituto nazionale di statistica vanno tutti nella stessa direzione: il tasso di disoccupazione scende, gli inattivi anche e il tasso di occupazione sale. È la prima volta che si registra questa uniformità e la novità va salutata sicuramente con soddisfazione. Due però sono le considerazioni da fare immediatamente per non peccare di parzialità.
 
Secondo welfare: ecco il nuovo rapporto del Centro Einaudi
Dario Di Vico sulle pagine del Corriere della Sera ha anticipato i contenuti e le riflessioni del Secondo Rapporto sul secondo welfare in Italia, presentato il 27 novembre presso la Biblioteca Nazionale di Torino. Nonostante la lunga recessione il welfare dal basso si è consolidato e i numeri del rapporto sono lì a dimostrarlo. Il merito? E' dei tanti soggetti che concorrono allo sviluppo del secondo welfare in Italia: imprese, assicurazioni, enti bilaterali, mutue, fondi integrativi, sindacati e associazioni datoriali, fondazioni ed enti filantropici.
 
Non chiamateli scoraggiati, ora cercano lavoro tra parenti e web
La premessa è d’obbligo: guardare al mercato del lavoro italiano sperando che da un giorno all’altro arrivi una notizia-bomba è un errore da evitare. Occorre invece decrittare con pazienza i segnali che maturano, come la diminuzione del numero degli scoraggiati - coloro che neppure cercavano lavoro - per supportarne le strategie di ricerca di un’occupazione. Tra le quali, accanto a familiari e conoscenti, cresce l’importanza di web e social network.
 
Il vescovo bocconiano che aiuta gli imprenditori a mettersi insieme
A Pavia, nel cuore del Nord industrializzato, la politica industriale provano a farla la diocesi e la Confindustria locale. "Made in Pavia" è un’iniziativa che nasce dal basso e che punta innanzitutto a creare sinergie tra le Pmi della zona per poi indirizzarle verso processi di aggregazione, il tutto in un territorio che ne ha proprio bisogno visto che il 96 per cento delle aziende è sotto i 9 addetti. Ma è anche uno sforzo che cerca di cucire economia e territorio non lasciando soli gli imprenditori e mobilitando al loro fianco la comunità.
 
Dire addio al posto fisso non basta. La flessibilità all’epoca di LinkedIn
Ritornare agli anni del boom, a un’organizzazione industriale centrata sulla figura del capofamiglia maschio che assicurava il reddito a tutta la famiglia, rimaneva nella stessa fabbrica fino alla pensione e maturava il diritto a entrare nel circolo anziani dell’azienda, equivale a sfogliare un vecchio album di famiglia. In questo contesto occorre predisporsi a considerare il lavoro come qualcosa che muta con una velocità incredibile e, di conseguenza, chi si pone il compito di tutelarlo deve tenersi costantemente aggiornato.
 
La crisi e la sorpresa del Welfare (non di Stato)
Dario Di Vico sulle pagine del Corriere della Sera ha anticipato i contenuti del primo Rapporto sul secondo welfare in Italia, spiegando come e quanto le iniziative di secondo welfare stiano contribuendo ad attutire gli effetti della crisi laddove il welfare state non riesce non riesce più a coprire adeguatamente i bisogni dei cittadini. Vi riproponiamo l'intervento dell'editorialista del Corriere, che coordinerà anche i lavori della tavola rotonda che si terrà nel corso della presentazione del Rapporto di giovedì 28 novembre.